Gli inesorabili schieramenti tra
proibizionisti e antiproibizionisti
Si menziona la droga e scattano gli automatismi
Permissivi contro autoritari.
Proibizionisti contro antiproibizionisti.
La polemica mediatica contro l'annunciato divieto
anche di droghe leggere, anche solo per uso personale,
ha qualcosa di agghiacciante: ed è il suo carattere
ideologico, cioè frivolo.
"Fumo Nero", titola allusivo un giornale della sinistra
estrema, sotto una foto di Fini: col sottinteso che Fini
vuole rendere illegale lo spinello perché è "nero",
fascista.
Ma non è questione di destra o sinistra: un telegiornale
neo-conservatore s'è rivelato antiproibizionista in
termini parimenti militanti, cioè ideologici.
Cioè sbrigativi rispetto alla tragedia della nostra
gioventù.
Perché, prima di difendere proibizionismo o anti-
proibizionismo come teorie, dovremmo dare qualche
spiegazione per questi nostri figli.
In Italia si sequestrano 2 tonnellate l'anno di eroina e
2,6 di cocaina: i nostri giovani dunque ne consumano
forse dieci volte di più.
Che una generazione si devasti con tonnellate di
stupefacenti duri, senza contare la quantità imprecisabile
di ecstasys, "erba" e alcolici assunti in modo sempre più
indiscriminato e "ricreazionale", è il segno di una
tragedia in corso.
Vogliamo, anzitutto, prenderne atto?
E' una gioventù che nessuna "agenzia" si occupa più di
educare adeguatamente alle sfide del mondo postmoderno, e
a cui non offriamo prospettive esigenti né la dignità del
lavoro.
"Siate flessibili", è tutto quel che sappiamo dirgli.
Vittime, in più, delle sciagurate pedagogie promosse dal
"mercato" e dalla pubblicità, che invitano al narcisismo,
al facilismo, al vivere l'attimo fuggente e godere al
minuto ("Soddisfa la tua sete").
Perciò immaturi e penosamente, insicuri.
Perciò gregari, sottomessi al costume di banda e di
"griffe", a cui non sono educati a resistere.
Una generazione, forse non lo sapete, che ha una mortalità
altissima, pari solo a quella degli ultra-
settantacinquenni: per motorini, sventatezza puberale,
febbri del sabato sera, e appunto, droga.
A cui, in fondo, non offriam o altro che questo:
"ricreazione" con hashish, pasticche come palliativo per
un futuro che sarà quasi certamente peggiore del nostro.
Vogliamo sentirci responsabili di questa generazione?
Vogliamo assumerci la colpa?
Noi tutti, giornalisti compresi?
Chiederci per un attimo che cosa gli insegniamo, che cosa
gli trasmettiamo, come li strumentalizziamo?
Domandarci se non stiamo buttando nella discarica, come
cose inutili, figli e nipoti?
Dopo, si discuta pure su proibizionismo e antiproibizionismo.
Con la serietà necessaria.
Sapendo che c'è l'esempio della Svezia socialdemocratica, che
ha provato tutt'e due: prima ha depenalizzato, con
conseguente banalizzazione delle tossicodipendenze.
Poi il ritorno alla linea dura: l'illegalità anche della
piccola dose di "erba leggera".
Perché è comprovato che la penalizzazione, rendendo meno
disponibili e meno socialmente accettabili le droghe, di
per sé tiene lontano un 10, 15% di quei giovani che
altrimenti le proverebbero per mero gregarismo e
conformismo.
Si capisce, non è la soluzione.
E' solo un piccolo argine alla tragedia.
Ma almeno, una società seria sa riconoscere la tragedia.
Noi no, temo.
Maurizio Blondet
(C) Avvenire, 24-9-2003




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