di Paolo Emiliani




Gianfranco Fini non vuole attendere nemmeno un secondo di più: vuole
un posto in prima fila tra i turboliberisti, i neodemocristiani e gli
amici fidati del padronato d'assalto. In più vuole partecipare alla
spartizione del più grande serbatoio elettorale del futuro: quello
degli immigrati. Quando il presidente di AN ha ieri affermato
che''ormai i tempi sono maturi per concedere il diritto di voto agli
immigrati, almeno alle amministrative'' non era pazzo, ma furbo, anzi
furbissimo. Ma, certamente, non faceva gli interessi degli italiani,
solo quelli di bottega del suo partito e.. degli sponsor.
Non a caso la platea, subito entusiasta, era quella degli
imprenditori che partecipavano ad una conferenza organizzata al Cnel.
Gianfranco Fini avrà molti difetti, ma un mestiere lo conosce
benissimo, quello del politico, d`altra parte non ha fatto altro
nella vita.
Sa benissimo che prima o poi le porte verranno spalancate al voto
degli immigrati: perché la sinistra spinge da tempo su questa linea,
ma soprattutto perché la coalizione della quale è vice premier è
composta da un partito (Forza Italia) che deve curare gli interessi
del grande capitale che vuole mano d`opera a basso costo ed un altro
(Udc) che prende ordini "oltre Tevere", là dove l'accoglienza è
diventata la più florida delle attività mercantili.
Continuando sulla strada dell'opposizione all'immigrazione selvaggia
(sebbene nel tempo sempre più tiepida), sapeva di correre il rischio
di non raccogliere nulla quando si sarebbe aperta la diga ed una
valanga di nuovi elettori sarebbero giunti "sul mercato".
Il suo elettorato non la pensa così?
Pazienza, avrà pensato Fini, digerirà il rospo: in fondo ha superato
Fiuggi, saprà andare oltre.
Quanto alla dirigenza del partito, c'è una cura che sana ogni male:
quella delle poltrone. Le divisioni su base ideologica si fanno nei
movimenti o nelle aree di pensiero: avete mai visto un ministro
dell`Agricoltura sbattere la porta del ministero e mettersi a fare
l'oppositore duro e puro?
Fini sa però che la sua sarà una gara di rincorsa e per poter
partecipare alla spartizione del bottino di voti dovrà fare qualcosa
di più che salire in corsa sull`ultimo vagone.
E l`ha fatto subito.
Due secondi dopo aver sganciato la bomba del voto extracomunitario ha
rincarato la dose: ``Non escludiamo affatto che in futuro - ha detto
il vicepremier - potrebbe essere questione di mesi, si possa tare a
meno del meccanismo delle quote di ingresso".
Allora che legge Bossi-Fini, qui potrebbe nascere una nuova legge
Fini-Turco.
Infatti Livia Turco, ex ministro e firmataria con Napolitano della
legge sull'immigrazione precedente alla Bossi-Fini, ha subito sfidato
l'esponente post missino "ad appoggiare, per coerenza, la richiesta
del gruppo Ds in Commissione Affari Costituzionali di mettere
all`ordine del giorno la legge Turco-Violante che prevede la
possibilità di riconoscere l`elettorato attivo e passivo ai cittadini
stranieri residenti in Italia da 5 anni".
Chissà? Fini ci stupirà ancora e magari presenterà un emendamento per
abbassare la soglia dei 5 anni a 5 mesi o 5 settimane. Chi può dirlo?
Ora sulle barricate, si fa per dire, contro l'immigrazione selvaggia
resta solo la Lega, che però ha gli stessi problemi di convivenza in
un governo che sembra aver ormai completamente imboccato la strada
voluta dagli industriali.
Non vorremmo poi che la Lega diventi un partito xenofobo,
assecondando la parte peggiore del suo
elettorato.
La battaglia contro l'immigrazione selvaggia non deve aver alcun
sapore razzista. Anzi, deve tutelare gli italiani e gli stessi
immigrati da una manovra che vorrebbe distruggere ogni diritto
sociale e sindacale, regalando al padronato i nuovi schiavi da
impegnare nelle loro fabbriche con minor costo e minori problemi.
Insomma, vorrebbero farci tornare indietro di cento anni.
Assecondando poi il disegno atlantico, quello che mira a distruggere
l'identità europea e la possibilità che il vecchio continente diventi
una vera grande nazione attraverso la società multietnica.
Quindi altri meriti agli occhi del grande padrone di Washington e dei
suoi alleati sionisli. Il viaggio a Tel Aviv é sempre più vicino.
In questo senso Fini interpreta però benissimo "il fascio mazziere
del padrone", ma in compagnia di tutta quello sinistra che aiuta i
nuovi negrieri cantando bandiera rossa.

(da RINASCITA NAZIONALE 8 ottobre 2003)