30 settembre 2003 - MORTE CALVI: SCOTLAND YARD RIAPRE LE INDAGINI
"Il Nuovo"
Mistero Calvi, Scotland Yard riapre le indagini
Su richiesta dei magistrati romani la polizia londinese riapre le indagini sulla morte del banchiere trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, sul Tamigi, nel giugno del 1982.
ROMA - Si ricomincia da zero. Ventun anni dopo la morte del banchiere Roberto Calvi, Scotland Yard riapre l'indagine sul misterioso decesso del banchiere, trovato impiccato il 19 giugno 1982 sotto il ponte di Blackfriars sul Tamigi. L'iniziativa fa seguito alla decisione della magistratura italiana che alcuni mesi fa ha incriminato quattro persone per la morte. Il commissario Trevor Smith è stato incaricato di svolgere l'indagine su richiesta del pubblico ministero romano Luca Tescaroli che conduce l'inchiesta. Commentando la notizia, Carlo Calvi, figlio del banchiere che vive in Canada, ha detto a Bbc News On Line che si tratta di uno sviluppo "molto incoraggiante" e di essere pronto a recarsi a Londra per collaborare all'indagine. Calvi fu trovato impiccato ad un'impalcatura sotto il ponte di Blackfriars con in tasca dei mattoni e 15.000 dollari. Nel luglio del 1982 il coroner concluse che si era trattato di suicidio, ma l'anno successivo ci fu una nuova inchiesta che si concluse con un verdetto aperto.
"Le indagini per accertare la verità non sono mai state abbandonate", si spiega dalla Procura di Roma. La stessa iniziativa annunciata dalla polizia britannica, è recente: risale al 23 luglio scorso, con l' indicazione di quattro possibili prossimi imputati e una decina di indagati iscritti in un altro procedimento per lo stesso reato. Il 23 luglio sono state infatti notificate ai quattro indagati le comunicazioni di fine indagine dopo che i due pm della Procura di Roma Maria Monteleone e Luca Tescaroli il 15 luglio scorso hanno tratto le conclusioni della loro inchiesta: l'accusa è omicidio aggravato e premeditato. Le notifiche sono state consegnate a Pippo Calò (dal 1985 rinchiuso nel carcere di Ascoli Piceno), Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi e Manuela Kleinszig (che si trova in Austria). Facile, che dopo la procedura di rito, i pm chiedano il rinvio a giudizio dei quattro indagati.
Ma non sono i soli a rischiare. Per gli investigatori flussi finanziari transitati attraverso società estere del Banco Ambrosiano, per un valore pari a un miliardo e 300 milioni di dollari Usa dell'epoca, sono stati realizzati con "tempi e modalità da risultare direttamente connesse all'uccisione". Fondamentale per il completamento di questo quadro è stata la scoperta recente di una cassetta di sicurezza, intestata a Roberto Calvi, della quale era ignota l'esistenza. I periti incaricati dall'ufficio del Gip di stabilire le cause della morte nell'aprile scorso hanno spiegato che Calvi sarebbe stato ucciso in un cantiere-discarica e il cadavere trasportato fino al vicino ponte dei Frati Neri dove sarebbe stato poi inscenato il finto suicidio. Finto perché i tecnici non trovarono le lesioni ossee che si verificano in caso di impiccagione e individuarono invece le tracce di un coinvolgimento dell'ex presidente dell' Ambrosiano in un'azione violenta in un luogo in cui probabilmente c'era materiale edilizio, forse, appunto, un cantiere a un centinaio di metri dal ponte.
ANSA:
CALVI: PENTITO CALCARA ASCOLTATO IERI DA MAGISTRATI
Il pentito Vincenzo Calcara e' stato sentito ieri in una localita' segreta dai magistrati Maria Monteleone e Luca Tescaroli, che indagano sulla morte del banchiere Roberto Calvi, nel corso di un incontro il cui contenuto e' stato secretato.
Il pentito, che e' in liberta', era accompagnato dal suo avvocato. Secondo quanto si e' appreso, il colloquio sarebbe stato esauriente ed i magistrati non intenderebbero piu' ascoltare il pentito.
CALVI: A GIORNI I PM CHIEDERANNO 4 RINVII A GIUDIZIO
(di Francesco De Filippo)
Questione di pochi giorni, forse non oltre dieci, e, se non ci saranno colpi di scena, i pubblici ministeri di Roma Maria Monteleone e Luca Tescaroli chiederanno al Gip il rinvio a giudizio per quattro persone, accusate di omicidio aggravato e premeditato ai danni del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra.
Dia di Roma e Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano, in base all' art. 415, hanno notificato gli atti di fine indagine a loro carico al cassiere della mafia Pippo Calo' (dal 1985 rinchiuso nel carcere di Ascoli Piceno), al faccendiere Flavio Carboni, alla sua compagna Manuela Kleinszig (che si trova in Austria) ed al boss della banda della Magliana Ernesto Diotallevi.
Nelle more della scadenza dei termini dalla deposizione degli atti di fine indagine (deposito avvenuto nel luglio scorso), l' attivita' dei magistrati non si e' mai fermata. Ieri, ad esempio, e' stato sentito ancora una volta, forse l' ultima, il pentito Vincenzo Calcara. Un colloquio esauriente - il cui contenuto e' stato secretato - che potrebbe essere l' ultimo atto prima che partano le richieste di rinvio delle indagini condotte dalla Dia di Roma, diretta dal colonnello Vittorio Tomasone. Indagini che stringono il cerchio intorno ad una vicenda cominciata 21 anni fa.
Ultimi giorni dunque ma febbrili, visto che l' attivita' dei magistrati italiani proprio ieri ha ottenuto un risultato molto importante: la riapertura dell' inchiesta da parte delle autorita' giudiziarie inglesi. Gli investigatori londinesi troppo frettolosamente, nel giro di un anno dal ritrovamento del corpo di Calvi, sostennero che il banchiere si era suicidato. Successivamente il Coroner corresse il tiro e, al termine di una seconda inchiesta, emise un 'open virdict': sostanzialmente non si indicava la causa della morte, omicidio o suicidio. Adesso Scotland Yard e Metropolitan Police, sulla scorta di quanto accertato dagli inquirenti italiani, si sono convinti ad un passo ulteriore: riapertura delle indagini, incontri con i pm romani e una sentenza annunciata, 'unlowful killing', omicidio.
Non sara' una semplice presa d' atto del lavoro svolto a Roma: gli 'sherlock holmes' potranno compiere indagini autonomamente. Anche se la ricostruzione italiana della vicenda - Calvi ucciso in un cantiere edile e successivamente portato sotto il ponte dove e' stato inscenato il finto suicidio - sembra essere sufficientemente convincente.
Le quattro persone alle quali sono stati notificati gli atti di fine indagine, non sono le sole coinvolte nell' inchiesta: un' altra decina di nomi risultano iscritti nel registro degli indagati e figurano in un altro procedimento, sempre per l' omicidio di Roberto Calvi. Non fa parte dell' elenco il pentito di mafia Francesco Di Carlo, ex boss della cosca di Altofonte, il cui nome compariva tra gli indagati nell' inchiesta per l' omicidio di Calvi dal 1992 dove e' rimasto a lungo fino a uscire completamente di scena.
CALVI: FIGLIO BANCHIERE, SODDISFATTO PER RIAPERTURA CASO
'ORA BISOGNEREBBE SENTIRE ANCHE ANDREOTTI E MARCINKUS'
E' "estremamente soddisfatto" e ritiene che ora la magistratura dovrebbe sentire sia Andreotti che Marcinkus : e' il commento di Carlo Calvi, figlio del banchiere Roberto, alla riapertura da parte di Scotland Yard delle indagini sulla morte del padre, avvenuta nel 1982 a Londra.
"La decisione ci conforta, perche' sostenevamo da tempo questa esigenza" afferma Calvi in un'intervista al Tgcom, quotidiano online di Mediaset. Il figlio dell'ex presidente del Banco Ambrosiano, che si trova in Canada, commentando le recenti dichiarazioni del pentito di mafia Vincenzo Calcara, afferma che le sue rivelazioni gli hanno ricordato "il periodo delle Bahamas" e "quanto era emerso dalla commissione d'inchiesta sulla filiale dell'Ambrosiano di Nassau: era venuto fuori il nome di Marcinkus". Secondo Calvi, bisognerebbe sentire il cardinale "che attualmente e' a Phoenix, in Arizona". Quanto al coinvolgimento di Andreotti, secondo Calvi "il suo nome era gia' stato fatto da mia madre fin dai tempi della commissione d'inchiesta sulla Loggia P2 e in tutto questo tempo non abbiamo cambiato idea".
"Papa' stesso - continua - ce lo aveva detto negli ultimi mesi di vita, esistono dei collegamenti tra il gruppo di Flavio Carboni e persone prossime al senatore Andreotti". "Per questo - conclude - il pm romano Luca Tescaroli, che sta conducendo le indagini, mi ha chiesto di tornare a Roma per integrare le mie dichiarazioni".




Rispondi Citando