All'indomani della proposta lanciata dal leader di Alleanza
Nazionale, lo Sceriffo Gentilini, sindaco di Treviso, attacca
Fini: «Non vale un'unghia di Almirante»
Genty: «Il voto agli immigrati è contro la Costituzione»
«Se ci fosse stato in passato, le sinistre e qualche parroco
avrebbero fatto convergere qui migliaia di stranieri per non farmi
eleggere»
Stupore e rabbia. Sono i sentimenti che percorrono la Lega trevigiana
all'indomani della proposta, arrivata per di più da un alleato di
governo come An, di concedere il diritto di voto agli immigrati che
vivono e lavorano in Italia. Un argomento che tocca uno dei nervi più
scoperti dei leghisti. "Una simile proposta non trova ne un supporto
giuridico ne di volontà popolare - dice il prosindaco Giancarlo
Gentilini - il popolo italiano ha votato il Governo Berlusconi perché
c'era il presupposto dell'eliminazione dell'immigrazione clandestina.
E nessuno ha mai parlato di voti agli immigrati . Il voto poi spetta
ai cittadini italiani. Quindi, con una proposta simile, oltre che
contro la volontà del popolo, si va anche contro la Costituzione". Lo
Sceriffo poi rincara la dose: "Ci sarebbe il problema della
flessibilità e fluidità del numero di immigrati - continua Gentilini -
una volta ci sono, poi non ci sono più, si nascondono, occupano
abusivamente una casa e non hanno mai una rappresentanza stabile.
Inoltre vengono da noi con un progetto preciso: ritornare nei loro
paese. Così come hanno fatto i nostri emigranti, che dopo otto-dieci
anni all'estero, sono tornato qui e hanno concorso a creare il
miracolo economico trevigiano".
Gentilini ne ha anche per Gianfranco Fini, leader di An che ha
lanciato la proposta: "Si crede l'erede di Almirante, ma di Almirante
non vale nemmeno un'unghia. Ha bisogno di apparire e per questo
motivo fa queste provocazioni, ma che non sono certo quelle di Bossi.
Bossi infatti si basa sulla realtà, lui sull'aria fritta, sui sogni e
sulla filosofia". E se gli immigrati il diritto di voto lo avessero
avuto da tempo, ci sarebbe stato un sindaco Gentilini?: "Sicuramente
no - risponde a botta sicura - perché ci sarebbe stata un'invasione
programmata da parte delle sinistre e di qualche parroco. Avrebbero
fatto confluire a Treviso decine di migliaia di stranieri di varie
etnie". Sulla stessa linea di Gentilini si posizionano anche altri
big trevigiani del Carroccio: "Il voto agli immigrati ? E' una
follia - dice il sindaco Gian Paolo Gobbo - inoltre il Governo non ha
mai preso in considerazione questa cosa. Per concedergli il voto
bisognerebbe anche cambiare la Costituzione e non ne vedo proprio la
necessità". Più severo ancora il Presidente della Provincia Luca
Zaia: "Se questa proposta fosse stata nel programma, la Casa delle
Libertà non sarebbe mai nata - afferma - una cosa del genere è un
motivo che potrebbe far saltare per aria tutto. Si vuole gettare
benzina sul fuoco in un momento in cui la discussione è difficile".
Paolo Calia
(da IL GAZZETTINO 9 ottobre 2003)




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