Un comunicato stampa chiaro, preciso, esatto. Che dice pane al pane e piombo al piombo, che denuncia in altri termini con la massima chiarezza la caccia come pericolo sociale: da quando mi occupo delle macabre vicende venatorie qualcosa di simile da fonte LAV (per tacere di tante altre, s'intende) non mi era ancora stato dato di vederlo. Anzi tutt'altro, e l'ho constatato e riferito nei mesi scorsi: volontari dell'Associazione all'oscuro di tutto, responsabile del settore fauna tenacemente silenzioso.
Un tale comunicato stampa invece, improvvisamente, è arrivato: porta la data del 3 settembre e segue immediatamente il primo, immancabile, cadavere umano della stagione, questa volta addirittura precedente l'apertura della stagione stessa (erano in crisi d'astinenza i poveretti e non potevano resistere ulteriormente?).
Un comunicato stampa isolato, per di più relativo a un singolo episodio, ovviamente è cosa ben diversa da una strategia sistematica e capillare di denuncia dei fatti e di precisa e puntuale informazione dell'opinione pubblica, strategia che, sola, può sperare di sortire effetti sensibili. Ma voglio qui interpretarlo come un primo sintomo di distacco da un passato di omertà e silenzi su questo determinante aspetto della caccia, un passato a beneficiare del quale è stata di fatto la caccia ed essa sola.
Eccolo dunque: lo riportiamo esprimendo il nostro apprezzamento per il suo contenuto e insieme la speranza che esso voglia rappresentare l'inizio di una azione ferma ed energica ispirata alla naturale sinergia esistente fra difesa dell'ambiente, degli animali e dell'uomo fra essi.
3 settembre 2003
Caccia, in Sicilia ancora chiusa e già i primi morti.
Lav denuncia "Doppietta selvaggia": Anarchia totale, leggi e regole violate sfacciatamente.
Appello ai prefetti e regione: Più controlli per la pubblica incolumità.
La stagione di caccia non si è ancora aperta in Sicilia che già si registrano i primi morti umani a causa della "doppietta selvaggia". Ieri, infatti, per un colpo di fucile partito accidentalmente, è morto un cacciatore di Sant'Agata di Militello (Messina), durante una battuta di caccia con alcuni parenti.
Più che di una battuta di caccia si trattava, evidentemente di una battuta di bracconaggio: secondo il calendario venatorio emanato dall'Assessorato regionale all'agricoltura, infatti, in Sicilia la caccia aprirà solo il 6 settembre, per cui in questi giorni vige il più assoluto divieto di caccia sanzionato penalmente dalla legge!
La LAV denuncia la totale anarchia esistente nel mondo venatorio, trasformatosi in "doppietta selvaggia". "Questa è la dimostrazione che in Sicilia le leggi e le regole vengono calpestate in maniera sfacciata ed alla luce del sole, senza che ciò costituisca una preoccupazione per le istituzioni e gli organi di controllo locali, con ripercussioni gravissime non solo sulla fauna ma anche sulla pubblica e privata incolumità - dichiara Ennio Bonfanti, responsabile "fauna" della LAV -. Di fronte a questa anarchia "calibro 12", chiediamo alle Prefetture dell'Isola ed alle Forze dell'Ordine di attivare un'azione straordinaria di controllo sulla caccia; chiediamo anche all'Assessore regionale Castiglione di prendere opportuni ed urgenti provvedimenti, ivi compresa ala sospensione della caccia, per far si che l'imminente stagione venatoria non si trasformi in una mattanza per uomini ed animali".
Ufficio Stampa LAV: 06 4461325 - 333 2210604 - www.infolav.org
Impietosamente, riportiamo poi anche la replica di tale Comm. Orazio Zaccà, presidente regionale degli armieri siciliani (non proprio un uomo al di sopra delle parti ovviamente) le cui caracollanti argomentazioni, se tali possiamo chiamarle, devastano la causa dell'arte di Diana più di qualsiasi commento critico che io possa fare.
Da La Sicilia del 9 settembre 2003
Caccia, la replica degli armieri
CATANIA - L'inizio della stagione venatoria, anche quest'anno, è stata oggetto di violenti ed infamanti attacchi da parte di certe organizzazioni, che dietro l'ormai malcelato pretesto di una salvaguardia ambientale perpetuano l'ignobile "mestiere" di linciatori morali e civili di una categoria, quella dei cacciatori per l'appunto, che puntualmente diviene bersaglio di campagne diffamatorie. Si ha la pretesa di criminalizzare oltre 50 mila persone, che praticano l'esercizio della caccia nel pieno rispetto delle leggi, sventolando un incidente occorso a un cacciatore e amplificando la cattiva condotta di poco meno di una decina di bracconieri, chiedendo al presidente Cuffaro di "fermare i fucili", come se, rispetto ad un incidente automobilistico mortale ed ad una decina di infrazioni al codice stradale, ci trovassimo di fronte alla "paranoica" proposta di ritirare in blocco le patenti di guida.
Puntualmente veniamo costretti ad assistere alla riproposizione di metodiche che, non avendo nulla a che vedere con il civile e corretto confronto anche di posizioni divergenti, di fatto innescano una schermaglia, non utile né alla caccia né tantomeno all'ambiente, con tonalità di intolleranza e di violenza verbale inaccettabili per le persone che ancora danno valore al buon senso. Consigliamo ai nostri mancati interlocutori, di mettere in soffitta, una buona volta per tutte, certo tipo di fanatismo, incomprensibile ai più e offensivo per molti, e di prendersi cura seriamente dell'ambiente affrontando, e non sottacendo, le vere cause del degrado ambientale. Darebbero prova di avere a cuore l'ambiente, almeno tanto quanto ce l'hanno i cacciatori.
Le stesse personcine che nel 1990 proponevano l'abolizione della caccia con finta di pietà degli uccelli contemporaneamente proponevano l'aborto legalizzato fino al nono mese di vita del nascituro, uccidendo i bambini senza nessuna pietà.
Comm. Orazio Zaccà
Presidente regionale Armieri
Basti solo soffermarsi un attimo su quel riferimento a "un incidente occorso a un cacciatore", dal quale risulta evidente che il sig. Zaccà è appena sbarcato sulla Terra da un lontano pianeta e dunque nulla sa di quel che vi accade, e in particolare gli risulta del tutto ignoto che gli incidenti, ben lungi dall'essere isolate eccezioni, si contano ogni anno a centinaia e in particolare i morti da essi provocati a decine. Un incidente dice? Davvero se c'è un argomento su cui il presidente degli armieri siciliani ha dimostrato di avere le idee poco chiare è proprio la caccia.
E fosse l'unico! Quanto alla conclusione della sua lettera, mi suscita una irresistibile curiosità: potrebbe per favore farmi nomi e cognomi di coloro che a suo tempo propugnavano, come egli ha affermato, l'aborto fino al nono mese, ovvero fino al momento della nascita? Perché una tale notizia mi giunge perentoriamente nuova!
Come ha notato un lettore di Promiseland: "chi fa della disinformazione le proprie armi di propaganda evidentemente è a corto di argomenti e farebbe meglio a tacere". Che sia a corto di argomenti non c'è dubbio, che farebbe meglio a tacere, non sarei d'accordo: come potrebbe altrimenti mostrarci la pochezza dei suoi argomenti? Come potrebbe dirci, con ineguagliabile efficacia, che le ragioni dei cacciatori sono il niente mescolato col vuoto?
Filippo Schillaci
www.promiseland.it
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