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Da Siligo arriva 'Sadìle', la birra dell'identità
L’entusiasmo di Diego Tondini, produttore della birra “Sadile”, insieme ai soci, i fratelli Salvatore e Leonardo Pittalis, traspare dalla sua voce anche al telefono. Il modo di esprimersi di chi ha voluto, oltre che aprire un nuovo sbocco commerciale nell’Isola, anche soddisfare un bisogno quasi romantico di creare un prodotto totalmente sardo e su questo punto insiste e pone l’accento.
La fabbrica di Siligo, nel Sassarese, nasce con un progetto della legge 28 e inizia a produrre nel 2001, operando una scelta di estrema qualità: puro malto d’orzo importato dalla Germania, luppolo della Boemia e, come valore aggiunto una delle migliori acque da produzione di birra, quella gallurese di Bortigiadas, riconosciuta da un istituto tedesco come il Politecnico di Monaco di Baviera come una delle migliori per la produzione della birra.
Queste componenti unite alla “non pastorizzazione” hanno fatto sì che nascesse una birra bionda, di tipo bavarese, appunto non pastorizzata, quindi freschissima, da consumarsi subito, con un carattere di gradevolezza data dalla schiumosità molto consistente che è un segnale di qualità della birra stessa, leggera e per questo amata, in particolare, anche dalle donne.
Anche se Tondini ci tiene a suggerire di non abusare mai del bere in genere, sia birra o vino, pur riscontrando nei tipi di ebbrezza dati dalle bevande differenze sostanziali: l’ebbrezza da birra, sempre che sia leggera, rende lievemente euforici e non è granchè pericolosa, mentre se si eccede con il vino, allora le manifestazioni da ebbrezza possono degenerare ed è per questo che consiglia di non eccedere con l’alcool in genere
Tornando alla fase tecnica di produzione, Diego Tondini ha, inoltre, spiegato che proprio per queste caratteristiche di freschezza, la birra deve seguire la catena del freddo: essere fermentata, imbottigliata e distribuita sempre a 7° (gradi) per non alterarne la qualità. Queste fasi di lavorazione sono seguite dagli stessi produttori che curano personalmente la distribuzione del prodotto in giornata, in modo che la birra possa essere bevuta e consumata subito nel Sassarese e dintorni, per conservarne le caratteristiche, mentre nelle altre parti dell’Isola, in particolare nel Cagliaritano, la bevanda è distribuita sempre in giornata dal Gruppo alimentare sardo.
Tondini, alla faccia della spesso citata invidia sarda, spera che la loro esperienza di produzione non rimanga l’unica nell’Isola; anzi auspica la nascita di altre realtà nel settore, per spezzare il monopolio delle multinazionali e per poter usufruire di vari prodotti, in questo caso delle birre, nate e cresciute in Sardegna, anche se esistono altre realtà, sebbene con esperienze di più piccole proporzioni. Concezione molto romantica, quella dei tre imprenditori della birra “Sadile” che, si lega a radici identitarie sarde molto forti, totalmente profuse nell’entusiasmo con cui creano il loro prodotto, tanto da avere preferito per la commercializzazione della loro birra un nome suggerito da Gavino Ledda, che in sardo antico significa “sazio”, parola che sta a significare il senso di “pienezza” che una buona birra può dare.
Quindi “Sadile” come sazio, ma anche come Salvatore, Diego e Leonardo, le iniziali dei nomi dei tre soci, in una straordinaria e quasi non voluta coincidenza.
Si parlava anche delle altre piccole realtà isolane nella produzione della birra artigianale.
A fornirci i dati è Antonio Moro, giovane ma importante esponente sardista (è segretario provinciale del PSD’Az. a Sassari), che oltre esperto di birra (non per quantità bevuta ma per apprezzarne la qualità) ha in progetto di organizzare a breve un convegno sulla produzione artigianale della bevanda, per riunire gli operatori del settore in un confronto mirato sulla birra artigianale sarda, ponendo a confronto e valorizzando le varie esperienze sarde che ciascuno ha maturato singolarmente per trarne delle conclusioni che portino i vari produttori ad una collaborazione che permetta di offrire produzioni isolane sempre migliori.
Afferma, inoltre, Moro, che la media italiana del consumo di birra è di poco più alta, ma proprio di poco, dei Paesi del sud del mondo e quel poco è dovuto ai tanti sardi che bevono la bionda (o rossa, o scura come la si voglia definire).
In Sardegna, oltre a quello di Siligo, ci sono altri quattro micro birrifici: uno a Muros, a Capoterra nel Cagliaritano, a Oliena ed a Olbia ed un pub che autoproduce la propria birra, oltre ad altre realtà non ancora ben connotate ma sempre più presenti.
Una considerazione di carattere economico: il mercato della birra non intacca minimamente quello enologico che in Sardegna si sta espandendo grazie a produzioni vitivinicole autoctone di grande qualità, perché le materie prime, il malto e il luppolo, a parte l’ottima acqua sarda, sono tutte d’importazione, tuttavia il largo consumo della birra isolana fa sì che nuovi produttori sardi entrino in un mercato consistente - che fino ad ora non ci è appartenuto proprio per la mancanza di materie prime sul posto – e funzionino da traino anche per altri prodotti in una sorta di catena economica che continui a promuovere e valorizzare in Italia e all’estero il marchio Sardegna.
Cagliari, 8.10.2003
Viviana Maxia




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