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Un sofisticato calcolatore :mmm:
L'impossibile non esiste :giagia:








L'impossibile non esiste :giagia:




Ultima modifica di Una Qualsiasi Pietra; 08-10-09 alle 13:01
L'impossibile non esiste :giagia:


e se ti dicessi che mi vado a fare una birretta con delle noccioline salate?:mmm:
ecco me la sono bevuta...bbona....
mi sembrava una scelta....magari potevo trombarmi la vicina
o ammazzare il gatto del vicino....ed invece...slurp....birretta con misto salato
era destino?
concatenazione causa effetto?
DNA?
riflessi condizionati?
....la birretta non esiste?onf:
Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi


Quello che vedo è che la mente degli esseri umani li fa agire per cercare di ottenere dalla loro vita il maggior appagamento possibile.
La lista di cosa possa procurare appagamento nelle persone è lunga e variegata.
Naturalmente in questa lista di "appagamento" c'è anche il cercare di avere meno dolore possibile.
Qualcuno ha notato che la facoltà di scegliere da questa "lista" fa rima con libertà e inevitabilmente si pensa che la mente sia il mezzo per la Conoscenza.
( Francamente non so che tipo di libertà sia scegliere in un menù di cibi avariati)
Infatti le persone incominciano ad accontententarsi quando scoprono che questa lista di appagamenti che li fanno felici è effimera e non duratura.
E' effimera per la natura stessa della mente: non si abitua agli appagamenti che essa stessa ci ha procurato, ne vuole sempre di nuovi.
Quindi è inevitabile che si arrivi al punto di accettare che questa nostra vita sia stata perlomeno godibile come un naufrago che si accontenta di non essere annegato nel mare in tempesta e si scambia questo NON annegamento come una sorta di salvezza.
Questo meccanismo è ne più ne meno lo stesso che i domatori usano con gli animali: inducono un comportamento attraverso una gratificazione.
Molti dicono: - Beh, se eliminassimo la richesta di appagamento il nostro domatore non avrebbe più potere su di noi, allora si cercano dei metodi perchè parli il meno possibile, così sono arrivati i mantra, rosari e quant'altro, ma tutto questo è come dire che se spaccassimo lo specchio tutti i brufoli che abbiamo in faccia sparirebbero.
L'inefficacia di questi sonnellini, a danno della nostra mente, hanno generato il suo "mito", ovvero che sia il nostro più temibile avversario.
Un certo Buddha invece è andato controcorrente, ha detto che la mente deve partecipare alla nostra Realizzazione, non come mezzo, ma come compagno di viaggio.
Non sono un Buddhista, ma noto con piacere che anche Buddha si è accorto che stare in una foresta diversi anni per cercare di eliminare tutti i condizionamenti mentali del suo domatore non ti portano in automatico all'illuminazione.
Molto probabilmente si è accorto che non c'era nessuna differenza fra quando la sua mente "parlava" e quando non parlava più.
Come mai ?
Evidentemente la mente non c'entra niente con il VERO appagamento.