In un libro la denuncia di un operaio del petrolchimico di Manfredonia

"La storia del petrolchimico di Manfredonia è la storia di un sogno interrotto, di un appuntamento mancato, di un'aspirazione delusa. E' la storia di un territorio scippato delle sue vocazioni naturali, colonizzato dalla chimica di Stato e poi abbandonato. Soprattutto, è la storia di centinaia di lavoratori contaminati dalle produzioni chimiche, mandati a lavorare in reparti nocivi a contatto diretto con sostanze tossiche, pur essendone noti i rischi per la salute e l'ambiente. Corpi segnati e invalidati dalla malattia che si insinua giorno per giorno, che vedi crescere dentro di te sotto gli sguardi tristi e impotenti dei tuoi figli e di tua moglie, corpi di operai mutilati da una patologia che annulla ogni speranza, che affievolisce ogni futuro, che zittisce ogni appello. Ma quei lavoratori hanno lavorato con dignità fino all'ultimo giorno senza piagnucolare, presi dal dovere di assicurare certezze ai propri figli in un territorio avaro di lavoro. E' la storia di un grande ricatto occupazionale imposto su un'intera comunità senza alcun rispetto per il suo passato, le sue tradizioni, la sua cultura, senza mai ascoltare la sua voce, quella di una popolazione che ha creduto ciecamente alle promesse di un futuro migliore e più giusto. E' una comunità fatta di gente che non vuole emigrare al nord Italia, tra i palazzoni a ringhiera di Milano destinati ai meridionali o in Belgio, in Germania, in Svizzera, come hanno fatto i loro padri e i loro nonni negli anni Cinquanta con le valigie di cartone. Vogliono vivere nel posto in cui sono nati, in un ambiente incontaminato fatto di acque azzurre e oasi naturalistiche. Nessuno pensa in quegli anni ai rischi di una industrializzazione selvaggia e senza regole, soprattutto di fronte a un insediamento chimico. Nessuno vuole conoscere l'impatto sulla salute pubblica e sui lavoratori di un'azienda che produce fertilizzanti e caprolattame. Nessun disoccupato, tra gli oltre ottomila che Manfredonia conta in quegli anni Sessanta, intende conoscere i rischi di una fabbrica chimica sulla popolazione civile e sull'ambiente. Nessuno vuole conoscere. Serve il lavoro e basta. Ci sarà, a certe condizioni. Questa è la storia di un crimine contro una comunità del Sud e il suo ambiente.
Ma è anche la storia di un operaio capace di un'analisi scientifica del lavoro in fabbrica e di un medico deciso a fare fino in fondo il suo mestiere senza ipocrisia, che decidono di non arrendersi alla fatalità delle morti nel petrolchimico e di lanciarsi nella ricerca e nello studio delle loro cause. Un operaio e un medico un po' strani, sgraditi l'uno in fabbrica, l'altro nelle corsie ospedaliere. Lavoreranno fianco a fianco nell'indifferenza generale e costruiranno un sodalizio umano e scientifico rivelatosi indispensabile per sollevare il caso Manfredonia e i suoi misteri. E' una storia di famiglie distrutte dal dolore per la morte di padri e mariti. E' una storia di silenzi e omissioni, dimenticata e rimossa dalla coscienza civile e dalla memoria della storia industriale italiana. E' una storia che in tanti vorrebbero seppellita per sempre".

Tratto dal libro della Baldini Castoldi Dalai I fantasmi dell'Enichem (pp. 175, euro 13,40), realizzato da Giulio Di Luzio*. Una denuncia del ricatto occupazionale messo in atto dai dirigenti del petrolchimico di fronte alle denunce che alcuni intellettuali e ambientalisti lanciarono agli inizi degli anni '70, quando venne insediato uno stabilimento a Manfredonia. Ben presto i lavoratori si ammalarono gravemente, mentre gli incidenti cominciarono a susseguirsi senza soluzione di continuità. Proprio uno di questi operai ammalati, Nicola Lovecchio, durante il suo calvario negli ospedali, incontrò il medico oncologo Maurizio Portaluri. Insieme decisero di condurre un'inchiesta sulle morti sospette che poi sfocerà in un esposto alla magistratura e in un'inchiesta dei giudici. Non contenta l'azienda cercò di impedire la costituzione parte civile degli operai, promettendo un lavoro - e dunque la morte - per i figli. Una vera beffa, alla quale si aggiunse la decisione di affidare la bonifica di quei siti agli stessi inquinatori. Intanto, mentre il processo è ancora in corso, la lista dei morti si allunga. In tutta la vicenda emerge l'enorme volontà di giustizia di Nicola Lovecchio, il quale, malgrado la malattia, ha deciso di combattere fino all'ultimo: "Il senso della mia vita è di continuare a lottare - dice il lavoratore - voglio vivere, non voglio andarmene così. Non posso stare seduto ad aspettare la
fine..."


*Giulio Di Luzio, l'autore del libro-denuncia I fantasmi dell'Enichem, è nato a Bisceglie, in provincia di Bari. Si è occupato dal 1994 al 2000, sulle pagine del quotidiano Il manifesto, di problemi legati al lavoro e all'immigrazione. Poi è arrivato l'impegno nella redazione barese de La Repubblica, dove ha condotto numerose inchieste. Un impegno professionale che lo ha portato ad affrontare anche la questione del petrolchimico di Manfredonia, con il suo carico di morti e di angosce. Il testo pubblicato dalla Baldini Castoldi Dalai è la sua prima pubblicazione. Per contatti con l'autore l'e-mail è giuliodiluzio@libero