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Discussione: Karol Wojtyla

  1. #11
    Non sono d'esempio in nulla
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    Il "Papa" a colloquio con il rabbino capo degli askenaziti, Meir Lau, a Gerusalemme:



    --------------------------------
    L'immagine sopra era sempre a Gerusalemme. Il rabbino capo dei sefarditi, Eliahu Bakshi-Doron (sulla destra), consegna a Karol Wojtyla una vecchia bibbia.
    ---------------------------------

    Daniele

  2. #12
    scemo del villaggio
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    L'amore, certo: amore della popolarità e degli applausi interessati del mondo, non certo l'amore di Dio che al vicario di Cristo comanda una sola cosa: insegnare la dottrina cristiana e governare la barca di Pietro per il bene delle anime. Per quanto riguarda noi, denunciare con la sola forza delle immagini chi è venuto meno a questo compito è il nostro modo di amare la Chiesa.

  3. #13
    cattolico refrattario
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    Predefinito Re: Non concordo

    Originally posted by Leonardo
    Per rispetto del vostro forum non replico, ma penso che l'unico motivo per cui il nostro PAPA ha fatto questi incontri è l'AMORE che porta nel suo cuore e purtoppo Noi non ne abbiamo.

    saluti Leonardo
    più che amore servirebbe la Fede....

  4. #14
    cattolico refrattario
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    un pò di rassegna stampa....

    Il Papa e il partito spagnolo


    di Vaticanus
    16/10/2003






    A Roma sta per aprirsi un concistoro dove si respira aria di conclave. Con un gruppo forte e unito, in grado di decidere il futuro della Chiesa



    Prove generali di conclave: sono arrivati a Roma i cardinali di tutto il mondo per il concistoro straordinario (21 ottobre) voluto da Giovanni Paolo II.
    Si parlerà molto del prossimo papa. E la lingua più usata sarà lo spagnolo, non il latino.
    La situazione nel continente americano è esplosiva e il ruolo dei cattolici di lingua spagnola viene studiato con attenzione dagli esperti e dai politici.
    In questi anni in America è cresciuto un folto gruppo di fedeli schierati con il Papa e la Curia. Il fronte più compatto è proprio quello degli ispanici. Per questo motivo si ritiene che il prossimo conclave potrebbe parlare spagnolo.

    Lo schieramento dei cardinali americani è unito, con qualche eccezione. Due cardinali sembrano meno schierati: l'arcivescovo di Los Angeles, Roger Michael Mahony, e quello di Baltimora, William Henry Keeler.
    Entrambi si sono già distinti in questi anni per una decisa presa di distanza da Roma e dalle attività del Papa. Sugli altri, invece, un futuro pontefice di lingua spagnola potrà contare, a cominciare dall'arcivescovo francese del Quebec, Marc Ouellet.

    Negli Usa sono molti i favorevoli a una nomina in continuità con il pontificato di Giovanni Paolo II e i non ostili a un papa di lingua spagnola. Fanno parte di questo gruppo di cardinali di lingua inglese l'arcivescovo di New York, Edward Michael Egan, l'arcivescovo di Washington, Theodore Edgar McCarrick, quello di Detroit, Adam Joseph Maida (membro del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti), e quello di Chicago, Francis Eugene Gorge (che ha prestato la sua opera in vari comitati della Conferenza episcopale dei vescovi nordamericani, fra cui quella degli Hispanic affairs).

    Ma la novità più vitale e interessante del concistoro, e con tutta probabilità del futuro conclave, sta proprio negli ispanici.
    Concentrati in gran parte nella più compatta conferenza episcopale continentale del mondo, la potente Celam (Conferenza episcopale dell'America Latina), attentissimi all'evoluzione dei media, gli ispanici possono contare su cardinali di peso.

    A cominciare da due papabili: l'arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela, che si muove a suo agio sia negli ambienti dell'Opus Dei che in quelli di Comunione e liberazione, e il cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, prefetto della Congregazione per il clero, attento ai media (recentemente ha ricevuto il divo Mel Gibson), ma in prima linea nella lotta contro i narcos e responsabile dell'alfabetizzazione dei contadini colombiani attraverso la radio.

    Nel gruppo poi non si contano i cardinali attenti alla dottrina sociale della Chiesa ed entusiasti sostenitori di Giovanni Paolo II.
    Alcuni nomi fra i tanti: Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), Claudio Hummes, arcivescovo di San Paolo (Brasile), Francisco Javier Errázuriz Ossa, arcivescovo di Santiago (Cile), Juan Luis Cipriani Thorne, della prelatura personale dell'Opus Dei, arcivescovo di Lima e primate del Perù, Norberto Rivera Carrera, arcivescovo di Città del Messico, Juan Sandoval Iñiguez, arcivescovo di Guadalajara (Messico) e, infine, Jorge Arturo Medina Estévez, prefetto emerito della Congregazione per il culto divino ma, soprattutto, grande amico del cardinale Angelo Sodano, attuale segretario di Stato.
    Sodano è ben visto dagli ispanici e, se è vero che in prima istanza durante il conclave si prenderà in considerazione un italiano, da questa simpatia potrebbe spuntare il nome del nuovo successore di Pietro.


    http://www.panorama.it/italia/vatica...-A020001021245

  5. #15
    cattolico refrattario
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    16 Oct 2003 120


    Roma, i cardinali delineano il futuro della Chiesa Cattolica
    Di Tom Heneghan

    CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Mentre a Roma i cattolici guardano ai 25 anni del pontificato di Giovanni Paolo II, i cardinali -- i "principi della Chiesa" -- stanno pensando cautamente alla nuova era che si aprirà in seguito alla sua morte.

    Non potendo parlare apertamente del nuovo Pontefice, i 109 cardinali che dovranno eleggere il successore del Papa non si sbilanciano, chiudendosi in un silenzio obbediente quando i giornalisti tentano di sollevare il velo dei pensieri che li affliggono.

    Tuttavia le bocche si scuciono, sulla più ampia questione del futuro della chiesa, la più importante istituzione religiosa nel mondo.

    Oggi a Roma per il 25° anniversario del pontificato di Giovanni Paolo II, due cardinali considerati papabili alla successione erano tra i molti che mettevano la povertà in cima alla loro lista.

    "Le questioni legate alla povertà sono una delle principali sfide, soprattutto in Africa" ha detto il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn. "E' davvero terribile quello che sta succedendo in Africa. Il mondo, l'umanità non può lasciar morire un continente intero".

    Il cardinale di San Paolo Claudio Hummes ha detto che la chiesa dovrebbe aiutare le nazioni povere dimenticate dalla globalizzazione. "La chiesa dovrebbe essere ampiamente coinvolta in questa questione", ha detto. "Non può accettare che le persone siano escluse, ancor meno quindi le nazioni".

    Questi e molti altri cardinali hanno fatto riferimento alla politica pontificia di cancellazione del debito per le nazioni in via di sviluppo, frequentemente visitate dal Papa. E hanno anche detto che il prossimo Pontefice farà propri questi ideali.

  6. #16
    cattolico refrattario
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    Comunicato Stampa
    Venticinque anni di dolorose sofferenze per i gay
    La posizione di Arcigay in occasione dei 25 anni di Pontificato di Papa Wojtyla

    Aurelio Mancuso, 16 ottobre 2003

    In questi giorni sta andando in scena uno spettacolo mediatico eccezionale: reti unificate per leggere messaggi augurali, palinsesti sconvolti con intere fasce orarie dedicate al giubileo del Papa. Commentatori e politici, sia cattolici e sia laici, fanno a gara per ricordare le qualità del lungo regno di papa Wojtyla.



    Per i gay italiani non c’è nulla da festeggiare. In questi 25 anni le posizioni vaticane sulla dignità delle persone omosessuali sono peggiorate. Milioni di gay credenti sono posti davanti all’incredibile ricatto che, se vogliono rimanere tali, debbono vivere in castità. Le numerose e violente ingerenze sulle decisioni operate dagli stati sovrani rispetto a temi quali la sessualità, l’autodeterminazione delle donne, i diritti civili e individuali, ci ricordano quanto il Vaticano, sotto questo pontificato, abbia abbandonato tutte le prudenze, per riaffermare che solo la dottrina cattolica è vera portatrice di valori.

    L’opposizione all’uso dei contraccettivi, anche quando questi potrebbero salvare milioni di vite in vaste aree del mondo, la pervicace condanna dell’omosessualità, la negazione della libertà di scelta per le donne, s’inserisce in un progetto complessivo che la gerarchia cattolica ha perseguito con tenacia, grazie alla volontà più volte espressa pubblicamente da Wojtyla di riaffermazione di una cultura conservatrice e reazionaria.
    In particolare in Italia, vista l’evidente capacità della Curia di influenzare i gruppi dirigenti dei partiti di entrambi i poli, nessun diritto di cittadinanza è stato ancora riconosciuto alle persone omosessuali. In quest’accanimento è evidente la volontà di emarginare la più grande minoranza italiana.

    All’interno della Chiesa cattolica, il popolo dei fedeli, ma anche numerosissimi consacrati, non la pensano come Raztinger e Wojtyla, ma il dissenso è ridotto al silenzio o, quando diviene troppo impetuoso, è estirpato.
    Come gay italiani affermiamo con forza, che proprio perché la Chiesa cattolica nella sua storia si è resa responsabile d’innumerevoli sofferenze verso gli omosessuali, dovrebbe trovare il coraggio di chiedere scusa e di percorrere un cammino di purificazione per i peccati di cui si è macchiata.

    Invece il pontificato di Giovanni Paolo II ha riaperto dolorose ferite, ha riaffermato contro ogni determinazione scientifica, la condanna verso i gay, ha cercato in tutti i modi di ricacciarci nel buio della clandestinità.

    Aurelio Mancuso
    Segretario Nazionale Arcigay

  7. #17
    cattolico refrattario
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    Io, musulmano, assunto in Vaticano grazie a lui


    Ero in visita al Vaticano con la Comunità di Sant’Egidio per il Giubileo. A pranzo ci hanno chiesto di essere loro ospiti. Quando a tavola un ragazzo si è seduto vicino a me, lo hanno fatto scalare di un posto. Una manciata di minuti più tardi mi sono trovato accanto Karol Wojtyla. Mi mancava il fiato. Ho pensato: «E adesso che faccio? Cosa gli dico?». È stato lui a togliermi ogni imbarazzo. Mi ha chiesto il nome, l’età, da dove venivo. Saputo che sono di Casamance, in Senegal, mi ha domandato: «Fai parte di quelli che vogliono l’indipendenza?». Nella zona c’è infatti un gruppo separatista e sono rimasto sorpreso che il Papa fosse a conoscenza di quella vicenda. Dal modo in cui ascoltava ho capito che le sue non erano domande di circostanza. Voleva conoscere la mia storia. Gli ho raccontato dell’arrivo in Italia nel ’97, del lavoro di venditore ambulante e di come stessi cercando di ottenere un permesso di soggiorno. Poi abbiamo parlato anche di religione. Gli ho detto che ero musulmano. Lui ha risposto che le religioni devono costruire insieme la pace, non farsi la guerra. Forse sono in debito con il Papa. Dopo averlo incontrato, infatti, sono stato assunto alle scuderie pontificie e così, 4 mesi dopo, ho ottenuto il permesso di soggiorno. Strano, vero? Un islamico che lavora per il Vaticano! Mi piacerebbe rincontrarlo per dirgli che, da buon musulmano, non mi dimenticherò gli insegnamenti di Giovanni Paolo II.

    dal corsera di oggi

  8. #18
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    Il "Papa" durante la visita al museo "dell'Olocausto". A sinistra, il primo ministro israeliano Ehud Barak:




  9. #19
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    Predefinito POST EVENTUM

    RINGRAZIO DAVVERO SURSUM PER L'INTERESSANTE THREAD DEDICATO AD UNA FIGURA MOLTO VICINA AL "MYSTERIUM INIQUITATIS".
    MI SONO PERMESSO DI AGGIUNGERE QUALCHE VIRGOLETTA ALLA PAROLA "PAPA" CHE TI ERA SFUGGITA.
    CAPISCO E COMPRENDO ANCHE LO SPIRITO DI ALCUNI FORUMISTI CHE SONO INTERVENUTI CRITICAMENTE: è SEMPRE DIFFICILE SEPARARE LE EMOZIONI DI UN "ANNIVERSARIO" DALL'OGGETTIVITà, SPESSO CRUDA, DELLA IFLESSIONE TEOLOGICA.
    IN QUESTO FORUM (ED è PER ME MOTIVO DI VANTO) è STATO FATTO: CI SIAMO TENUTI LONTANI SIA DAL TURPE LATRATO LAICISTA O INCREDULO (DI CUI POLITICAONLINE ABBONDA), SIA DAI VANI PEANA SEDEPLENISTI DI TALUNI.
    CHE DIO CONCEDA PRESTO UN PAPA ALLA SUA CHIESA! FIAT FIAT! AMEN AMEN

    VIVA IL PAPATO!

    GUELFO NERO

  10. #20
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    pensa se eleggono uno coi lineamenti da indio: a felix verrà un accidente.

 

 
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