Sono stati infatti rigettati tutti i ricorsi in appello presentati in sede europea da Roger Garaudy, che, in seguito alla pubblicazione di ”The Founding Myths of Modern Israel” era stato condannato in Francia, con i capi d’imputazione di “contestazione dei crimini contro l’Umanità”, “diffamazione pubblica di un gruppo di persone”, e “incitamento alla discriminazione e all’odio razziale”, al pagamento di un’ammenda superiore ai 25 900 000 euro ed un risarcimento superiore a 33 500 000 euro (avete letto bene!).
La notizia è riportata estesamente, assieme ad una discussione della sentenza, dalla rivista “Diritto e Giustizia”, numero 34, 4 ottobre 2003, pagg. 80-91, e seguita da un dossier su “Il revisionismo al vaglio della Corte di Strasburgo”.
Da notare che anche la corte europea ha fatto proprio il solipsismo francese secondo cui l’Olocausto è “evento storicoindiscutibilmente e palesemente accertato”. E sottolineo “indiscutibilmente” perché sta lì la chiave di tutto l’armamentario azzeccagarbuglico. Oltre che sul cavillo falso (inteso a salvare capra e cavoli) secondo cui tali sentenze non violano affatto il diritto alla libertà di espressione, in quanto mirate a prevenire attacchi a fondo contro i principii base della legalità europea, quindi emesse nell’interesse e nella tutela dei cittadini. Il falso sillogismo è che chi fa ricerca revisionistica sull’Olocausto instaura ipso facto il nazionalsocialismo e il totalitarismo, con annessi crimini contro l’Umanità. Onde per cui i cittadini devono esserne difesi.
Possiamo iniziare il conto alla rovescia per l’arrivo della censura anche qui da noi.




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