Iraq, svolta di guerra dell'Ulivo
DOPO IL VOTO DELL'ONU Fassino: «La situazione è completamente cambiata». D'Alema: «La missione irachena non è più illegittima». Rutelli: «Non so se cadrà il nostro veto. Ma c'è stato un fatto nuovo importante».
ANDREA COLOMBO - Il Manifesto, 18 ottobre 2003
ROMA - No, la disponibilità ufficiale delle principali forze uliviste ad appoggiare la proroga della missione in Iraq ancora non c'è. Ma il nuovo voto dell'Onu ha cambiato tutto, e l'asse centrale dell'Ulivo lo grida a squarciagola. Più loquaci ed entusiasti di tutti sono i leader diessini. Il presidente Massimo D'Alema si muove in punta di diritto. Col voto, dice, «viene meno la ragione di illegittimità per la presenza del contingente italiano». Con quel colpo di bacchetta magica, la scelta tra contrastare o appoggiare l'occupazione americana è stata derubricata a semplice «questione d'opportunità politica». Limitando i commenti al maggiore o minore tasso di legittimità formale dell'occupazione, il presidente della Quercia evita di sbilanciarsi troppo. Allo stesso tempo si mette al riparo dalle accuse che certamente bersaglierebbero il suo partito e l'Ulivo tutto se, dopo essersi per mesi trincerati dietro le decisioni delle Nazioni unite, i due partiti fingessero di ignorare la svolta del palazzo di vetro. Ma che d'Alema, dopo aver a lungo denunciato la guerra, si limiti ora a segnalarne la «legittimità», senza aggiungere parola, dice molto sul clima che regna sotto la Quercia e intorno alla Margherita. Un clima assai diverso, quasi opposto, a quello della primavera, quando, incalzate dai movimenti e potendo contare sull'alibi del no dell'Onu, le forze centrali dell'Ulivo si opposero all'intervento in Iraq.
Del resto, se D'Alema si trincera dietro la legittimità dell'occupazione, i suoi compagni della maggioranza diessina sono meno prudenti. Quello del segreatrio Fassino è un peana in piena regola, un applauso entusiasta. «La risoluzione dell'Onu - esclama - rappresenta senza dubbio una svolta. Si è aperta una fase del tutto diversa ed è evidente che, se e quando il governo porterà in palamento delle proposte ne terremo conto». Non è ancora l'annuncio del voto a favore, ma ci va vicinissimo.
Difficile dire cosa nel concreto sia cambiato col colpo di teatro al palazzo di vetro. Impossibile spiegare perché quell'occupazione che veniva sino a ieri denunciata con parole di fuoco sia diventata di colpo, se non proprio encomiabile, almeno accettabile. Ma Fassino, uomo di fegato, ci prova lo stesso. La svolta, spiega, si deve al fatto che, col voto di giovedì scorso «si supera l'unilateralismo con cui si è voluta affrontare la crisi irachena e si ritorna nell'ambito di una strategia multilaterale». Il che equivale a dire che quel voto è stato uno scacco feroce per George W. Bush. Che però non sembra essersene accorto.
Rutelli è lievemente più cauto. Il fatto è «importante». Trattasi però ancora solo di «un passo giusto nella direzione del ritorno alla potestà dell'Onu e per chiudere la porta all'unilateralismo». Ma il capo della Margherita è tentato quanto e più della Quercia di schierarsi a favore della missione. Anche perché le stesse gerarchie vaticane, ai cui umori la Margherita è assai sensibile, avrebbero modificato la loro posizione inizialmente rgidamente ostile all'occupazione. Il problema è l'insicurezza delle enclaves cattoliche in Iraq che,mentre erano garantite da Saddam, si sentono ora troppo esposte. E nello scudo degli Usa il Vaticano ha poca fiducia.
Certo, anche la Margherita deve fare i conti con il suo dissenso interno, molto più limitato però di quello che minaccia i Ds. Il correntone, vicino allo sfaldamento, sembra essere tornato compattamente in campo per contrastare la sterzata della maggioranza.
Sulla posizione di Rifondazione, come su quella dei partiti della sinistra ulivista, non c'è ovviamente alcun dubbio. Bertinotti, comunque, lo ha riconfermato immediatamente: «Non cambia nulla fino a quando le forze militari del govrno Usa continueranno a occupare un paese». La probabile svolta del grosso dell'Ulivo potrebbe però creare qualche ostacolo sulla inesorabile marcia di avvicnamento tra Ulivo e Prc. E certamente aggiungerebbe parecchie frecce alla faretra dell'opposizione interna a Rifondazione.
Ma sono problemi che impensieriscono fino a un certo punto i gruppi dirigenti della Margherita e dei Ds, preoccupati soprattutto di riconquistare la fiducia delle aree sociali moderate e, per di più, impegnate in una competizione diretta per affermarsi come la vera anima moderata e affidabile dell'opposzione.
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