BR e padri a ore
Oggi, a pagina 2 del Corriere della Sera, su un grosso box ben evidenziato a firma Paolo Brogi, leggiamo:
Occhiello: La figlia dell'ex magistrato
Titolo: Federica dal carcere: "Sono preoccupata per papā"
(il papā, ex magistrato ed ex parlamentare dei Verdi č Luigi Saraceni, tra i fondatori di Magistratura Democratica)
Sul Corsera di ieri, pagina 3, da un ampio articolo a firma Fiorenza Sarzanini, trasparivano tutte le, giuste, cautele prese nonchč
i precisissimi accertamenti effettuati dagli organi inquirenti prima di spiccare il mandato di arresto per Federica Saraceni come
presunta coinvolta nell'assassinio del giurisvalorista D'Antona ad opera delle Brigate Rosse. Nel contempo la Sarzanini evidenziava l'imbarazzo dell'avvocato difensore, ex Pubblico Ministero, Francesco Misiani grande amico edc ex collega del padre di Federica, come era evidenziato l'imbarazzo e le cautele nel procedere di Franco Ionta il magistrasto che ha firmato il mandato di arresto di Federica, anch'egli collega ed amico, come Misiani, del padre di Federica Luigi Saraceni.
La vicenda Saraceni ricorda molto da vicino quella del figlio dell'ex Ministro appartenente all'ala di sinistra della DC, Carlo Donat Cattin. Figlio che fu implicato nella vicenda del rapimento e dell'assassinio di Aldo Moro.
Ci si domanda, alla luce delle preoccupazioni e del dolore che dichiarano i figli di famiglie non certo oscure ma note negli ambienti della magistratura e della politica, se non sia il caso di preoccuparsi, prima, di frequentare od essere attivi negli ambienti del terrorismo, invece di dichiararsi, pubblicamente, "preoccupati per papā" al momento dell'arresto e dell'entrata in carcere.
Per non parlare delle centinaia di detenuti e detenute delle carceri italiane che si suicidano in cella o nei gabinetti delle carceri. Detenuti e detenute di cui non si scrive, e quindi l'opinione pubblica non ne sa nulla, se non nelle "grandi occasioni" come oggi leggiamo la dichiarazione della Saraceni "Sono preoccupata per papā" e veniamo a conoscenza nel corso dell'articolo del recente suicidio per impiccagione di Pasqualina C., 38 anni, detenuta nel braccio di Regina Coeli adiacente al braccio in cui ora č detenuta Federica Saraceni. Il suicidio di Pasqualina C., come di tutti i detenuti che arrivano per disperazione all'estremo gesto, addolora e commuove e fa scaturire una domanda: Se i pericoli che corrono i detenuti, e che, quindi, automaticamente suggeriscono al lettore i pericoli analoghi che correrebbe Federica Saraceni, non venivano evidenziati in occasione del suo arresto, avremmo mai saputo del suicidio di Pasqualina C.?
Ciō, per il comune lettore, ha tanto il sapore di BR, e padri, presi a ore.
Giuliana D'Olcese


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