Io opto per la chiesa appendice dello Stato, ma questo lo sapete


Io opto per la chiesa appendice dello Stato, ma questo lo sapete


=====In origine postato da multietnico
nessuna di queste opzioni:stato e chiesa completamente indipendenti e la fede è un fatto individuale.
il resto,come l'aggressione cattolica con l'imposizione del crocifisso è violenza
CONCORDO.....
E AGGIUNGO CHE LA VIOLENZA E L'AGGRESSIONE è CONTINUA ININTERROTTA ASFISSIANTE.....L'EPISODIO DEL CROCIFISSO è LA PIù INNOCENTE.....AANCHE SE SERVE A MANTENERE INTEGRO IL POTERE DELLA CHIESA
NON C'è IN ITALIA UNA STANZA DEI BOTTONI, NEPPURE INSIGNIFICANTE, CHE SIA STATA ASSEGNATA AD UN VERO LAICO...SOLO SCUDOCROCIATI.. CON LE LORO MANI RAPACI ARTIGLIATE AD OGNI MATTONE E AD OGNI ZOLLA DELLA NOSTRA ITALIA...![]()
su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)


beh, non è un caso se la partitocrazia si è affermata in un paese come il nostro nel quale la chiesa è cattolica e non protestante, il movimento operaio comunista e non socialista. qui essa (la partitocrazia) ha trovato l'humus migliore per dar vita ad una concezione dello Stato e del potere nel quale la legge non è quella dello Stato di diritto, né la legge uguale per il primo cittadino e per l'ultimo.
quel tanto di chiesa che resta (oggi magari il vescovo è di destra ma domani starà con l'ulivo perché di lì arriveranno tutti i soldi pubblici) rappresenta insieme al potere industriale, ai sindacati, ai partiti etc.. quel blocco sociale diventato struttura di potere che è stato capace di produrre solo corporativismo, Stato etico e l'anti-cittadino.


13 Allora gli mandarono alcuni Farisei ed Erodiani per prenderlo in fallo mentre parlava.
14 Venuti costoro, gli dissero: «Maestro, noi sappiamo che sei veritiero e non ti preoccupi di alcuni, perchè non guardi in faccia alle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?».
15 Egli conoscendo la loro malizia, esclamò: «Perchè mi tentate? Portatemi un danaro da vedere».
16 Glielo presentarono ed egli chiese: «Di chi è quest'immagine e l'iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare».
17 «Ebbene», replicò Gesù «date a Cesare quel ch'è di Cesare e a Dio quel ch'è di Dio».
E si meravigliarono di lui.


ed io mi meraviglio di voi, 38 visite e 4 paRERI ESPEReSSI!


Il testo evangelico è citato a sproposito. Gli esegeti sono concordi nel dare un'altro significato alla pericope.


E' pur sempre l'unico testo evangelico dove viene espresso con evidenza il rapporto tra Gesù e il potere politico.


Gesù aveva raccontato la parabola dei malvagi vignaioli e gli scribi e i capi sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso; ma temettero il popolo, perché capirono che quella parabola fu detta per loro.
Gli scribi facevano parte della setta dei Farisei, i sacerdoti erano invece Sadducei. Erano due partiti che si fronteggiavano fra loro per diverse convinzioni sulla religione. Erano i due partiti ufficiali che guidavano il popolo.
Ma vi era un terzo partito che non è menzionato, i Zeloti.
Questi erano i rivoluzionari che volevano la liberazione dalla oppressione Romana, a cui si pagava il tributo dovuto a Cesare.
Questi Zeloti erano chiamati i “Sicari”, perché portavano un pugnale corto che i Romani chiamavano : “Sica”. Essere un sicario era essere un terrorista.
La domanda fatta a Gesù , veniva dai due partiti avversi fra loro, ma in quella occasione , alleati.
Difatti, dice Luca, la domanda era simulata e sibillina, che tendeva ad incriminare Gesù, per poterlo poi dare in mano all’autorità del potere del Governatore.
Tutti gli Israeliti, avrebbero detto: No, non è lecito pagare un tributo a Roma, ch’è simbolo di sottomissione e schiavitù.
Se Gesù avesse detto: No, non è lecito pagare questo tributo, l’avrebbero incriminato come uno Zelota rivoluzionario e sarebbe stato arrestato.
Se avesse detto: “Si, è dovuto questo tributo”, allora l’avrebbero tacciato di essere un Pubblicano al servizio dell’oppressore Romano.
Ma Gesù, capì, che quella insolita domanda, altro non era che un tranello, e disse: “Ipocriti, perché mi tentate”.
Poi disse: “Mostratemi la moneta del tributo; ed essi gli posero davanti agli occhi un denaro”.
Gesù disse: “ Di chi è questa effige? E questa iscrizione? Gli risposero: di Cesare”!
Allora Gesù disse quella famosa frase che tutti conoscono, anche coloro che non si interessano di religione:”Rendete a Cesare quel ch’è di Cesare e a Dio quel ch’è di Dio”.
Questa frase di Gesù, molti non l’hanno capita nella sua vasta importanza e nel suo vasto significato.
Gesù additò l’effige della moneta, cioè l’immagine raffigurata sulla moneta, a dimostrazione del
potere di Cesare.
Gli Israeliti, che osservavano i comandamenti di Dio, sapevano che era proibito farsi delle immagini e per loro era una idolatria quella moneta.
Nel testo Greco , l’immagine veniva chiamata: “ EIKON”, di cui la parola italiana: ICONA.
Quell’effige sulla moneta era un’icona; cioè, quella raffigurazione che i pagani hanno adorato nel tempo. Gesù dicendo: “Date a Cesare quel ch’è di Cesare”, ha voluto dire: Non fate connubio fra le cose della materia con le cose di Dio.
Fra di loro c’è un confine ben delineato. Quel denaro raffigurava la ricchezza, che i Giudei chiamavano “Mammona”.
Gesù disse un giorno: (Matteo 6/24) “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si atterrà all’uno e sprezzerà l’altro. Voi non potete servire Dio e a Mammona
(In Aramaico Mammona è la ricchezza).
Quando Gesù additò l’effige, ossia, l’immagine sulla moneta, voleva far capire che esiste un’altra immagine, ch’è tanto superiore al potere temporale dei potenti di questo mondo.
Nella Genesi 1/26 Dio disse:”Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza”.
L’uomo è l’icona, ossia l’immagine di Dio e appartiene a Dio.
Anche Gesù portò questa immagine (II Cor.4/4) “ L’Iddio di questo mondo ha accecato le menti degli increduli, affinché la luce dell’evangelo della Gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio non risplenda loro”.
Gesù nella Sua umanità era l’immagine di Dio, vera e propria, perché era puro e senza peccato.
Il confine o la linea di demarcazione fra il divino e il profano è segnata con molta evidenza.
L’apostolo Paolo, tenendo sempre presente questa separazione disse ai Romani: (13/7)” Rendete a tutti quel che dovete loro; il tributo a chi dovete il tributo; la gabella a chi la gabella; il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore”.
Il tributo e la gabella sono tasse dovute al potere; il timore e l’onore è dovuto solo a Dio di cui noi tutti siamo la Sua immagine e pertanto a Lui apparteniamo.
L’apostolo Paolo dice (Rom.8/29) “Quelli che Dio ha chiamati li ha pure destinati ad essere conformi all’immagine del Suo figliuolo”. Lo stesso apostolo Paolo ai Corinti (II 15/49) dice: ”Come abbiam portato l’immagine del terreno così porteremo anche l’immagine del celeste”. Con quella famosa risposta, Gesù ha voluto dividere il sacro dal profano.
Il denaro è lo sterco di satana. Nel libo dei Proverbi (23/4-5) è detto: “Non t’affannare per diventare ricco, smetti dall’applicarvi la tua intelligenza. Vuoi tu fissar lo sguardo su ciò che scompare? Giacché la ricchezza si fa delle ali come l’aquila che vola verso il cielo”:


Perché molti camminano da nemici della croce di Cristo (ve l’ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo), la fine dei quali è la perdizione; il loro dio è il ventre e la loro gloria è in ciò che torna a loro vergogna; gente che ha l’animo alle cose della terra.
Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa.


Difatti, dice Luca, la domanda era simulata e sibillina, che tendeva ad incriminare Gesù, per poterlo poi dare in mano all’autorità del potere del Governatore
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MA SE GESù SAPEVA CHE IL SUO DESTINO ERA QELLO DI FINIRE IN MANO AL GOVERNATORE, PERCHè AVREBBE MENTITO AL FINE DI SALVARSI??
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PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)