Da consumatori a cittadini responsabili: un confronto sullo sviluppo sostenibile fra il patriarca Scola e il sociologo Sachs

SCOLA
Una salda antropologia davanti alla pericolosa alleanza fra mercato e libertinismo e ai neomalthusiani
SACHS
Non c’è giustizia quando si ignora l’ecologia. Costruiamo un Pianeta "buono" e una cittadinanza globale



Questione di stile. Perché "lo stile è l'uomo", ricorda Scola. Perché lo stile è giustizia, sottolinea Sachs. Singolari convergenze tra il patriarca di Venezia e il ricercatore del Wuppertal Institut, tra il cardinale cattolico e l'ecologista tedesco. Chiamati ieri sera a interpretate, ciascuno a modo suo (con il proprio personalissimo "stile"), il tema proposto dal veneziano Mag (sigla che sta per "Mutua auto-gestione" e vuol dire soprattutto finanza solidale) al Centro culturale Santa Maria delle Grazie di Mestre: "Quale economia? Da consumatori a cittadini responsabili". Che strana coppia. E che strano tema. Non che sia un tema nuovo. Anche ieri sera sono intervenuti i Bilanci di giustizia, Miriam Giovenzana di Altraeconomia e s'è parlato di commercio equo e solidale. "Strano" è inserirli, come fa il patriarca Angelo Scola, in una riflessione antropologica alta, più che strana, straniante. E "strano" è sentir parlare Wolfgang Sachs di salmoni e zanzare, per concludere, dopo rapidi e arguti sillogismi, che ignorando l'ecologia non avremo né giustizia né pace. Strano... Alla fine non risulterà affatto strano che Scola abbia creato a Venezia, primo caso italiano, un Ufficio pastorale - o Centro, come lui preferisce chiamarlo - per gli stili di vita, affidato alla responsabilità di don Gianni Fazzini, fondatore dei Bilanci di giustizia. Un modo per valorizzare risorse locali; un modo per farle decollare. Scola naviga alto, com'è giusto e come sta nelle sue corde. Ma è anche terribilmente realistico quando confida che "l'etica da sola non basta a muovere il desiderio dell'uomo", e "per condurre la libertà ad accogliere il suo dovere anche in campo economico, occorre mostrare il fascino, la convenienza di nuovi stili di vita". Nuovi stili per una vita buona e bella. Nuovi stili da scegliere non per paura, ribadisce Scola, o mossi dalla corrente del neomalthusianismo, sostanzialmente contro l'uomo e la sua verità. Nuovi stili di vita per vivere una vita buona. E per un pianeta "buono", replica Sachs. Dove la distanza non è più tanto tra un nord e un sud, ma tra una classe consumistica globale che si dirama, sia pure ancora marginalmente, anche a sud. Sachs si fa la domanda: "Siamo capaci di convivere?". E si dà la risposta: "Dobbiamo studiare le vie per una cittadinanza globale. Senza ecologia, temo non sia possibile". Avviso agli scettici: Sachs non è un "fondamentalista ecologista". Ma certo non deve guardare con simpatia i corifei del consumismo, quelli che Scola ritiene responsabili della "perniciosa alleanza tra mercato e libertinismo". Non stupiamoci se a Mestre irrompe un termine che siamo abituati a collocare altrove. Scola spiega: quando si allea con l'eros, il libertinismo determina l'oscenità dei corpi; quando si allea con il mercato, produce l'oscenità delle merci. E sull'ingiustiza, il valore reale e l'irrisorietà di tante merci si sofferma Sachs. Per produrre un chilo di salmone occorrono cinque chili di farina di pesce che arriva dalle coste sudamericane del Pacifico; e il cambiamento del clima, del quale siamo almeno in parte corresponsabili noi del nord con le nostre attività produttive necessarie ai nostri attuali stili di vita, le zanzare (e la malaria) cominciano a proliferare a latitudini e altitudini un tempo impensabili. A morire non siamo noi, ma chi vive a quelle latitudini. Conclude Sachs: "Occorre ridisegnare forme di benessere che siano democratizzabili. Non tutti gli abitanti del globo potranno mai possedere una Mercedes, così com'è adesso una Mercedes. Ma tutti potrebbero disporre d'una buona bicicletta o di una piccola autovettura capace di percorrere cento chilometri con un litro di benzina, la tecnologia per riuscirci c'è già". Sarà anche una strana coppia, ma l'assonanza con Scola è evidente: "Proporre nuovi stili di vita- afferma il patriarca - significa lavorare per rompere l'inaccettabile alleanza tra mercato e libertinismo e sostituirvi quella tra mercato e solidarietà". E poiché nulla è più nuovo, "strano", di certe pagine di magistero, scopriamo che tutto questo è racchiuso nella Centesimus annus: "E' necessaria e urgente una grande opera educativa e culturale, che comprenda l'educazione dei consumatori a un uso responsabile del loro potere di scelta, la formazione di un alto senso di responsabilità nei produttori e,soprattutto, nei professionisti delle comunicazioni di massa, oltre che il necessario intervento delle pubbliche autorità" (36). Alla fine della strana serata, Sachs darà l'appuntamento a Scola a un crocevia culturale: "Lei e io, credo, siamo d'accordo su un punto: l'uomo non è solo un mezzo. E occorre quindi porre degli argini alla strumentalizzazione dell'uomo e delle comunità". Prima l'uomo, poi il mercato. Con tutte le conseguenti questioni di stile.


Dal Nostro Inviato A Mestre Umberto Folena
L'Avvenire
1/11/03