Londra. Al Consiglio di Bruxelles del 16 ottobre, Silvio Berlusconi aveva fatto capire che si sarebbe aperta una fase nuova nella tessitura diplomatica legata alla Conferenza intergovernativa. Una fase affidata a incontri bilaterali mirati ai paesi con più influenza negli equilibri comunitari.
In questo quadro s’inserisce l’incontro di ieri tra il presidente di turno dell’Ue e il premier inglese Tony Blair.
Cominciare da Londra, vuol dire cominciare in discesa.
Difficile pensare a un governo inglese più aperto ai temi europei di quello di Blair.
Sul versante italiano si ritiene che Berlusconi sia nella posizione ideale per tenere Londra il più possibile radicata nel contesto comunitario. “Siamo i più atlantici tra gli europeisti e i più europeisti tra gli atlantici”, ripetono gli uomini di Palazzo Chigi.
Guai però a evocare direttori: la linea ufficiale è che non esistono, e comunque non preoccupano.
Ma a scavare un po’ di più, in ambienti comunitari, qualche nota di fastidio sul fatto che l’asse franco-tedesco si sia rimesso in moto e che spesso si trascini dietro la Gran Bretagna non è difficile da trovare. Motivo in più per riprendere le fila della trama europea da Londra, dove i punti d’intesa sono più numerosi che altrove. Così un rapido pranzo al 10 di Downing Street, sulla via verso il vertice Europa-Cina di Pechino, e un’ora di colloquio hanno consentito a Berlusconi di raccogliere una rinnovata promessa di sostegno al suo lavoro di mediazione.
Londra ha lavorato bene nella Convenzione dove aveva un rappresentante forte e preparato come il ministro Peter Hain, oggi capogruppo ai Comuni. Molte delle posizioni inglesi sono entrate nel testo del Trattato e l’interesse di Blair è di conseguenza quello di mettere un freno a modifiche tali da riaprire la discussione.
Berlusconi, che deve ottenere l’accordo politico di fondo entro la fine della sua presidenza, ha lo stesso interesse. Ciò non significa che non ci siano difficoltà. Il Regno Unito è il capofila di un gruppo di paesi determinati a non allargare la sfera delle materie su cui la futura Unione potrà prendere decisioni a maggioranza qualificata.
Blair ha ricordato al suo ospite che sulla politica fiscale, sulla cooperazione giudiziaria e penale e sulla politica estera, Londra non è pronta a cedere quote di sovranità. “E’ inutile – avrebbe detto Blair – fare concessioni su questa linea, perché poi il Parlamento non mi seguirebbe”. Quello che gli inglesi chiedono alla presidenza italiana sono più chiarimenti che modifiche.
Lo stesso vale per la questione del ruolo del ministro degli Esteri europeo: Londra ha accettato di vederlo operare in condominio tra Consiglio e Commissione ma cerca spazi per meglio definire l’equilibrio dei suoi poteri.
Uno dei temi più in evidenza nell’incontro di ieri era infine quello della difesa. Il dossier investe temi centrali come la possibilità di avere cooperazioni rafforzate in tema di difesa; evoca il tabù del direttorio perché coinvolge principalmente Francia, Germania e Inghilterra; e infine tocca il nodo dei rapporti transatlantici, come si è visto dalle reazioni americane davanti alla possibilità che la difesa europea possa indebolire la Nato.
Su questo tema Blair ha preferito parlare col premier italiano piuttosto che con il presidente dell’Ue.
da il Foglio
saluti




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