Dal discorso di Violante oggi alla Camera:
Nel febbraio 1993 uno stimato commentatore politico scrisse: “Questi partiti devono retrocedere e alzare le mani. Devono farlo subito. E devono farlo senza le furbizie…che accompagnano i rantoli della loro agonia. Perché questo sì sarebbe un golpe contro la democrazia: cercare di resistere contro la volontà popolare.”. Nell’agosto successivo un parlamentare sostenne: “C’è in giro uno sfrenato giustizialismo, ma il giudice non deve celebrare vendette; anche nei momenti più difficili deve puramente e semplicemente amministrare giustizia… L’unica ricetta che si può consigliare alla magistratura…è sottrarsi all’esaltazione dei mezzi d’informazione.”. Il commentatore politico era Marcello Pera. Il parlamentare era chi vi parla. Ho proposto queste due citazioni perchè vorrei mettere in guardia dagli stereotipi costruiti dalla polemica politica. E perchè conosco la statura e lo spirito liberale del presidente del Senato. La storia della Repubblica è stata attraversata da molte tragedie. Nessun paese occidentale, moderno e democratico ha avuto tante stragi terroristiche e mafiose, tanti uomini politici, imprenditori, magistrati, poliziotti, uccisi perchè si sforzavano di fare lealmente il proprio lavoro. E l’Italia ed il suo mondo politico non sempre sono stati tutti dalla parte giusta. Una parte d’ Italia e del suo mondo politico è stata con Michele Sindona, il banchiere di Cosa Nostra, e ha cercato di evitare, a spese della collettività, che egli rispondesse dei suoi crimini. Un’altra parte d’Italia e del suo mondo politico stava con Giorgio Ambrosoli, Paolo Baffi, Mario Sarcinelli. Una parte d’Italia stava con Vito Ciancimino ed un’altra parte stava con Pier Santi Mattarella. Non siamo stati tutti uguali nella storia della Repubblica e le divisioni sono spesso passate dentro i partiti politici, per corruzione o per convenienza, per arroganza o per subalternità. La fine della classe dirigente della prima Repubblica non è stata determinata da fattori giudiziari. L’intervento giudiziario ha concorso, certamente, e non sempre in modo proprio. Ma le cause della crisi furono squisitamente politiche. Dobbiamo riconoscere che le corruzioni c’erano. Dobbiamo riconoscere che i rapporti tra mafiosi e alcuni uomini politici c’erano. Dobbiamo riconoscere che l’intervento della magistratura in queste degenerazioni era doveroso in base alla nostra Costituzione.
La replica di Bondi:
"Lei ha pronunciato un discorso ipocrita, falso e indegno... nella vita delle persone gli errori prima o poi si pagano, c'è una giustizia superiore, nella quale possono credere laici e credenti, che ci chiama personalmente a rendere conto dei nostri comportamenti, dei nostri atti, delle nostre responsabilità...Deve essere chiaro che lei non è una vittima, ma un carnefice, perché le vittime sono altre, quegli uomini politici che hanno subito accuse gravissime, che hanno subito la gogna e perfino la tortura, che hanno sofferto con le loro famiglie pene fisiche e morali ingiustificate ...Chi, come lei, ha infettato e avvelenato il sistema dei partiti e vi ha introdotto il virus giustizialista in politica non ha titolo nè diritto alcuno di dare lezioni di democrazia o lanciare nuove accuse".
non c'è esempio migliore per misurare la distanza intellettuale tra due classi dirigenti (questo aggettivo riferito a Bondi è ridicolo...più che dirigere, è diretto....)




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