SHANGAI, 1 NOV - Nei rapporti con la Cina e' giunto, per l'Italia, il momento di voltare pagina e imparare a fare come altri paesi che non esitano a esercitare pressioni politiche per favorire i loro interessi. Archiviata l'ipotesi di attivare dazi doganali, la strada da seguire passa per la lotta alle contraffazioni, per la concorrenza che i prodotti italiani devono portare sul mercato cinese e per un nuovo, forte sostegno del governo alla presenza dell'imprenditoria italiana su un mercato che presenta potenzialita' straordinarie. Al termine della visita di tre giorni compiuta a Pechino e Shangai della delegazione del governo guidata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi - accompagnato dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti - e' questa la 'lezione' emersa dagli incontri avuti con le autorita' locali e con numerosi esponenti del mondo imprenditoriale italo-cinese. Il bilancio della missione, in un paese che cresce a ritmi (oltre l'8%) inimmaginabili per l'Italia, ma anche per l'Europa, e' stato fatto dallo stesso Berlusconi, il quale, nel corso dell'ultima conferenza stampa tenuta prima di rientrare in Italia, ha sottolineato la necessita' di ''cambiare'' rispetto al passato per ''avere la possibilita' che altri paesi gia' hanno di essere presenti con loro importanti industrie in mercati dinamici e in crescita come quello cinese''. Ai 350 imprenditori itali-cinesi incontrati a Shangai - che con la sua selva di grattacieli nati negli ultimi dieci anni rappresenta la citta' simbolo della crescita economica del paese e che non ha mancato di impressionare Berlusconi - il premier ha assicurato il massimo supporto del governo. Perche' cio' possa dare frutti concreti, ha sottolineato il presidente del COnsiglio, occorre pero' ''una certa stabilita' di governo'' poiche' a nuocere agli interessi degli italiani all'estero non e' stato solo il disinteresse mostrato nel passato dai ''professionisti della politica'', ma anche quel continuo cambio di governi che ''ha fatto si' che gli imprenditori fossero costretti ad operare da soli''. ''Io - ha detto Berlusconi - ho l'esperienza delle pressioni che vengono rivolte al nostro governo da altri Stati, primi tra tutti la Germania, l'Austria, la Gran Bretagna e la Francia; a volte ci sono visite di primi ministri o presidenti della repubblica finalizzate ad ottenere interesse del governo per facilitare l'assunzione di una iniziativa sul territorio italiano. Questo il governo italiano non l'ha mai fatto''. Gli imprenditori italo-cinesi hanno chiesto tra l'altro a Berlusconi, nel corso di un faccia a faccia durato oltre un'ora, di organizzare in un'unica ed efficiente struttura le varie competenze suddivise tra ambasciate, consolati, Ice, Simest, Sace e altre istituzioni, di premere affinche' l'Alitalia torni a volare su Pechino e Shangai, di aiutarli a non perdere la straordinaria occasione rappresentato dallo sviluppo cinese. Nei giorni scorsi il premier, prima nell'ambito del vertice Ue-Cina e poi nel quadro del summit bilaterale italo-cinese, aveva insistito molto con il nuovo gruppo dirigente di Pechino guidato dal presidente Hu Jintao e dal premier Wen Jiabao sulla necessita' di condurre una decisa azione contro le contraffazioni, fenomeno da cui le imprese italiane vengono pesantemente danneggiate. Con le autorita' di Pechino, Berlusconi aveva anche sottolineato la necessita' di una piena applicazione dello Stato di diritto e delle regole sottoscritte la momento dell'adesione all'Organizzazione mondiale per il commercio (Wto). Berlusconi aveva pero' rivolto da Pechino un invito agli imprenditori italiani ad essere ''piu' coraggiosi nell'affacciarsi nel mercato cinese'' che gia' oggi conta tra i 100 e i 150 milioni di persone definite per il loro reddito 'benestanti'. ''Non e' affatto un problema di coraggio'', gli ha risposto oggi a Shangai il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi ma ''di avere la volonta' e l'opportunita' '' per essere presenti. ''L'importante comunque e' che l'Italia abbia finalmente aperto bene gli occhi sulla Cina e che abbia chiesto chiarezza ai cinesi sul delicato problema delle contraffazioni''.
ansa 01/11/2003 15:08
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IL PREMIER.......NON HA UN BRICIOLO DI CULTURA ED E' UN VOLTAFACCIA, PERSINO CON SE STESSO......PAZZESCO!!!!
Saluti




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