Suprema è l'indifferenza del tempo meteorologico verso i nostri calcoli, le nostre previsioni scientifiche o forse soltanto ipotesi. Esauritasi la torrida estate, ci annunciarono mesi tiepidi, soleggiati, per l'autunno e per l'inverno, e poi vendette climatiche con scioglimento dei ghiacci e conseguente innalzamento di livello delle acque costiere. Tuttavia qualche affarista si rallegrò pensando alla doppia fioritura delle piante fruttifere, ai doppi raccolti con raddoppiata remunerazione del lavoro: abbiamo ben visto quanto il clima influenzi il prezzo delle derrate. Ma i contadini veri, quanti ne rimangono, esperti in proprio piuttosto che per proclami altrui, misero in guardia da certi vaticini, consapevoli di come la natura, finora almeno, non faccia salti, ma proceda con ritmi scanditi secondo la visione leopardiana. A rafforzare le sempre più labili e frettolose memorie, ricorderemo che l'inizio d'autunno fu gradevole fino a supporre che la stagione così procedesse senza ripensamenti, poi d'improvviso s'alternarono acquazzoni torrenziali fra le latitudini, accompagnati a e seguiti da un gelo che snidò anzitempo soprabiti e cappotti dai loro rifugi di naftalina. Però, allineandosi con l'estate di San Martino, questi stessi indumenti rientrarono sulle grucce negli armadi in virtù di ritrovati tepori, ma non ovunque: sugli sci a Cortina, tuffi in mare a Mondello. Dunque, avremo le stagioni che Dio vorrà, come sempre accadde, provvidenziali, condizionate da voleri su cui la nostra determinazione è inesistente. Essendo libere e imprevedibili nel loro proporsi, ci fanno apprezzare la libertà nei nostri pensieri, nelle manifestazioni, nella condotta quotidiana, nella nostalgia o nella frenesia di cose nuove. Una libertà che comunque chiama al buonsenso, che mai scardina antiche certezze se non ne ha già collaudate di nuove. Nell'anno 2003 dell'era cristiana. Perché mai prima e dopo di Lui, non d'altri? Ininterrotti filosofemi ci vengono sottoposti: ci meditiamo, in attesa che dalla loro dissoluzione ne nascono dei nuovi sui quali ancora riflettere e polemizzare. Finché sorgono questioni più pressanti. E a Natale? Poveri pubblicitari; in che modo si arrabatteranno per non offendere nessuno? Forse giochiamo a rimettere in discussione le genuine radici per misurarne la resistenza.
Franco Piccinelli
la gazzetta del sud
11 novembre 2003)




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