....agguato

Non è affatto un espediente o una provocazione l’idea di mescolare le bandiere contro il terrorismo, come hanno subito starnazzato le oche giulive dell’antiberlusconismo.
E’ una proposta politica, punto e basta.
Contro un’Italia degli agguati, delle ritorsioni, dell’incomunicabilità democratica.
Una proposta che nasce da una constatazione: il terrorismo storico ha colpito nella lunga fase di incubazione della crisi della Prima repubblica o partitocrazia, e anche allora da noi era più virulento e persistente proprio per questo motivo tipicamente politico; il nuovo terrorismo nasce nella disastrata transizione segnata dalla reciproca delegittimazione e dall’odiocrazia.
Del conflitto questo giornale non ha mai avuto paura, e si possono dire tante belle cose anche dure e severe, si possono fare tante lotte sociali e civili, si possono dire tanti “no” sonanti e chiari senza per questo rassegnarsi allo spettacolino della finta crudeltà, della vera faziosità e dei diversi mandati linguistici all’inseguimento del particulare o della vanità di gruppi, persone e partiti.
Non si può certo ripetere il modello di unità nazionale blindata contro il terrorismo degli anni Settanta.
Ovvio.
Nella sua lettera a questo giornale lo dice in prima persona il ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, che visse quell’esperienza in modo diretto e umanamente tragico.
Ma non si può nemmeno indulgere, come fanno certi banali demagoghi, nell’idea che il terrorismo è un microfenomeno straccione, che l’area di contiguità e di appoggio alla violenza è una scemenza giovanilistica, e altre belle e finte illusioni che cullano il sonno della ragione di molti spaccatori di capello in quattro.
Segnare un confine è utile, in politica, e più solido è il confine meglio è. Non avremmo assicurato alla giustizia il nucleo d’acciaio delle Bierre, negli anni Settanta e Ottanta, se magistrati e carabinieri tosti non avessero avuto il via libera politico che ottennero dalla famosa o famigerata “unità nazionale”.
Solo che allora si arrivò così tardi alla battaglia, causa la spensieratezza feroce di questo paese nei momenti tragici, che tutto fu coperto da una cultura e da una prassi dell’emergenza le quali hanno lasciato residui velenosi e illiberali nella storia del paese.
Vogliamo ripeterci? Vogliamo assistere al disfacimento della maggioranza di governo (caso Castelli) e all’inabissamento dell’opposizione nella solita ammuina girotondina?
O vogliamo cambiare registro?
Essere o non essere, questo è il problema.
Chi mastica amaro di fronte a una frontiera simbolica per il rilancio della politica vera mostra quel che è. E a voi della base della Lega e di Forza Italia, a voi tifosi che ritenete basti l’urlo quotidiano, va ricordato solo questo: guardate con quale comico mal di pancia guardano a Firenze e alla manifestazione delle bandiere mescolate quelli che bruciano in piazza le vostre, di bandiere. Quelli che vi sputano in faccia tutti i giorni e vi danno di nazisti. Guardate, e riflettete.

Ferrara sul suo Foglio

saluti