....linguistico
Contro Schifani.
Rileggetevi il trattamento riservato a Vito Schifani dall’Unità o da Michele Serra o dall’Espresso, ripescate le dichiarazioni supponenti e sprezzanti con cui si è manifestato il linciaggio
personale di questo avvocato siciliano che si è imbarcato con Forza Italia e dirige il gruppo del Senato, ripensate per un momento all’astio antropologico che lo bolla nei discorsi da bar della politica di opposizione come un incolto, come un ventriloquo, come un avvocaticchio indegno dell’elezione popolare, un servo del partito azienda.
Pensate all’effetto dell’insulto belluino travestito da elegante disdegno, l’insulto costituzionalistico alla Alessandro Pizzorusso, quello contro cui Carlo Azeglio Ciampi ha espresso finalmente la sua “ferma deplorazione” e che dovrebbe essere per lo meno sculacciato dai suoi colleghi dell’Accademia dei Lincei (non linciatori, Lincei).
Pensate a tutto questo e poi domandatevi: che ci sono andati a fare nell’androne di casa Schifani quel paio di brigatisti o parabrigatisti che hanno disegnato la stella a cinque punte e i codici riservati delle sue prenotazioni sul volo Palermo-Roma?
Ma soprattutto, a quale mandato linguistico corrisponde la loro azione di intimidazione personale, il loro messaggio “se non t’ammazziamo è perché non vogliamo, ma potremmo farlo in qualunque momento”?
Pensate a quei marrazzoni che stanno a spaccare il capello in quattro e che non vogliono sfilare contro il terrorismo a fianco di Schifani. Pensateci.
Gli elegantoni, gli snob, i razzisti di sinistra la piantino una buona volta non già di esercitare il dissenso più duro, che è un loro diritto, ma di linciare moralmente, psicologicamente le persone, di applicare agli altri la legge frivola e plumbea della parola omicidaria.
Schifani, sul quale abbiamo ironizzato e continueremo a ironizzare a piacimento, è meglio di loro.
Del migliore tra loro.
Uno dei sintomi più evidenti della decadenza e della volgarità culturale di una parte della sinistra è infatti l’attacco alle persone, la capacità sempre nuova e sempre viva di bastonare in effigie chiunque sia, a torto o a ragione, dall’altra parte della barricata in cui i puri militano.
La vecchia sinistra italiana aveva le sue durezze, sapeva essere feroce in perfetta sintonia con tempi feroci, ma conosceva il valore della parola, non lo disperdeva senza spirito e senza bellezza nell’inerte e mortificante insulto personale, cercava quasi sempre di salvare, a parte le eccezioni, la regola della distinzione tra i comportamenti e le persone fisiche.
Che possono essere derise, criticate, perfino abusate con stile, mai linciate.
da il Foglio
saluti




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