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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Giulio Andreotti incastra il presidente dei deputati della Sinistretta Giacobina

    dal quotidiano torinese.

    "
    La Stampa del 06/11/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    Il senatore a vita: non mi ha convinto, adesso devo replicare
    «Il capogruppo della Quercia ha parlato troppo dell'Antimafia e troppo poco della sua lettera»
    Antonella Rampino
    --------------------------------------------------------------------------------

    Una miriade, la solita miriade, di minutissimi fogliettini. Stavolta, pieni di cifre. Date, giorni, quasi tutti dell'inizio dell'aprile del 1993. Anni lontani, i momenti in cui si fissa l'inizio del decennale caso giudiziario: Andreotti indagato dalla procura di Palermo. Ecco, dopo una mezza giornata a rivedere le carte dei suoi processi chiuso a Palazzo Giustiniani col suo avvocato, Giulio Andreotti arriverà stamattina, come ogni giorno della sua vita lavorativa di senatore a vita, a Palazzo Madama. Ma stavolta, con quei fogliettini pieni di date in mano, per replicare in aula, in pieno dibattito parlamentare, a quanto detto da Luciano Violante ieri alla Camera. Parole nelle quali il senatore a vita ha letto la conferma di una trama, ordita in una "sospetta sequenza temporale", dopo aver già detto che sul suo caso, addirittura, "si vedono bene le impronte digitali di Violante".
    "Su un fatto non ci piove: se non era Violante a mandare la segnalazione anonima, quella a Palermo da sola certo non ci arrivava....". La prima reazione del senatore a vita, ieri, era ironica come sempre. Ma con una venatura di fastidio. Violante aveva appena cominciato a scandire, a Montecitorio, il suo intervento, un'attenta ricostruzione, per fatto personale, in replica all'accusa di "aver ordito una trama per accusare di gravi illeciti penali un uomo innocente". E anche se poi, nel corso dell'intervento che il senatore leggerà attentamente, riascoltandone pure la registrazione nel pomeriggio, Violante dirà "Andreotti è uscito da un incubo", che è poi quel che Andreotti aveva detto di sé stesso ad assoluzione appena comunicata, il giudizio finale è chiaro: "Io devo replicare, e lo farò domani in Senato". Perché presidente, non la convince la ricostruzione che l'ex presidente della Commissione antimafia ha offerto alla Camera? "E' proprio un'impostazione che non va, altro che convincermi". E l'impostazione, dice Andreotti, sta lì, ben evidente già nella prima pagina del testo: "Chi ha mai sostenuto che la Commissione antimafia stia alla base del processo? Io, questo, non l'ho mai sostenuto". Come dire che non sta in piedi proprio l'impianto della caldissima polemica di questi giorni, ovvero il sostanziale "via libera" politico, collettivo e quasi unanime nella Commissione antimafia che nel 1993 era presieduta da Luciano Violante, a che su Andreotti si potesse procedere per via giudiziaria e palermitana. Quel che sostiene Andreotti invece, e quel che dirà stamattina in Senato, è che la Commissione non c'entra, non c'entrano i democristiani che votarono con i comunisti e con tutti gli altri, fatti salvi i missini e Marco Taradash. Chi c'entra è invece solo Luciano Violante. E quella lettera spedita al pm Scarpinato. Il punto, dice il senatore, è che "si è parlato troppo della Commissione, sulla quale non c'è molto da dire, e pochissimo dei fatti". E quei "fatti", che Andreotti stamattina porterà in aula al Senato, stanno tutti in una lettera. Quella, appunto, di Violante al magistrato Scarpinato.
    Andreotti, che a quella lettera ha fatto scarsissimi riferimenti nel lungo periodo che passa tra la condanna del 26 novembre 2002 e la sua cassazione poco meno di un anno dopo, pochissimi giorni fa, stamattina la porterà in aula. Mostrerà in Parlamento che essa è stata spedita il 5 aprile del 1993. Ovvero il giorno precedente alla confessione di Buscetta, il giorno precedente a quello in cui i magistrati di Palermo aprirono il fascicolo d'indagine su Pecorelli. Dunque, la lettera di Violante a Scarpinato parla dell'indagine sull'omicidio Pecorelli, quando invece il fasciscolo non è ancora stato aperto. Sta, a giudizio di Andreotti, tutta in questa sequenza temporale l'impronta di Violante sulla "trama giudiziaria". Per questo, oggi, nota che "Violante ha parlato moltissimo della Commissione antimafia, e per nulla di quella lettera". Mentre è su quella che Andreotti aspetta risposte. Quanto al resto, se ne cura poco. Anche dei giudizi politici presidente, anche di quelle frasi per cui Violante ha concluso il suo intervento, "Vi fu una parte dell'Italia che stava con Sindona mentre l'altra stava con la Banca d'Italia di Paolo Baffi, una parte che stava con Ciancimino e un'altra con Piersanti Mattarella". A sentirle, il senatore a vita quasi sbuffa, "non so nemmeno se siano giudizi durissimi, certo i giudizi di Violante, sono giudizi di Violante..."
    "


    Cordiali saluti






    .

  2. #2
    SENATORE di POL
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    da www.adnkronos.com

    " giovedì , 06 novembre 2003

    --------------------------------------------------------------------------------



    Lungo applauso alla fine del suo intervento al Senato
    Andreotti: ''Violante ha cercato di incastrarmi''
    Il senatore a vita replica al capogruppo Ds: ''Mai ascoltato da Antimafia: forse avrei dovuto fare domanda in carta bollata''



    Roma, 6 nov. - (Adnkronos) - ''Anche lui ha cercato di incastrarmi...''. Giulio Andreotti, nel suo intervento per fatto personale oggi al Senato, accusa Luciano Violante. Il senatore a vita lo fa mentre sta parlando dei tentativi di ''incastrarlo'' da parte della banda della Magliana. Ma aggiunge che un simile tentativo e' giunto anche dall'attuale capogruppo dei Ds alla Camera e, all'epoca dei fatti, presidente della commissione parlamentare Antimafia.
    Proprio a proposito della mancata convocazione da parte di quest'ultima, Andreotti ha precisato. ''Ho appreso solo dopo che avrei dovuto richiedere di essere ascoltato dalla commissione Antimafia, che indagava sui rapporti con il mondo politico. Ma non ho mai capito se la richiesta avrei dovuto farla in carta bollata o carta semplice...''. ''Ieri Violante ha parlato della non audizione da parte dell'Antimafia. Mi fu chiesto, nella persona del vicepresidente Cabras, se avessi preferito essere ascoltato subito o alla fine dei lavori della commissione. Io risposi che avrei preferito essere ascoltato dopo. Ma non sono mai stato chiamato...''.
    Andreotti ha contestato anche la ricostruzione di Violante a proposito della lettera inviata dall'allora presidente dell'Antimafia alla Procura di Palermo e relativa ad una telefonata anonima che si riferiva alla vicenda dell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli. ''A smentire la tesi di Violante -ha detto tra l'altro Andreotti- c'e' proprio la lettera citata da Violante, che si rivolge a Scarpinato in modo improprio: all'epoca Palermo non aveva alcuna indagine riguardante Pecorelli''.
    Al termine del suo intervento per fatto personale, Giulio Andreotti ha ricevuto dai senatori un lungo applauso. Il senatore a vita aveva concluso il proprio discorso con le parole ''Dio ve ne renda merito'', rivolte a quei senatori, anche delle legislature precedenti, che lo hanno sostenuto nei dieci anni che hanno visto lo stesso Andreotti imputato in due processi e poi assolto.
    "


    Saluti liberali

  3. #3
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    da www.lastampa.it

    " IL PASSATO CHE RESISTE

    6 novembre 2003

    di Pierluigi Battista


    La giornata tumultuosa vissuta ieri dal Parlamento dimostra platealmente che in Italia il passato, quello di una politica pesantemente condizionata dalle azioni giudiziarie, non vuole passare e che gli effetti inquinanti di una guerra civile di volta in volta definita in questi anni «mentale» o «strisciante» e «a bassa intensità» invadono senza argini il presente fino al punto, come si è visto con la bocciatura della proposta di riforma del Tribunale dei minori fortemente voluta dal ministro leghista Castelli, di produrre un inizio di terremoto nella compagine di governo. Le due storie, quella del tentativo di autodifesa di Luciano Violante per allontanare l’ombra dei sospetti sulla disinvolta e partigiana gestione politica del caso giudiziario di Andreotti, e quella dei franchi tiratori della maggioranza che hanno voluto impallinare il ministro della Giustizia, hanno una natura molto diversa. Ma non è solo una fortuita coincidenza il fatto che ad appiccare l’incendio che ieri ha intossicato l’atmosfera dei palazzi romani abbia provveduto simbolicamente il richiamo ai temi giudiziari, eterna croce di un Paese che sui rapporti avvelenati tra politica e magistratura non trova mai un momento di requie, alimentando all’infinito rancori, risentimenti, scontri muro contro muro sul cui sfondo aleggia lo spettro della delegittimazione permanente dell’avversario: il veleno mortale che rischia di uccidere in fasce qualunque democrazia dell’alternanza.

    Ogni disponibilità al dialogo sembra venir meno quando nel bipolarismo italiano, a dispetto di sentenze passate in giudicato, una parte continua imperterrita a bollare l’altra come un covo di malfattori e di corrotti, comunque figli di una storia occulta e di ambigue frequentazioni criminali (perché altrimenti menzionare i fantasmi di Sindona e Ciancimino, come ha impropriamente fatto ieri Violante?). Mentre l’altra parte contrattacca descrivendo l’opposizione come il quartier generale dei carnefici, dei giustizialisti e golpisti giudiziari che hanno gestito procure e tribunali per annientare gli avversari politici (perché altrimenti additare Violante, come ha fatto Sandro Bondi, alla pubblica esecrazione come «mente» della persecuzione giudiziaria ai danni di Andreotti?). Il passato che non passa, appunto. Il riferimento ossessivo al biennio «giacobino» e robespierrista del ’92-’93 come fonte di una spaccatura insanabile che dalle viscere dell’opinione pubblica sale inesorabilmente fino ai piani alti delle classi dirigenti, trasformando il Parlamento in un’arena in cui la sindrome giudiziaria spazza via ogni mediazione, tanto da costringere il Presidente della Repubblica a censurare sconfinamenti e deragliamenti faziosi in seno al Consiglio superiore della magistratura. Non una cultura dell’alternanza, ma uno scontro totale con pesanti allusioni a gogne e ghigliottine. Il fantasma maligno di un passato che non vuole passare.
    "

    Saluti liberali

  4. #4
    SENATORE di POL
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    da www.ilnuovo.it

    "
    Andreotti: "Violante cercò di incastrarmi"


    Replica al Senato all'intervento di ieri del capogruppo dei Ds. "Sul caso Pecorelli ha fatto una lunga excusatio non petita". "Contro di me c'è stata un'internazionale della calunnia".


    ROMA - Giulio Andreotti chiede di intervenire in aula al Senato “per fatto personale”; e smentisce su tutta la linea quanto dichiarato meno di ventiquattro ore prima da Luciano Violante davanti all’assemblea di Montecitorio. Contesta insomma sistematicamente la ricostruzione fatta ieri alla Camera dal capogruppo Ds sul suo coinvolgimento nell’omicidio di Mino Pecorelli. E con meticolose citazioni di documenti processuali ribadisce implicitamente che secondo lui Violante fu l’ispiratore politico del processo che gli venne intentato contro per quell’assassinio. Processo conclusosi, dopo dieci anni, con una completa assoluzione solo pochi giorni fa.

    Lo fa partendo dalla trasmissione in Sicilia di notizie riguardanti un anonimo che riguardava l'omicidio Pecorelli e chiamava in causa Giulio Andreotti. E dimostrando che Violante non aveva alcun titolo istituzionale per trasmettere alla Procura di Palermo quel documento. ''A smentirlo - afferma il senatore a vita - c'è la stessa lettera di trasmissione. Perché Violante si rivolge al magistrato Scarpinato in maniera impropria. Facendo riferimento a indagini in corso. Ma all'epoca Palermo non aveva alcuna indagine riguardante Mino Pecorelli''. E a ulteriore riprova ricorda che in una lettera ad un quotidiano di pochi giorni fa Violante cita quella lettera omettendo proprio il passaggio in cui allude ad un’inchiesta in corso.
    Per Andreotti in sostanza il discorso fatto ieri alla Camera del presidente dei deputati diessini è “una lunga excusatio non petita”. E così quando per un lapsus gli scappa detto durante il proprio intervento che “Violante ha cercato di incastrarmi” si capisce fin troppo bene cosa pensa delle spiegazioni fornite dal suo antagonista al Parlamento.

    Del resto Andreotti cita in aula anche i verbali degli interrogatori di Tommaso Buscetta. Per sostenere che il pentito ''dedusse'' soltanto un suo coinvolgimento diretto o una richiesta diretta per l'omicidio di Mino Pecorelli. E che l’unico caso in cui avrebbe parlato esplicitamente del senatore a vita come mandante del crimine fu quando andarono ad ascoltarlo in America proprio i magistrati informati impropriamente da Violante; e proprio subito dopo la lettera che quest’ultimo inviò a Palermo.

    Ma anche la tesi di Violante secondo cui Andreotti non avrebbe chiesto mai di essere ascoltato dalla Commissione Antimafia viene confutata decisamente. Il senatore a vita ha precisato infatti che il vicepresidente della stessa, l'onorevole Cabras, lo aveva contattato per chiedergli quando voleva essere audito. ''Dissi che era meglio verso la fine dei loro lavori - ha spiegato oggi Andreotti - perché avrei avuto un quadro più preciso. Invece non fui mai più chiamato. Non so come avrei dovuto chiederlo, se in carta semplice o in carta bollata''.

    Dura anche la sua censura per l’uso quantomeno disinvolto (se non criminale) dei cosiddetti pentiti. ''Certe volte mi sono chiesto se c'è la libertà internazionale di calunnia. - afferma da un certo punto in Aula - Marino Mannoia, uno dei pentiti che mi ha accusato, prima di mettere a verbale le accuse chiese che nessuna conseguenza contro di lui vi fosse per le dichiarazioni che andava a mettere a verbale nei miei riguardi''.

    Insomma Andreotti parla per meno di venti minuti senza concedere nulla alla retorica. E smonta tutte le argomentazioni e le spiegazioni di Violante e conclude con un ringraziamento sentito ai suoi colleghi senatori “per non averlo mai fatto sentire a disagio nei 10 anni che lo hanno visto sotto accusa in giudizio nonostante il doppio macigno delle infamanti accuse nei miei confronti'' E così, quando si congeda con un accorato ''Iddio ve ne renda merito'', un lungo applauso si alza dall’Assemblea.

    (6 NOVEMBRE 200, ORE 140)
    "

    Ci vorrebbe davvero un'iniezione di liberalismo e di onestà intellettuale......in certi personaggi importanti della sinistretta giacobina.
    Saluti liberali

  5. #5
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    www.giornale.it

    " Andreotti: Violante ha cercato di incastrarmi

    Violante sempre sotto accusa. Dopo le violente polemiche di ieri alla Camera, oggi tocca al Senato. Qui parla “per fatto personale” Giulio Andreotti. Che ribatte alla ricostruzione fatta dal capogruppo Ds a Montecitorio nel corso del dibattito sulla giustizia e sulla sentenza di assoluzione per l'omicidio Pecorelli.
    Andreotti contesta la ricostruzione fatta da Violante a proposito della trasmissione a Palermo di notizie riguardanti un anonimo sull'omicidio Pecorelli e chiamava in causa il senatore a vita. In particolare Andreotti ribadisce che Violante non poteva trasmettere a Palermo quel documento.
    ''A smentirlo - afferma il senatore - c'e' la stessa lettera di trasmissione perche' Violante si rivolge a Scarpinato in maniera impropria. Facendo riferimento a indagini in corso. Ma all' epoca Palermo non aveva alcuna indagine riguardante Mino Pecorelli''.
    E' quasi un inciso, all'interno di una serie di riferimenti alla banda della Magliana, condito da alcune battute ma Andreotti lascia scivolare il preciso riferimento a Luciano Violante: ''Anche lui - dice - ha cercato di incastrarmi''.
    ''Ieri da Violante, alla Camera, e' arrivata una 'excusatio non petita'. Esclude una connessione tra la richiesta di autorizzazione a procedere contro di me e la relazione della Commissione antimafia. Chi ha mai sostenuto questa connessione?'', si chiede Andreotti. Dice che ''la connessione e' con la lettera di Violante su una telefonata anonima fatta con accento torinese. Perche' l'ha mandata al dott. Scarpinato? Ha detto che Coiro, che e' morto e non puo' confermarlo, lo avrebbe indirizzato alla Procura di Palermo. Questa ricostruzione - prosegue Andreotti - e' smentita dalla stessa lettera di Violante, nella quale scrive che Scarpinato viene informato 'in quanto titolare di un'indagine' che esisteva e della quale non era affatto titolare. Nella lettera al 'Corriere ' e a 'Repubblica' del primo novembre scorso, Violante omette proprio quelle parole nel citare il suo dispaccio a Scarpinato''.
    ''Nella lettera ai due quotidiani - dice ancora Giulio Andreotti - Violante parla invece di un'agenzia nella quale si sosteneva che nella richiesta di autorizzazione a procedere ci sarebbe stato un riferimento all'omicidio Pecorelli. Il fatto che nella richiesta della Procura non fosse nemmeno menzionato Pecorelli fa nascere il sospetto che il processo parallelo si stesse cucinando a Palermo. E le date parlano chiaro: il 5 aprile la telefonata anonima e la lettera di Violante; il 6 aprile Caselli e il suo sostituto interrogano Buscetta che parla, per la prima volta, dell'omicidio Pecorelli con riferimento a me. Un riferimento poi smentito dallo stesso Buscetta''.
    Andreotti smentisce anche Violante sulla sua mancata convocazione alla Commissione antimafia: ''Dopo che ebbi espresso al vicepresidente Cabras la mia preferenza ad essere ascoltato alla fine dei lavori, non sono mai stato chiamato. Apprendo ieri che avrei dovuto chiederlo. Come? In carta semplice o bollata?''. Nel suo intervento, il senatore a vita fa anche riferimento all'attuale capogruppo dei Ds alla Camera in un inciso, quando ha affermato che ''anche Violante ha cercato di incastrarmi''.
    Giulio Andreotti cita in aula i verbali degli interrogatori di Tommaso Buscetta per sostenere che il pentito ''dedusse'' soltanto un suo coinvolgimento diretto o una richiesta diretta per l'omicidio di Mino Pecorelli.
    ''Buscetta - afferma Andreotti citando un verbale - disse che 'Badalamenti gli riferi' che l'omicidio era richiesto dai Salvo per fare un favore ad Andreotti. Non mi disse che e' stato espressamente richiesto da Andreotti, fu una mia deduzione'''. Andreotti ha anche ricordato che questo documento e' citato dallo stesso Buscetta nel suo ultimo libro a cura di Saverio Lodato ''La mafia ha vinto''.
    6 Nov 2003
    "

    Saluti liberali

  6. #6
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    Ma; a parte la lettera?

  7. #7
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    Secondo me Andreotti, nell'euforia della vittoria, sta rimestanto troppo. Poi magari arriverà a rimestare nella cacca degli affari, dei rapporti e delle amicizie della DC negli anni '60 e '70.

    Può darsi che, data l'età, si sia dimenticato di tutto?

  8. #8
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    Intanto i sinistri diffamatori di professione possono andar fieri del bel risultato di contribuire alla riabilitazione anche politica di Andreotti e della DC. Complimenti, bella operazione da grossissime teste di cazzo.

  9. #9
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    Dopo che la DC ha votato, a suo tempo, contro Andreotti, ci vuole proprio un testina... sveglia come la tua per parlare di riabilitazione....

    E poi vai a chiedere a Palermo chi erano Salvo Lima e compagni di merende, vai!!

  10. #10
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    In origine postato da Dario
    Dopo che la DC ha votato, a suo tempo, contro Andreotti, ci vuole proprio un testina... sveglia come la tua per parlare di riabilitazione....

    E poi vai a chiedere a Palermo chi erano Salvo Lima e compagni di merende, vai!!
    E dagli! Prima ho sbagliato: sei trinariciuto almeno quanto multietnico.

 

 
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