Incontro con lo scrittore ieri pomeriggio a Verona
Marcello Veneziani racconta la sconfitta delle idee
«Sono d’intralcio al potere, quindi non servono»
«Le idee non servono più, in politica e nella società, nella cultura e nella comunicazione. Delle idee sopravvivono solo i loro idoli. Stiamo assistendo, forse senza accorgercene, a un crepuscolo analogo a quello che accompagnò la fine del mondo antico e che passò sotto l’espressione "tramonto degli dei"».
Le prime righe dell’ultimo libro di Marcello Veneziani, giornalista, scrittore e membro del consiglio di amministrazione della Rai in quota ad Alleanza Nazionale, ieri pomeriggio ospite del circolo Parsifal di Verona, al foyer del Teatro Nuovo, sono una stilettata dritta nello stomaco. Un ceffone sferrato a manrovescia in pieno volto, al punto che gli inguaribili sognatori di cui è formato il parterre resta un po’ tramortito, aspettando il ko finale.
Invece le ultime righe de La sconfitta delle idee tagliano il male a metà: «Le idee non si vedono da ambo le parti, e questo ci porta nuovamente a trascendere l’osservazione empirica della realtà presente e a interrogarci sulle ragioni di fondo nella perdita delle idee. Dunque il discorso si riconnette alle pagine precedenti e si ricomincia daccapo». Un male comune dunque, che difficilmente potrà essere un mezzo gaudio, per chi si è presentato ad assistere alla chiacchierata in libertà con uno dei pochi intellettuali di destra che ormai anche quelli di sinistra riconoscono.
Veneziani, editorialista de Il Giornale e fondatore di settimanali quali L’Italia e Lo Stato è stato presentato da Ciro Maschio e Michele Ghionna, ed ha esordito con una battuta: «Potrei subito chiudere quest’incontro dicendovi che la sconfitta delle idee è totale, considerato che il libro più venduto in Italia è quello di Totti».
Scherzi a parte, lo scrittore ha tracciato un’analisi personale della crisi delle idee, che, ha sottolineato, non ha nulla a che vedere con la crisi delle ideologie.
«Noi siamo costretti alla quantità del momento e ci allontaniamo dalla prospettiva. Le idee sono ritenute d’intralcio agli ascolti, al mercato, alla vita. Sopravvivono di loro solo i gusci vuoti e i loro idoli. Al loro posto trionfa la retorica, il puro vitalismo, il culto del denaro o resistono vecchi residui dell’ideologia e dell’utopia. E le ideologie sono state la morte delle idee. Anziché calare le idee nella realtà, le ideologie l’hanno contrapposta. D’altra parte», ha aggiunto Veneziani, «le idee costano sacrifici, fatica, quindi è più comodo rinunciarvi».
Lo scrittore non è stato tenero neanche con gli intellettuali, colpevoli di recarsi in televisione per annunciare la fine delle idee anziché combattere per quelle stesse: «Gli intellettuali hanno tentato con la politica e hanno fallito, anche nella nostra storia la parabola dei professori scesi in politica, da destra e da sinistra, si è conclusa con il bollettino della disfatta. Ad avvolgerci c’è un clima spensieroso e con l’indifferenza per le idee e la devozione per il mercato e l’audience con i media che ricamano l’aria nell’effervescenza del nulla, con l’editoria che premia i non-libri e i non-lettori, ogni diversità e problematicità vengono eluse».
Inevitabile toccare il tasto Rai, la televisione spazzatura fatta di veline sculettanti e scosciate.
«Ho accettato l’incarico in Rai nella speranza di poterla migliorare», ha detto Veneziani, «ho presentato un mio piano editoriale che è stato apprezzato anche dal presidente Ciampi. Certo è che la povertà delle idee è il tratto saliente del video. La televisione non è riuscita a dare accesso alle idee, è difficile una televisione intelligente ed è impossibile una tv concettuale. Lo stesso sapere televisivo non sopporta le idee».
La politica non poteva mancare e Veneziani non ha esitato a definirla «lo spettacolo clamoroso della sconfitta delle idee». Le ultime idee secondo lo scrittore sono nate nella metà dell’Ottocento, e nel Novecento, poi c’è stato il nulla. La politica di oggi vive di livore, di effetti speciali, ma è anemica e apatica e la nostra epoca è in balia di due opposte follie: il fanatismo e il cinismo, che sorgono dal fondamentalismo e dal nichilismo. Cita Marx, Veneziani, ricordando che oltre a cambiarlo, il mondo, è necessario capirlo. E i mutamenti sono stati superiori alla nostra capacità di comprenderli.
«Siamo cresciuti nella sfera dei mezzi e descresciuti nei fini», conclude lo scrittore, «dobbiamo metterci al passo o la nostra diventerà una società di barbari benestanti. Per questo dobbiamo riaprire alle idee».
Alessandra Vaccari
Brescia oggi 9.11.03




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