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Casini dietro le quinte. Doppio gioco Ds. Stampa Camera, secondo tempo
A Montecitorio gira una voce che ha dell’incredibile.
Ve la riportiamo perché nei capannelli dei deputati di maggioranza e di opposizione, e nei crocchi dei giornalisti, non si parla d’altro.
Quel che si racconta è la ragione per cui nel corso del dibattito sul “caso Violante” Massimo D’Alema, alla fine, non ha preso la parola.
Si racconta – questo è emerso anche ufficialmente – che è stato il presidente della Camera Pierferdinando Casini a dissuadere il leader dei Ds, che aveva già preparato il suo intervento la sera prima.
Ma le motivazioni addotte da Casini per convincere D’Alema a non parlare sono, a seconda delle versioni finora filtrate, le più disparate.
Il presidente avrebbe chiesto un intervento per gruppo e, poiché per la Quercia aveva già parlato per fatto personale Violante, ha chiesto all’ex premier di soprassedere. Spiegazione improbabile.
Seconda motivazione: Violante aveva parlato per più di venti minuti, far intervenire anche D’Alema avrebbe significato avvantaggiare i Ds. Spiegazione più verosimile della prima ma altrettanto debole.
Terza motivazione: Palazzo Chigi avrebbe imposto a Casini di non far parlare il presidente della Quercia. Spiegazione fantasiosa.
Quarta motivazione, quella che a Montecitorio raccontano quasi tutti e a cui credono in molti: Casini avrebbe spiegato a Violante e a D’Alema che non era il caso che il presidente della Quercia parlasse alla fine del dibattito perché questo avrebbe probabilmente impedito quello svuotamento dell’aula da parte della maggioranza a cui si è assistito dopo gli interventi del capogruppo dei Ds e del coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi. E perché era necessaria un’aula distratta e semideserta?
Perché, come avrebbe ricordato Casini all’accoppiata Violante-D’Alema, ciò che contava veramente in quella giornata non era il dibattito sul caso del presidente dei deputati della Quercia ma il voto sulla riforma del tribunale dei minori presentata dal ministro della Giustizia Roberto Castelli.
Incredibile?
Sì, anche se la raccontano persino alcuni esponenti dei Ds. L’unico che sembra crederci anche pubblicamente è Umberto Bossi, che ha accusato Casini di esercitarsi in trucchetti da Prima repubblica, ottenendo sul suo capo la censura del mondo politico, inclusa quella del presidente Carlo Azeglio Ciampi.
Ma come può l’Umberto credere a certe storie incredibili?
Sarebbe come credere al fatto che D’Alema, come si racconta, da una parte tenga aperta l’opzione elezioni con Prodi, e dall’altra quella del governo istituzionale Casini senza elezioni.
A parte il fatto che in una garbata letterina aveva promesso che ci avrebbe avvertito di un cambiamento di idee sul bipolarismo, una storia del genere è poco credibile.
Viene da chiedersi come abbia potuto, un uomo del valore di Prodi, nutrire il timore che la sua candidatura naufragasse in una melassa da grande coalizione. Sarà per questo che sta facendo di tutto per far capire che non si nega più, che ha rinunciato al ruolo del leader neghittoso che si fa pregare dai suoi?
Sarà per questo che ha tirato fuori il suo manifesto?
Sempre a proposito di Romano Prodi. Ci si augura che il presidente della Commissione europea e il presidente del Consiglio italiano abbiano poche occasioni di calcare insieme la ribalta internazionale. Se lo augurano soprattutto i giornalisti: non c’è volta che lo staff di Prodi, a tarda sera, non li avverta di qualche sgarbo fatto da Berlusconi al prossimo candidato leader dell’Ulivo. Che sia vero o presunto (quasi sempre, per ammissione di tutti i giornalisti, è presunto) lo sgarbo viene fatto filtrare costringendo i cronisti all’ennesimo articolo sulla strana coppia.
Abbiamo ricevuto una puntigliosa lettera di precisazione, la settimana scorsa, dal presidente dell’Associazione Stampa Parlamentare perché avevamo scritto che per i giornalisti è sempre più arduo riuscire a entrare alla Camera. Abbiamo appreso con piacere che, sempre la settimana scorsa, in una riunione informale, l’ala più giovane del direttivo della stampa parlamentare ha contestato ai vertici proprio questo atteggiamento.
PASSEGGIATE ROMANE di il Foglio
saluti




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