...europeo, Cecenia e Palestina
Bruxelles. “Sconcerto” è un termine popolare in questi giorni a Bruxelles.
Sconcerto per le dichiarazioni di Silvio Berlusconi che ha preso le parti dell’amico Vladimir Putin sulla Cecenia.
Sconcerto per il fatto che Berlusconi, presidente di turno dell’Ue, manifesti le sue opinioni pur dovendo rappresentare tutti i Quindici.
Sconcerto perché l’insistenza con cui il Parlamento europeo ha chiesto spiegazioni sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia non è comparsa nella dichiarazione finale del vertice Russia-Ue.
Per non parlare del battibecco, l’ennesimo, tra il presidente della Commissione Romano Prodi e il premier Berlusconi, proprio sul dossier ceceno.
Ma ancora una volta, la frattura tra Europa e governi nazionali è evidente.
Nessun leader dei Quindici, dopo le dichiarazioni del presidente italiano, ha ritenuto di dover alzare il dito e protestare.
Lo ha fatto soltanto il ministro degli Esteri danese Per Stig Moeller, che si è premurato di sottolineare che la posizione della Danimarca e dell’Ue è chiara: “riconoscimento dell’integrità territoriale della Russia” ma “preoccupazione” (nulla più) per il comportamento russo contro i cittadini ceceni.
Neppure il presidente francese Jacques Chirac, che ha incontrato Putin dopo il vertice, ha giudicato opportuno esprimere costernazione. La portavoce dell’Eliseo Catherine Colonna ha semplicemente ricordato che la Francia “esprime costantemente alla Russia le proprie preoccupazioni”, sostenendo che “soltanto una risposta politica può condurre a una soluzione del problema”.
“La sostanza – osserva caustico un funzionario della Commissione europea – è che l’Ue sembra svegliarsi soltanto adesso sulla questione della piccola Repubblica caucasica”.
In effetti, fatta eccezione per una risoluzione sostenuta dall’eurodeputato radicale Olivier Dupuis e votata dal Parlamento europeo a luglio, nella quale l’assemblea di Strasburgo condanna “le violazioni persistenti e ricorrenti dei diritti umani dalle forze russe in Cecenia”, equiparandole a “crimini di guerra e contro l’umanità”, l’Europa non ha speso per la Cecenia che qualche parola di circostanza.
Nulla di paragonabile al diluvio di dichiarazioni, alla pioggia di risoluzioni e alle ondate di denaro che Bruxelles si premura di riversare sull’Autorità palestinese. Fondi, peraltro, la cui destinazione è ancora da accertare. Il Jerusalem Post riportava, la scorsa settimana, la protesta di un gruppo di parlamentari palestinesi (appartenenti al Blocco democratico del Consiglio legislativo) che hanno chiesto di aprire un’inchiesta sulle
“centinaia di migliaia di dollari appartenenti al popolo palestinese”. Alcuni di loro, riferiva il quotidiano israeliano, sono convinti di sapere già la risposta: “su conti bancari segreti in Svizzera o altrove”.
“La politica europea è sempre la stessa – insiste l’eurocrate bruxellese – cioè quella dei due pesi e delle due misure”, nonostante la vicenda cecena presenti similitudini con quella palestinese. Il presidente ceceno Akhmad Kadyrov è stato eletto di recente in uno scenario simile a quello in cui Arafat ottenne, ormai sei anni fa, lo stesso incarico. Con la differenza che sulla legittimità della nomina del leader dell’Olp nessuno, in Europa, è intervenuto. Non solo: l’Ue soltanto recentemente ha cominciato muovere i primi passi contro organizzazioni vicine al rais palestinese, ma alcuna risoluzione è mai stata votata sui processi in Palestina né sul rispetto dei diritti umani. Con il risultato che la Cecenia è diventata, dopo l’exploit di Berlusconi, un argomento buono per i salotti franco-europei.
saluti




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