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Discussione: Strabismo.

  1. #1
    L'alternativa è la CAPRA
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    Predefinito Strabismo.

    Vorrei capire una cosa e, magari, qualcuno mi saprà anche rispondere...

    Dunque, qui abbiamo un ex-terrorista ergastolano e pluriomicida che, dopo essere scappato dall'Italia, si è rifugiato in Francia dove è rimasto per parecchi anni (non so se protetto, nascosto, incarcerato o libero) e adesso (lui dice con la complicità dei servizi segreti francesi) è volato in Brasile e laggiù sembra godere di protezione addirittura da parte del presidente di quella nazione.

    Ora, nulla da eccepire sul fatto che il nostro Paese debba chiedere al Brasile che quel "signore" ci venga consegnato; concordo sul ritiro dell'ambasciatore, sarei anche d'accordo sulla sospensione degli incontri di calcio (hai visto mai che vincono loro e così adiòs estradisào...), sono favorevole anche al boicottaggio delle vacancias brasileiras...

    Ma... mi domando...

    Tutta questa animosità (o presunta tale) e richiesta di giustizia nei confronti del Paese sudamericano (pur legittimissima, ripeto...) non poteva essere altrettanto duramente manifestata nei confronti dei governi francesi che in tutti questi hanno concesso asilo politico al succitato ergastolano?

    Forse sarò ingenuo ma mi sembra che siamo ai soliti due pesi e due misure...
    A meno che non mi sfugga qualcosa.

    Grazie.

  2. #2
    AhAhAh
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    Citazione Originariamente Scritto da novizio Visualizza Messaggio
    Ma... mi domando...

    Tutta questa animosità (o presunta tale) e richiesta di giustizia nei confronti del Paese sudamericano (pur legittimissima, ripeto...) non poteva essere altrettanto duramente manifestata nei confronti dei governi francesi che in tutti questi hanno concesso asilo politico al succitato ergastolano?

    Forse sarò ingenuo ma mi sembra che siamo ai soliti due pesi e due misure...
    A meno che non mi sfugga qualcosa.

    Grazie.
    Leggi qua:

    http://www.terra.com.br/istoe/edicoe...a-124314-1.htm

  3. #3
    L'alternativa è la CAPRA
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    Citazione Originariamente Scritto da Boba Fett Visualizza Messaggio
    Grazie. Una sintetica tradusào sarebbe gradità dato che il mio traduttore galattico ha le pile scariche, stasera...

  4. #4
    AhAhAh
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    In italiano non ci si riesce, devi accontentarti dell'inglese.

    http://it.babelfish.yahoo.com/transl...nTrUrl=Traduci

  5. #5
    L'alternativa è la CAPRA
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    Bah... Non mi soddisfa molto la risposta del columnist.

  6. #6
    MEINE EHRE HEISST TREUE
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    la risposta italiana alla decisione brasiliana su Battisti. Ma davvero è per Battisti?






    Il presidente brasiliano Lula avrebbe considerato in conversazioni riservate 'esagerata' la reazione italiana sulla vicenda Battisti. In particolare la decisione del ministero degli Esteri italiano che ha richiamato a Roma l'ambasciatore a Brasilia, Michele Valensise. Lo dice l'agenzia brasiliana 'Estado'. 'Lula ha orientato i suoi collaboratori a non estendere la polemica'. Il ministero degli Esteri brasiliano 'tenta di buttare acqua sul fuoco della crisi fra i due paesi'.
    Per una volta non si può non essere d’accordo con Lula. In termini diplomatici, infatti, il richiamo in patria di un Ambasciatore è un atto politico che pesa come un macigno e che normalmente trova una ragion d’essere quando, esperito ogni tentativo formale ed informale, un paese dichiara ufficialmente di essere minacciato da un altro. In realtà il caso Battisti appare più come un pretesto che come una ragione. Il personaggio in fin dei conti non sembra meriti tanto impegno e considerazione e se anche così fosse sappiamo perfettamente che, qualora si volesse realmente “trasferire” un pericoloso criminale (anche in un paese latinoamericano “più morbido”) qualunque Stato moderno degno di questo nome, dotato di un appena dignitoso servizio di intelligence, non avrebbe alcun problema ad attivare una procedura in tal senso in un paese latinoamericano e per di più ufficialmente amicissimo. Uno scenario più ampio, piuttosto, fa riflettere e forse alcuni fatti andrebbero “messi in fila” per aiutare a comprendere meglio ciò che, forse, sta realmente accadendo: Primo “step”: a metà novembre 2008, quindi prima delle elezioni USA, il presidente Lula fa visita in Italia alla testa della delegazione finanziaria ed industriale forse più importante mai giunta nel nostro paese: alla delegazione governativa, guidata dal Presidente e comprendente diversi ministri, si aggiungevano i massimi livelli delle prime tre banche brasiliane (Banco do Brasil in testa), il top management delle più grandi imprese, oramai multinazionali, dei settori strategici dell’economia brasiliana quali l’aeronautica, automobilistica, agroalimentare, costruzioni, petrolio e telecomunicazioni, oltre alle relative rappresentanze “confindustriali” degli stessi. Insomma, per circa una settimana ed appena due mesi fa il Brasile, nuovo player internazionale nel mercato globale degli investimenti diretti esteri (e pertanto competitor economico e commerciale degli USA già in quei giorni in piena crisi) si presentava nel Bel Paese con una “force de frappe” di rilevanza storica, in termini politici ed imprenditoriali, con l’evidente intenzione di stringere o implementare solidi rapporti di collaborazione in settori strategici delle rispettive economie, e da quanto si è potuto leggere ad giornali ed agenzie stampa di quei giorni accordi importanti sono stati effettivamente siglati. Secondo “step”: Obama vince le elezioni ed una delle sue prime dichiarazioni in materia di politica internazionale rappresenta perfettamente la cifra della continuità che la nuova amministrazione intende dare all’operato di tutte le precedenti, almeno riguardo alla posizione USA in Centro e Sud America: il messaggio di Barack, infatti, in una lettura politica è chiarissimo e riconferma la storica volontà di continuare a considerare un affare interno tutto ciò che nell’intero continente accade. La nota del neo-presidente è rivolta a Chavez (anche se in terza persona), a dir poco “eclettico” presidente venezuelano: la sua politica fa male al suo paese; è ampiamente sottinteso che chiunque sia amico di Chavez e condivida, in parte o per intero, quel tipo di percorso politico è da considerare qualcuno che fa male al suo paese, e quindi agli stessi USA. Terzo “step”: scoppia il caso Battisti, dichiarato terrorista e in ogni caso odioso delinquente comune. Si avvia una corrispondenza diplomatica al massimo livello (Ministro su Ministro, Presidente su Presidente) che normalmente, per ovvie ragioni di riservatezza, rimane “coperta” dalla discrezione istituzionale: questa volta invece la corrispondenza viene strombazzata con tanto di testi, date, firme (insomma tutto ciò che normalmente non avviene secondo le regole parallele della diplomazia) sui media nazionali, regionali e locali. Il Brasile punta, forse a questo punto giustamente, i piedi: l’Italia richiama l’Ambasciatore in sede, cosa mai vista fra due paesi di tale importanza che risultavano essere sino a pochi giorni prima “a baci in bocca” e che, almeno ufficialmente, oltre all’episodio Battisti non pare abbiano alcun contenzioso di maggior spessore in corso. Il risultato immediato di un atto diplomatico e politico di tale portata è normalmente rappresentato dal “congelamento” di qualunque accordo esistente ed in fase di avvio, e dal “rallentamento” di ogni altra iniziativa già avviata, e normalmente segue un percorso ben più lungo dell’eventuale ricomposizione della “querelle”. Un risultato, certamente, è stato ottenuto: ogni eventuale beneficio apportato dalla mega-missione brasiliana in Italia di due mesi fa è stato certamente azzerato e, rispetto ad un potenziale investitore o partner economico brasiliano, l’Italia non rappresenta certamente più, oggi, la “prima opzione”. E tutto questo per un delinquente? Appare completamente fuori dagli schemi della “realpolitik” ed a quanto pare se n’è accorto lo stesso Lula che, in forma ufficiale, chiede ai vertici del suo paese di “non estendere la polemica”. L’analisi, forse, può anche non essere quella giusta ma la congiunzione astrale è troppo evidente per non porre la questione anche in questa chiave di lettura. L’Italia, con grande realismo, consapevole del sopraggiungere dell’onda lunga di una crisi finanziaria ed economica globale iniziata e provocata dall’economia USA, consapevole del valore aggiunto che, a determinante condizioni, possono rappresentare nuovi investimenti e nuove partnership, consolida i rapporti politici ed economici con una delle maggiori potenze mondiali, diversa dal partner-padrone tradizionale in un momento politico per quest’ultimo di transizione; chiusi i giochi elettorali il partner-padrone riconferma una precisa linea di politica estera, stilando una lista di “cattivi” fra i quali, in qualità di “amico” di Chavez, è inserito anche il Brasile di Lula; si monta un caso emblematico che determina una risposta più che proporzionale ad parte italiana; gli accordi presi saltano, il partner-padrone è tranquillo di non vedere minacciata la sua capacità di pressione e controllo nei riguardi del partner-prono, che peraltro aveva già dato qualche segnale di indisciplina con alcune inattese aperture su Mosca, e tutto rimane come prima. Rimane solo una domanda a cui sarebbe divertente rispondere: chi ha telefonato al nostro Ministro degli Esteri per spiegargli cosa fare, l’Ambasciatore USA a Roma o direttamente la Clinton?


    http://http://www.noreporter.org/det...o.asp?id=12638

  7. #7
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    I servizi francesi avrebbero aiutato Battisti a fuggire in Brasile prima di venderlo, nel giorno d'apertura dlla campagna presidenziale di Sarkozy





    Ci sarebbero i servizi segreti francesi dietro la fuga di Cesare Battisti in Brasile. Lo rivela l'ex leader dei Proletari armati per il comunismo in una intervista alla rivista brasiliana Istoe nella quale assicura anche di non aver mai ammazzato nessunoe definisce esagerata la reazione dell'Italia alla decisione di Brasilia di riconoscergli lo status di rifugiato. “L'idea della mia fuga in Brasile - spiega Battisti - è stata di un membro dei servizi segreti francesi”. L'ex terrorista 55enne racconta di essere andato in auto dalla Francia alla Spagna e poi in Portogallo. Da Lisbona è andato all'Isola di Madeira e in nave ha raggiunto le Canarie, dove ha preso un aereo per Capo Verde e poi per Fortaleza. Io sinceramente - dice, parlando della decisione italiana di ritirare l'ambasciatore e ricorrere alle vie legali - non credo che tutto questo stia succedendo per me. E'enorme. E'esagerato... Io non sono questa persona così importante. Sono uno delle migliaia di militanti italiani degli anni '70. Io - assicura poi - non ho mai ammazzato nessuno. Io mai sono stato un militante militare in nessuna organizzazione. Uscii dai Proletari Armati per il Comunismo nel maggio del 1978, dopo la morte di Aldo Moro. E'un Cesare Battisti dissociato dalla azioni criminali compiute dai suoi compagni negli anni Settanta, quello che emerge anche dalle parole del senatore brasiliano Edardo Matarazzo Suplicy, intervistato da La Stampa, membro del partito dei lavoratori del presidente Lula e difensore tra i più attivi dell’ex leader dei Pac (proletari armati per il comunismo).
    Suplicy racconta di aver parlato personalmente con Battisti in carcere il quale gli avrebbe detto di non aver commesso i quattro omicidi per cui è accusato dalla giustizia italiana, pur avendo preso parte a diverse azioni sovversive contro lo Stato italiano. Battisti, anzi, secondo quanto raccontato dal senatore, dopo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, “chiarì la sua posizione di netto distacco nei piani dei suoi compagni” i quali reagirono in modo molto duro. Il ricercato ha detto poi di essere disposto a parlare direttamente con il figlio di Pierluigi Torreggiani, il gioielliere ucciso nel 1979, e con i familiari delle altre vittime per spiegare che non ha partecipato a quegli omicidi né li ha pianificati. Battisti ha anche smentito le parole della sua ex, Maria Cecilia, non avendo mai detto di provare piacere nel vedere sgorgare sangue dal corpo delle vittime. Il senatore prevede che a breve Battisti sarà rilasciato ed è sicuro che anche con l’Italia prima o poi la giustizia vincerà. I servizi francesi avrebbero aiutato Battisti a fuggire in Brasile prima di venderlo, proprio nel giorno d'apertura dlla campagna presidenziale di Sarkozy: plausibilissimo. E Battisti è pronto a vendicarsi rivelando l'osceno patto. Come assomiglia a Lollo e com'è diverso da Curcio! Il Brasile rischia di rivelarsi un ricettacolo davvero insalubre.


    http://http://www.noreporter.org/det...o.asp?id=12647

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da novizio Visualizza Messaggio
    Vorrei capire una cosa e, magari, qualcuno mi saprà anche rispondere...

    Dunque, qui abbiamo un ex-terrorista ergastolano e pluriomicida che, dopo essere scappato dall'Italia, si è rifugiato in Francia dove è rimasto per parecchi anni (non so se protetto, nascosto, incarcerato o libero)
    ...
    A meno che non mi sfugga qualcosa.

    Grazie.
    Questa potrebbe essere la seconda domanda.
    Forse non ti é sfuggito che piú di un militante della sinistra estrema si é rifugiato per un numero di anni variabile in Francia, protetto dalla cosidetta "dottrina Mitterand".
    Perché?
    (Cioé, perché Mitterand offriva tanta ospitalitá ad ex agitatori degli anni di piombo?)

  9. #9
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    Non mi è sfuggito...
    E non ho mai capito perché i cuginetti francesi si siano arrogati certe libertà...

    Comunque mi pare che anche dopo Miterrand le cose non siano cambiate.

  10. #10
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    Caso Battisti: perché ad avere più torto è proprio l'Italia.Sarà perché ho conosciuto troppi innocenti che hanno passato una vita in galera, o perché venticinque anni fa ci condannarono per “pericolo di pericolo” (che, tradotto in italiano, significa che le nostre idee erano “potenzialmente” in grado di produrre violenza e anche se non lo fecero non conta...), sarà per la sentenza schock emessa contro Ciavardini o per le assoluzioni eccellenti di uomini coperti, ma francamente non posso dirmi certo della colpevolezza di Battisti. Sarà perché ho visto come si costruivano i processi speciali nella democraticissima Italia uscita dalla Resistenza e dominata dai partigiani, sarà perché mi sono sempre vergognato di una rivoluzione giuridica improntata sull'ottosettembrismo che, negando alla radice la filosofia dell'etico codice Rocco, ha premiato il pentitismo e il mercimonio. Sarà perché ho direttamente constatato l'inattendibilità di molti pentiti. Sarà perché la Magistratura democraticissima ha usato ed abusato delle compiacenti versioni di personaggi come il pluriomicida stupratore Angelo Izzo. Sarà perché del Diritto si è fatta tanta retorica ma poco uso, sarà perché quello Romano è stato letteralmente stravolto e sostituito da un obbrobrio, ma a me la sentenza brasiliana di rifiuto di estradizione garba. E visto che s'inserisce in una fila di no pronunciati da Francia, Inghilterra, Svizzera, Austria, mi par puerile e improprio al tempo stesso parlare di congiura anti-italiana. Meglio si farebbe a fare autocritica invece di atteggiarsi a vittime indignate, di aggrapparsi a frammenti di un mosaico e di ululare rabbiosamente alla luna ignorando candidamente l'insieme.


    Responsabilità e leggi speciali


    Non voglio tornare qui sulle eccellenti responsabilità, di cui tanto spesso ho parlato, degli anni di sangue e sul fatto che i mestatori, i tragicatori, i sobillatori, i profittatori, non solo mai pagarono alcunché ma ancora adesso si ritrovano (quelli che la morte - per vecchiaia! - ha risparmiato) nei posti chiave di questa nazione maciullata. Non voglio neppure soffermarmi su quanto a lungo si lasciò giocare con le armi e con i detonatori prima di decidere d'intervenire e ciò affinché ci fossero trame da tessere e su cui giocare. Non voglio ripetermi sui coinvolgimenti di mangiafuoco internazionali e di mangiafuochini nostrani. Faingiamo che tutto sia accaduto così come gli allegri smemorati omnipartisan ce lo rappresentano: una follia generazionale scatenata da pochi pazzi sanguinari e facciamo come se credessimo che la legislazione d'emergenza e la violenza di Stato, con tanto di esecuzioni sommarie, di torture (ci furono e furono persino rivendicate pubblicamente!), di abolizione delle garanzie giuridiche, di azioni repressive alla “andocojocojo” fossero indispensabili a riportare la pace. Mettiamo che il terzo della pena in più comminato per i reati politici definiti “terroristici” (tanto per rendere l'idea anche il possesso di un documento contraffatto venne considerato “terroristico”) avesse un'efficacia reale oltre a quella di premiare i delinquenti comuni. Il che, per capirci, significò che uccidere per rapina era meno grave e molto meno pesantemente punito che non l'averlo fatto in uno scontro a fuoco nel pieno della guerra civile strisciante e che rapine, truffe o stupri comportavano pene inferiori ai reati ideologici. Fingiamo pure che tutto ciò fosse realmente indispensabile. Fatto sta che l'Italia, in spregio a tutti gli accordi giuridici internazionali, istituì delle “leggi speciali” e calpestò tutte le garanzie giuridiche.
    Con che risultati? Una sfilza invereconda di sperequazioni che andava dai diversi pesi e diverse misure a seconda delle organizzazioni di appartenenza fino alla suddivisione dei detenuti in ben sette categorie diverse, con sette trattamenti di severità differenti, determinati non dai reati contestati ma dal livello di dialettica e dalle conoscenze nelle Istituzioni.


    Un'Italia vigliacca


    Sono passati una trentina di anni, mica qualche mese. In tutto questo tempo l'Italia mai ha avuto il coraggio né la dignità di comportarsi come qualsiasi altra nazione che aveva proclamato uno stato di emergenza. Risolto il problema, ogni Stato che si rispetti, fa sempre la scelta tra la vendetta e l'amnistia. Se decide di compiere vendetta è normale che chiunque non finisca nella sua rete cerchi rifugio altrove e che qualunque Stato glielo garantisca. Se concede l'amnistia, invece ammette l'eccezionalità del momento e la rimuove a problema risolto, tornando alla normalità, all'equità (che è il vero problema italiano, altro che la “certezza della pena” di cui si ciancia a torto visto che, al contrario di quanto sostiene il luogo comune, il nostro è uno dei Paesi occidentali ove le pene si scontano più a lungo), insomma fa un gesto dimostrandosi così uno Stato forte. L'Italia no: niente amnistia ma solo perdonismo personalizzato, che significa che se sei pluriomicida ma conosci dei politici esci e che se invece sei dentro per reati ideologici e hai un po' di dignità trascorri mezza vita tra le sbarre. Non ha avuto neppure il coraggio, l'Italia, di abolire quel “terzo della pena in più”. Non ha avuto coraggio, dignità, equità, equilibrio, onestà, ma si lamenta. E intanto, forse perchè dominata da cinici e da burattinai, da apprendisti stregoni e da partigiani di vecchia o nuova data, questa nostra Penisola non ha fatto nulla per le vittime, per le famiglie, per le memorie, non ha saputo neppure celebrare la tragedia. Si limita, l'Italia, a tirarle demagogicamente in ballo per esaltate sarabande episodiche con invocazioni di linciaggio e di giustizia sommaria evitando, come sempre, di guardare negli occhi il problema che puntualmente rimuove.


    Partigianerie e no


    Comprendo chi, osservando il tutto da un solo angolo, con vista cieca, trova degli argomenti contro il Brasile o contro l'odioso Battisti, che simpatico davvero non è. Ma quest'ottica frammentata è assurda, è sbagliata. Non ci si dovrebbe scandalizzare per la quinta sentenza brasiliana consecutiva di non estradizione di un “terrorista” (che si somma alle centinaia francesi, alle decine inglesi, a quelle austriache o svizzere) ma dell'immagine contorta che si è riuscito a dare un'altra volta al mondo dove tutti sono generalmente abituati a parlare un linguaggio lineare e chiaro: o le leggi sono speciali (e allora la persecuzione politica c'è) o non sono speciali (e allora vanno rimosse). In ambo i casi l'estradizione di Battisti, o di chiunque altro sia stato oggetto di questa legislazione d'emergenza, è un atto iniquo, distorto, inaccettabile. Certamente basta viziare il tutto con il particolarismo partigiano per capovolgerlo. C'è sempre un motivo specifico di “eccezionalità” perché tizio o caio “meriti” l'ingiustizia. Ma io sono di tempra fascista, ovvero credo nella sintesi e nell'unione delle verghe, cioè nell'equità, e non sono affatto partigiano, ovvero non sono parziale, di parte, per l'eccezionalità. Rifiuto, per indole, per cultura e per scelta, di essere garantista con i miei e forcaiolo con gli altri. Non mi lascio offuscare da simpatie o antipatie, non penso minimamente che chi sta da un lato dello spartiacque meriti indulgenza e impunità e chi sta dall'altro debba essere perseguitato. E se non c'è reciprocità, ovvero se altrove (dove c'è cultura partigiana) si è commessa spesso quest'ingiustizia, non per questo io intendo ripercorrere gli stessi schemi. Se poi i postfascisti-neoantifascistimoderati hanno tentazioni partigiane, di forcaiolismo partigiano, è affar loro. Né dimentico, sia detto en passant, la cultura di amnistie, di pacificazioni, di superamenti che contrassegnò Mussolini anche nei momenti più sanguinosi, quando l'odio era davvero giustificato.


    Battisti sì e Lollo no?


    Il Brasile, insomma, sta comportandosi bene; a prescindere dalla colpevolezza o dall'innocenza di Battisti, la quale innocenza, rispetto all'essenza della questione, è un dettaglio. Il Brasile, come tante altre nazioni prima di esso, difende le nostre stesse garanzie di cittadini. Il problema, semmai, per quanto lo riguarda è un altro: è che diventi un ricettacolo di desperados, visto che più un bandolero che non un combattente sembra essere Battisti e che lì, proprio nel partito di Lula e per giunta con un notevole peso interno, c'è lo stragista di Primavalle, Achille Lollo, una delle persone più abiette della storia di questi trent'anni. Il quale, tanto per la cronaca, non è classificato “terrorista” e non è stato oggetto di una legislazione speciale, tutt'altro, ha goduto di una sentenza invereconda che ne ha sminuito il crimine e non gli ha fatto pagare la più ignobile delle stragi. Ma anche su questo l'Italia delude e c'indigna. Tutti pronti a saltare su per l'estradizione negata a Battisti, con il ministro La Russa che chiede che non si giochi l'amichevole tra le nostre nazionali e la ministro Meloni che propone la si faccia con il lutto al braccio. Ma fino a che il governo brasiliano non aveva dato uno smacco all'Italietta ambigua tutto andava bene? Il rifugio concesso a Lollo non aveva scatenato polemiche così vibranti: ci si limitò a un po' di chiasso tardivo e demagogico quando la tenue condanna comminata al vigliacco cadde in prescrizione e nulla si poteva più fare né reclamare. Allora, in un lungo lasso di tempo fatto di decenni, non oggi, avrebbe avuto un senso e una dignità il serrate di ora. Non ci fu, c'è adesso e non contro l'ineffabile. Normale, come da sei decenni avviene in quest'Italia, giustamente disprezzata internazionalmente, ogni sangue ha un valore diverso e quello di un bambino e di un ragazzo del proletariato fascista conta meno di altro sangue, fa meno convergenza, meno sinergia: è più facile prendersela con Battisti e allora lo si fa; per Lollo, che è protettissimo bastano delle dichiarazioni per salvare la faccia. Questa è l'Italia e proprio perché è questa la sua giustizia non convince nessuno. Tutto sommato preferisco il Brasile. Meglio la samba del balletto in maschera dei nosferatu.

 

 
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