
Originariamente Scritto da
Rexal
Non è da me. Di sicuro non è da me andare a sbattere i miei fatti personali e i miei stati d'animo in un forum. Penso di aver collezionato un bel po' di post su tre fora frequentati da chiunque qui dentro. Però oggi è così, vi piaccia o meno. Fate come me, guardate e passate.
La giornata era già incominciata male, i collaboratori vicini e lontani fanno male il proprio lavoro e alla fine si decide di prendere in mano tutto il lavoro e farlo da soli. Non solo, mi si dice che devo ripartire per il Pachistan. Non sono napoletano, ma mi è sopraggiunto spontaneo un vafanmocc'.
Poi a mezzogiorno, mi telefona mia madre è mi dice che un vecchio zio, già sofferente e che per me è stato quasi come un nonno, è morto stanotte.
Non dico niente, non vedo perchè far pesare i cazzi miei in un momento critico (come se non ce ne fossero mai, ma vabbè).
Faccio finta di niente e proseguo a lavorare, correggere gli errori di sottosviluppati che non capiscono neanche delle semplici guidelines, impostare fogli di calcolo con la mente annebbiata da un qualcosa che ti rode in un angolo del cervello, beccandoti pure del coglione perchè ti ostini a voler fare di testa tua, sbagliando. Ma tengo duro e continuo fra mille interruzioni di piccole colleghe cerebrolese, neo assunte, che non sanno fare il proprio lavoro e ti bombardano di mille domande.
Il nervoso sale e non lo nascondo, divento molto molto duro e sgarbato.
Alla fine, esco. Richiamo mia madre che è in camera mortuaria e mi passa i cugini.
Scoppio a piangere come un bambino. Erano tutti stupiti, pure io, mentre singhiozzavo come un infante, con la voce così acuta che stentavo a riconoscerla io stesso.
Torno a casa, chiamo la mia ragazza e le racconto tutto. Le dispiace. Io faccio finta di niente, mi sono ripreso benissimo e le chiedo come va. Mi racconta dei litigi che fa per ristrutturare la casa che ha appena preso. La ascolto, non mi importa molto, comincio a pensare ad altro. Poi la saluto "ti chiamo dopo".
Non sto bene neanche adesso e non so perchè.