Un’altra guerra “umanitaria” si è conclusa. Anche questa, come tutte le altre guerre “new age” si è lasciata dietro una scia di sangue e tragedie che ha visto in prima linea l’inerte popolazione civile. Ancora una volta la guerra si è mostrata in tutta la sua catastrofica natura per quello che è: uno smembramento di esseri umani.
Tutte le motivazioni e giustificazioni della guerra dovrebbero passare in secondo piano: politica e terrorismo internazionali, petrolio, rivalità monetarie non valgono nulla rispetto al dolore che ne deriva. Detto questo, ci si può sedere e cambiare canale per non far dolere il cuore, oppure mettersi le mani nei capelli e disperarsi di compassione.
Esiste una terza via, molto, molto più faticosa e rischiosa: armarsi di coraggio e partire per le zone di guerra, cercare di alleviare le sofferenze delle vittime e di salvare la vita e garantire l’esistenza a chi è sopravvissuto alle bombe, e magari tentare di diffondere nel mondo una cultura di pace e di solidarietà. Sembra un compito per santi (o futuri tali) o riservato ai mostri sacri come l’ONU, la Croce Rossa e altri organi governativi. Gino Strada ha scelto un’altra via, sganciata dal controllo e quindi dalle etichette di ogni governo. Con la sua organizzazione Emergency lo trovate sempre dove l’orrore della guerra è più grande e la popolazione diffida di chi, dopo averla massacrata, le tende una telegenica mano al sapore di TG della sera.
Chi è Gino Strada? È un chirurgo, ha 55 anni, è sposato con Teresa che lo sostiene in tutti i suoi “pellegrinaggi” e ha una figlia, Cecilia. Si è laureato a Milano, specializzandosi in chirurgia d’urgenza. Negli anni ’80 si è occupato principalmente di chirurgia dei trapianti di cuore e cuore-polmone, con lunghi periodi di permanenza negli Stati Uniti, Gran Bretagna e in Sudafrica, a Città del Capo. Nel 1988 ha deciso di applicare la sua esperienza di chirurgia d’urgenza all’assistenza e alla cura dei feriti di guerra. Ha lavorato per un lungo periodo con la Croce Rossa Internazionale in zone di guerra: nel 1989 a Quetta, nel Pakistan, al confine con l’Afghanistan; nel 1990 a Dessiè, in Etiopia e a Khao-I-Dang, in Tailandia; nel 1991 a Kabul e ad Ayacucho, in Perù, poi ancora a Kabul; nel 1993 a Balbala, Gibuti e Berbera, in Somalia. Nel 1994 è stato in Bosnia.
L’esperienza accumulata in anni di chirurgia di guerra convince Gino Strada della necessità di una organizzazione piccola, agile e altamente specializzata, che intervenga in favore della popolazione civile vittima della guerra e che non soffra delle lentezze burocratiche delle grandi organizzazioni. Con scarsissimi mezzi e insieme a un gruppo di colleghi e amici, nella primavera del 1994 Gino Strada fonda a Milano Emergency. La neonata organizzazione riunisce un team internazionale che, nell’agosto dello stesso anno, riapre l’ospedale della capitale del Ruanda Kigali: devastato dalla guerra, era stato abbandonato e non vi erano ancora giunti aiuti umanitari.
Dalla sua nascita, Emergency ha contribuito in modo determinante alla campagna internazionale per la messa al bando delle mine antiuomo. Diffondere una cultura di pace è compito statutario di Emergency: attraverso numerose iniziative ha portato a conoscenza di vasti settori dell’opinione pubblica il dramma causato dai 110 milioni di mine inesplose disseminate nel mondo e, nell’ottobre 1997, ha contribuito all’approvazione della legge per la messa al bando della produzione italiana di mine antiuomo.
Emergency, finanziandosi con i contributi piccoli ma numerosi di sostenitori privati, costruisce nel 1996 il primo ospedale nel Nord Iraq a Sulaimaniya. Poi un altro ospedale nella capitale Erbil, due Centri pròtesi e riabilitazione, sempre nella parte settentrionale dell’Iraq, l’ospedale “Ilaria Alpi” a Battambang, in Cambogia, e altri due ospedali in Afganistan, uno nel nord, nella valle del Panshir, e uno nella capitale Kabul. Nel 2001 apre a Freetown, in Sierra Leone, il sesto ospedale di Emergency. A tutti questi centri si affiancano 40 posti di Primo Soccorso nelle zone più minate o più vicine al fronte. Fino al dicembre 2002 Emergency ha curato oltre 500.000 vittime di guerra.
Gino Strada ha pubblicato, con l’editore Feltrinelli, due libri: “Pappagalli verdi” (1999) che è stato tradotto anche in lingua tedesca, e “Buskashì” (2002), cronache e ricordi dei tanti anni passati in prima linea e delle tante tragedie vissute in prima persona. Sono pagine terribili, talvolta quasi insostenibili, ma che riportano al lettore l’eterna lotta interna di un chirurgo che, di fronte a difficoltà, si ritrova anche a confrontarsi con la domanda «chi me lo ha fatto fare?». Se qualcuno vuole ancora pronunciare frasi assurde come “l’arte della guerra”, dopo la lettura non potrà non condividere l’idea che nella guerra non c’è nulla di artistico. Solo miseria.
Gino crede veramente nel suo lavoro, anche quando tutto sembra aver superato i limiti del possibile. La sua scelta di non dipendere da aiuti governativi gli permette anche di esprimere opinioni sulle guerre che lo circondano e, a differenza di altre organizzazioni come la Croce Rossa, che al massimo possono limitarsi a non commentare la legittimità delle guerre, Gino Strada è sicuro: nessuna guerra è legittima.
Presto ci sarà una nuova guerra. Fare tutto il possibile per fermarla sarà il dovere di ogni essere ancora “umano”. Non sarà facile, ma forse una sera, alzando lo sguardo, sentiremo sussurrare piccole storie in piccoli spazi mediatici, narrate da giornalisti non ancora “embedded”, di uomini come Gino Strada. Uomini che di fronte a terribili emergenze non si sono tirati indietro e che saranno lì, in prima linea, a ridare speranza a chi soffre.
E a noi.
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SENZA ARMI !!!....e' cio' che mi sento di aggiungere.
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Saluti




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