Mandato da Pauler Lunedì, 17 Novembre 2003, 07:07 uur.
Lo scorso 3 novembre Giuseppe Di Federico, membro laico del Csm su designazione della Casa delle Libertà, si è dimesso da presidente della Nona commissione del Csm, che si occupa della formazione dei magistrati, motivando le sue dimissioni con una lettera al presidente della Repubblica in cui scrive: «All'inizio dello scorso ottobre il Csm ha organizzato un incontro di studio per gli uditori giudiziari. Uno dei relatori era Alessandro Pizzorusso. Tra il materiale didattico distribuito agli uditori ho trovato uno scritto del Pizzorusso che lungi dall'avere una qualsivoglia parvenza di scritto scientifico. Ha invece le caratteristiche di un manifesto di propaganda politica nel quale si attacca in maniera prolungata, grossolana e volgare il presidente del Consiglio dei ministri e si pronunziano frasi offensive nei confronti dei componenti laici del Csm eletti dal Parlamento su indicazione della Casa delle libertà... Mi limito a segnalarLe il contenuto delle infamanti accuse che Pizzorusso ha ritenuto debbano far parte del bagaglio conoscitivo e culturale dei giovani uditori affinché possano subito svolgere "correttamente" le funzioni giudiziarie. Secondo quanto scritto dal Pizzorusso, gli avvocati Luccico, Marotta, Ventura, Sarno, il professor Spranger e io saremmo inquadrati in un "partito azienda" ove "tra il leader della maggioranza e si 'suoi' membri del Consiglio sussiste un vincolo assai stretto».
Non sappiamo quanto siano "partigiani" i personaggi sopra citati, ma quel che è certo è la faziosità dello stesso Pizzorusso, il cui testo integrale è stato pubblicato a tutta pagina su L'Unità che ha cavalcato l'accusa di "organicità" alla maggioranza di governo dei membri laici della Cdl. Pizzorusso nel suo opuscolo spiega che dopo la riforma i 5 laici della Cdl possono bloccare il funzionamento del Csm, facendo mancare il numero legale, omettendo ovviamente di segnalare anche la sua incredibile organicità ai gruppi di potere che controllano la magistratura e i partiti che li sostengono. Anche in tal senso va intesa la mini sommossa che ha generato il successivo intervento di Carlo Azeglio Ciampi sul Csm per censurare la lezione antipremier di Pizzorusso. Addirittura si sono scomodati cento costituzionalisti che hanno firmato un appello di solidarietà con il professore perché la “condanna” “offende gravemente un illustre collega e con lui tutti gli studiosi, i costituzionalisti in particolare, per i quali l’analisi critica della realtà giuridica non può non essere un dovere essenziale”. Tra questi sommi costituzionalisti nessuno si indigna però per il discutibile utilizzo che si fa del ruolo di formatore e nessuno si è soffermato sulla storia dell’illustre collega. Nel 1992, quando Pizzorusso era uno dei membri del Csm, si lanciò sulle colonne dell’Unità ad un duro intervento contro la candidatura di Falcone come superprocuratore, definendolo “il principale collaboratore del ministro Martelli e per questo incapace di offrire le necessarie garanzie di indipendenza per il ruolo”. Un commento “organico” (giusto per riprendere un tema a lui caro) con quella parte politica e della magistratura che in quell’epoca contrastava in tutti i modi l’ascesa di Giovanni Falcone e che dopo la sua morte si affrettò a farne una propria bandiera dimenticando in un colpo solo anni di ruggini e contrasti. Sappiamo tutti come finì, con Agostino Cordova che scalzò Falcone e divenne superprocuratore antimafia. Dieci anni dopo Cordova subirà un trattamento inverso rispetto a Falcone, divenendo un personaggio troppo scomodo e da estirpare dalla guida della Procura di Napoli. Ma questa è un’altra triste storia con la medesima regia. E con l’inossidabile Pizzorusso pronto a impartire le sue personalissime lezioni.
Paolo Carotenuto - www.legnostorto.com




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