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  1. #1
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito Pizzorusso, a volte ritornano

    Mandato da Pauler Lunedì, 17 Novembre 2003, 07:07 uur.
    Lo scorso 3 novembre Giuseppe Di Federico, membro laico del Csm su designazione della Casa delle Libertà, si è dimesso da presidente della Nona commissione del Csm, che si occupa della formazione dei magistrati, motivando le sue dimissioni con una lettera al presidente della Repubblica in cui scrive: «All'inizio dello scorso ottobre il Csm ha organizzato un incontro di studio per gli uditori giudiziari. Uno dei relatori era Alessandro Pizzorusso. Tra il materiale didattico distribuito agli uditori ho trovato uno scritto del Pizzorusso che lungi dall'avere una qualsivoglia parvenza di scritto scientifico. Ha invece le caratteristiche di un manifesto di propaganda politica nel quale si attacca in maniera prolungata, grossolana e volgare il presidente del Consiglio dei ministri e si pronunziano frasi offensive nei confronti dei componenti laici del Csm eletti dal Parlamento su indicazione della Casa delle libertà... Mi limito a segnalarLe il contenuto delle infamanti accuse che Pizzorusso ha ritenuto debbano far parte del bagaglio conoscitivo e culturale dei giovani uditori affinché possano subito svolgere "correttamente" le funzioni giudiziarie. Secondo quanto scritto dal Pizzorusso, gli avvocati Luccico, Marotta, Ventura, Sarno, il professor Spranger e io saremmo inquadrati in un "partito azienda" ove "tra il leader della maggioranza e si 'suoi' membri del Consiglio sussiste un vincolo assai stretto».



    Non sappiamo quanto siano "partigiani" i personaggi sopra citati, ma quel che è certo è la faziosità dello stesso Pizzorusso, il cui testo integrale è stato pubblicato a tutta pagina su L'Unità che ha cavalcato l'accusa di "organicità" alla maggioranza di governo dei membri laici della Cdl. Pizzorusso nel suo opuscolo spiega che dopo la riforma i 5 laici della Cdl possono bloccare il funzionamento del Csm, facendo mancare il numero legale, omettendo ovviamente di segnalare anche la sua incredibile organicità ai gruppi di potere che controllano la magistratura e i partiti che li sostengono. Anche in tal senso va intesa la mini sommossa che ha generato il successivo intervento di Carlo Azeglio Ciampi sul Csm per censurare la lezione antipremier di Pizzorusso. Addirittura si sono scomodati cento costituzionalisti che hanno firmato un appello di solidarietà con il professore perché la “condanna” “offende gravemente un illustre collega e con lui tutti gli studiosi, i costituzionalisti in particolare, per i quali l’analisi critica della realtà giuridica non può non essere un dovere essenziale”. Tra questi sommi costituzionalisti nessuno si indigna però per il discutibile utilizzo che si fa del ruolo di formatore e nessuno si è soffermato sulla storia dell’illustre collega. Nel 1992, quando Pizzorusso era uno dei membri del Csm, si lanciò sulle colonne dell’Unità ad un duro intervento contro la candidatura di Falcone come superprocuratore, definendolo “il principale collaboratore del ministro Martelli e per questo incapace di offrire le necessarie garanzie di indipendenza per il ruolo”. Un commento “organico” (giusto per riprendere un tema a lui caro) con quella parte politica e della magistratura che in quell’epoca contrastava in tutti i modi l’ascesa di Giovanni Falcone e che dopo la sua morte si affrettò a farne una propria bandiera dimenticando in un colpo solo anni di ruggini e contrasti. Sappiamo tutti come finì, con Agostino Cordova che scalzò Falcone e divenne superprocuratore antimafia. Dieci anni dopo Cordova subirà un trattamento inverso rispetto a Falcone, divenendo un personaggio troppo scomodo e da estirpare dalla guida della Procura di Napoli. Ma questa è un’altra triste storia con la medesima regia. E con l’inossidabile Pizzorusso pronto a impartire le sue personalissime lezioni.

    Paolo Carotenuto - www.legnostorto.com

  2. #2
    Le fondamenta di POL
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  3. #3
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    In origine postato da Österreicher
    Certo che questo Pizzosovietico ha dimostrato che della mafia e della criminalità se ne strafotte. Gli sta a cuore solo la "salute" del governo. Troppo solida per i suoi gusti, nonostante gli acciacchi. Governo....Non del colore giusto. Per lui e i kompagni "giudici" che vuole "educare".

    Saluti liberali

  4. #4
    Super Troll
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    Predefinito

    SAPERE CHE L'ATTIVITà DEL CSM PUò ESSERE BLOCCATA DAGLI SCHIAVETTI DEL BANANA SIGNIFICA SAPERE CHE LA DEMOCRAZIA IN ITALIA è STATA TRUCCATA.......
    QUANDO IL POTERE SI PERMETTE DI BLOCCARE IL FUNZIONAMENTO DELLE ISTITUZIONI PER OTTENERE TORNACONTI PESONALI O DI GRUPPO, CON NORME LIBERTICIDE E ANTEDEMOCRATICHE è MAFIA .,,,,,,, CHE DAI VERTICI NON PUò NON ESTENDERSI A TUTTI GLI STRATI DELLA SOCIETà.....
    CHI NON CAPISCE QUESTO HA DELLO STATO DIRITTO LE STESSE CONVINZIONI DI UN LUMUMBA.....
    ALTRO CHE SALUTI LIBERALI....
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  5. #5
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    Predefinito La sinistra italiana: in memoria di Falcone

    http://rolli.clarence.com/archive/041771.html
    martedì 11 Novembre 2003
    Pizzorusso chi? quello di Falcone
    Non è nuovo , Alessandro Pizzorusso, alle campagne politiche eufemisticamente inopportune; oggi a Berlusconi e ieri a Falcone.
    Cosa c'entra Falcone? C'entra eccome:nel '91 Martelli aveva chiesto a Giovanni Falcone di lasciare Palermo per diventare direttore generale per gli Affari penali al Ministero e in seguito i due lavorano all'idea di una Superprocura nazionale Antimafia.
    Le correnti di Magistratura Indipendente e del Movimento per la giustizia iniziano la guerra contro il magistrato accusandolo di attentare all'autonomia e all'indipendenza della magistratura ( un ritornello che non si è mai dismesso, a quanto pare).
    E' bene ricordare che nel '90 Falcone aveva subito l'attentato nella sua villa, dove furono ritrovate cariche esplosive e si arrivò ad insinuare che se le fosse messo lui per protagonismo.
    Da quando Martelli lo chiama inizia, per il magistrato, il lungo periodo di isolamento politico e di linciaggio mediatico che si conosca fino ad allora, tanto che lui stesso dice che è difficile resistere ad un clima del genere e che certo, ce la fa a sostenerlo seppur con angoscia e fatica, ma che tanti suoi colleghi non reggono a simili tensioni.
    Martelli dirà che è un'"infamia" e che qualcuno ha "sferrato una campagna propagandistica" contro Falcone.
    Il 12 marzo 1992, l' Unità pubblica un editoriale a quattro colonne "Falcone superprocuratore? Non può farlo, vi dico perchè"
    La firma, naturalmente, è quella di Alessandro Pizzorusso, così come queste parole; "Il principale collaboratore del ministro non dà più garanzie di indipendenza.... se nella vicenda attuale le sue qualità professionali non dovessero essere premiate come meritano, ciò non sarebbe dovuto solo alla malvagità del fato o a subdole iniziative dei suoi avversari".

    Pizzorusso non era un semplice magistrato , in quel periodo, ma il membro laico, eletto dal Pci, del Consiglio Superiore della Magistratura e l'articolo era di fatto un atto d'isolamento nonchè politico volto ad impedire l'elezione di Falcone a superprocuratore. Così fu. Il 24 maggio 92 viene ammazzato.
    Saluti Liberali
    Giorgio

  6. #6
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    Predefinito La sinistra morale

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...003/art26.html

    Il manifesto - 11 Novembre 2003

    APPELLO
    Docenti in difesa di Pizzorusso
    Oltre cento docenti universitari hanno diffuso ieri un appello di solidarietà ad Alessandro Pizzorusso, docente di diritto pubblico all'Università di Pisa, finito nella bufera per un testo critico nei confronti dei consiglieri laici della Cdl al Csm. «Le reazioni seguite alla lezione del prof. Pizzorusso - si legge nell'appello - agli uditori giudiziari e alla relazione da lui tenuta all'Accademia dei Lincei, da tempo depositata presso il Csm e per libera iniziativa di questo stampata e distribuita agli uditori, offendono gravemente un illustre collega e con lui tutti noi studiosi, i costituzionalisti in particolare, per i quali l'analisi critica della realtà giuridica non può non essere un dovere essenziale». Nell'appello, di cui sono promotori Umberto Allegretti, Lorenza Carlassare, Gianni Ferrara, Roberto Romboli, Antonio Ruggeri, Gaetano Silvestri, Rosanna Tosi e Roberto Zaccaria, i firmatari non entrano nel merito delle tesi sostenute dal collega ma denunciano una pericolosa lesione della libetà di manifestazione di pensiero e insegnamento. «Quale che sia il giudizio sui contenuti di quanto affermato dal prof. Pizzorusso nel suo scritto - chiarisce l'appello - è inaccettabile il significato che questa vicenda ha finito per assumere di mancato rispetto della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di scienza e dell' insegnamento, che la nostra Costituzione inscrive nel novero dei diritti fondamentali».

    «È per questo - spiegano i docenti - e non perchè uno studioso della levatura scientifica e morale di Alessandro Pizzorusso abbia bisogno della nostra solidarietà , che noi riteniamo necessario richiamare l'attenzione dell' opinione pubblica sulla gravità di questa vicenda, sintomo di un clima di cui non si può sottovalutare la pericolosità per la tenuta del nostro sistema democratico». All'appello hanno aderito, tra gli altri, l'associazione Articolo 21, giuristi, europarlamentari ed esponenti di magistratura democratic
    Saluti Liberali
    Giorgio

  7. #7
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    Predefinito CSM E COMIZI, C'E' VOLUTO CIAMPI PER RIMEDIARE ALLA GAFFE

    http://www.radicali.it/organi/usr_news.asp?n=397
    CSM E COMIZI, C'E' VOLUTO CIAMPI PER RIMEDIARE ALLA GAFFE

    Editoriale per Il Giornale di Sicilia

    C’è voluta tutta l’autorevolezza della Presidenza della Repubblica, sono dovuti intervenire prima il vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Virginio Rognoni, poi lo stesso presidente Ciampi, a metterci una “pezza”, e rimediare a quella che è stata una gravissima gaffe; ma costituiva anche un vulnus pericoloso e rappresentava un precedente che lascia francamente sgomenti e avviliti.
    La storia: Alessandro Pizzorusso, professore di Diritto Pubblico a Pisa, ex componente del CSM di area PCI, viene invitato a tenere una relazione per gli uditori giudiziari, i magistrati del futuro. Diligente, il professore redige ed elabora; e il succo di questo suo lavoro è pubblicato in un fascicoletto di una ventina di pagine. Il professore però non si limita a “volgarizzare” la sua scienza; si ricorda d’essere un militante politico, ed approfitta dell’occasione offerta per dare la stura alle sue opinioni. Rispettabilissime e legittime, ma che nulla hanno a che vedere con la relazione che il CSM gli aveva chiesto. Il professore in sostanza ha trasformato la relazione in un vero e proprio comizio: accusa i cinque consiglieri che fanno riferimento alla Casa della Libertà di essere proni agli interessi e alla volontà di quello che definisce il “partito-azienda”; tra il leader di questo “partito-azienda” (e cioè Silvio Berlusconi) e i cinque consiglieri vi sarebbe “un vincolo assai stretto”. Il plenum stesso del CSM sarebbe prigioniero delle regole imposte dalla riforma dell’ordinamento, che ne subordinerebbero il funzionamento a “una sorta di tacito nullaosta del leader della maggioranza”. Berlusconi, infine, pur senza essere citato, viene accusato di aver attentato in ogni modo all’autonomia della magistratura.
    Non poteva che scoppiare, come è scoppiata, una violentissima polemica. Livido, comprensibilmente sdegnato il professor Giuseppe Di Federico, presidente della IX commissione, quella che si occupa appunto della formazione dei magistrati: “Accusato di essere uno dei cinque schiavi del ‘malfattore’ Silvio Berlusconi, messi lì a rovinare il CSM, ho immediatamente rassegnato le dimissioni direttamente nelle mani di Ciampi” (ndr.: il presidente della Repubblica, in quanto tale è presidente del CSM).
    Bisogna a questo punto sapere che il professor Di Federico è persona integerrima, la cui fama di studioso è riconosciuta e apprezzata in mezzo mondo: ordinario di Ordinamento giudiziario presso l’università di Bologna, dirige l’Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari del CNR; è stato consulente della Banca Mondiale e dell’United Nations Development Programme per programmi di riforma giudiziaria in America latina, nel Sud Est asiatico e nell’Europa centro-orientale. Solo elencare i titoli dei suoi libri e delle sue pubblicazioni riempirebbe qualche pagina. Accusarlo d’essere un soldatino pronto a scattare sull’attenti di fronte agli ordini di qualsivoglia persona è una colossale stupidaggine, oltre che un insulto; e chiunque abbia avuto l’occasione di conoscere il professor Di Federico lo può ben testimoniare.
    Ha mille, e tutti fondati, motivi, Di Federico per essere indignato: lo scritto di Pizzorusso, osserva, “lungi dall’avere una qualsivoglia parvenza di scritto scientifico ha, invece, le caratteristiche di un manifesto di propaganda politica nel quale si attacca in maniera prolungata, grossolana e volgare il presidente del Consiglio e si pronunziano frasi offensive nei confronti dei componenti laici del CSM eletti dal Parlamento su indicazione della Casa delle Libertà”.
    Rozze nella forma, ingiuste nella sostanza, le accuse mosse da Pizzorusso; che, come abbiamo detto, è stato lui pure componente del CSM, su indicazione del PCI. E chissà per quale bizzarria, contrappone alla presunta subordinazione dei cinque consiglieri “a un capo-azienda”, l’autonomia di cui avrebbero goduto in passato i consiglieri, e quindi lui stesso, nei confronti dei partiti politici che li avevano designati.
    Dal Quirinale, come si è detto, sono arrivate parole che hanno avuto l’effetto di restituire senso e dignità all’oltraggiato ruolo istituzionale dei consiglieri, e far rientrare la polemica. In quanto a Pizzorusso, non è nuovo a gravi infortuni, per usare l’espressione del vice-presidente del CSM Rognoni. Quando del CSM faceva parte, scrisse per “l’Unità” un durissimo articolo contro la designazione di Giovanni Falcone a procuratore nazionale antimafia. In pratica si sosteneva che Falcone non era affidabile: ricoprendo l’incarico di direttore degli Affari Penali che gli aveva offerto l’allora ministro della Giustizia Claudio Martelli, era diventato “governativo”, perdendo le sue caratteristiche di indipendenza. Evidentemente gli autori e i mandanti della strage di Capaci non hanno letto quell’articolo, e hanno continuato a ritenere che Falcone, per loro, fosse ugualmente pericoloso.
    E’ da questo professore, che Di Federico e gli altri consiglieri si sono visti impartire una lezione di autonomia e di indipendenza.
    Saluti Liberali
    Giorgio

  8. #8
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    Predefinito

    NON DIMENTICHIAMO IL CLIMA...IL TENTATIVO DI MARTELLI ERA SOLO UNO DEI PRODROMI PER RIUSCIRE A METERE UN BAVAGLIO ALLA MGISTRATURA... COME SUCCEDE ORA...
    NINETE DI PIù E NIENTE DI MENO.. IL FATTO CHE FLACONE SI SIA
    LASCIATO IRRETIRE DELL'OFFERTA CHE NON SI PIò RIFIUTARE NON SIGNIFICA CHE IL PROGETTO NON AVESSE LA STESSA FINALITà....
    MA EVIDENTEMENTE DA CHI AVEVA PIù DA TEMERE IL PROGETTO è STATO CONSIDERATO TROPPO PERICOLOSO......, NONOSTANTE LA GARANZIA CHE A GARANTIRE LA "PACE" CI FOSSE STATO MARTELLI.....
    ED è STATO TANTO LUNGIMIRANTE .....
    TANTO è VERO CHE MARTELLI è PASSATO AD ALTRI LIDI.. MENTRE FALCONE SAREBBE RIMASTO....
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
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  9. #9
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    Predefinito Re: Pizzorusso, a volte ritornano

    In origine postato da Österreicher
    Mandato da Pauler Lunedì, 17 Novembre 2003, 07:07 uur.
    Lo scorso 3 novembre Giuseppe Di Federico, membro laico del Csm su designazione della Casa delle Libertà, si è dimesso da presidente della Nona commissione del Csm, che si occupa della formazione dei magistrati, motivando le sue dimissioni con una lettera al presidente della Repubblica in cui scrive: «All'inizio dello scorso ottobre il Csm ha organizzato un incontro di studio per gli uditori giudiziari. Uno dei relatori era Alessandro Pizzorusso. Tra il materiale didattico distribuito agli uditori ho trovato uno scritto del Pizzorusso che lungi dall'avere una qualsivoglia parvenza di scritto scientifico. Ha invece le caratteristiche di un manifesto di propaganda politica nel quale si attacca in maniera prolungata, grossolana e volgare il presidente del Consiglio dei ministri e si pronunziano frasi offensive nei confronti dei componenti laici del Csm eletti dal Parlamento su indicazione della Casa delle libertà... Mi limito a segnalarLe il contenuto delle infamanti accuse che Pizzorusso ha ritenuto debbano far parte del bagaglio conoscitivo e culturale dei giovani uditori affinché possano subito svolgere "correttamente" le funzioni giudiziarie. Secondo quanto scritto dal Pizzorusso, gli avvocati Luccico, Marotta, Ventura, Sarno, il professor Spranger e io saremmo inquadrati in un "partito azienda" ove "tra il leader della maggioranza e si 'suoi' membri del Consiglio sussiste un vincolo assai stretto».



    Non sappiamo quanto siano "partigiani" i personaggi sopra citati, ma quel che è certo è la faziosità dello stesso Pizzorusso, il cui testo integrale è stato pubblicato a tutta pagina su L'Unità che ha cavalcato l'accusa di "organicità" alla maggioranza di governo dei membri laici della Cdl. Pizzorusso nel suo opuscolo spiega che dopo la riforma i 5 laici della Cdl possono bloccare il funzionamento del Csm, facendo mancare il numero legale, omettendo ovviamente di segnalare anche la sua incredibile organicità ai gruppi di potere che controllano la magistratura e i partiti che li sostengono. Anche in tal senso va intesa la mini sommossa che ha generato il successivo intervento di Carlo Azeglio Ciampi sul Csm per censurare la lezione antipremier di Pizzorusso. Addirittura si sono scomodati cento costituzionalisti che hanno firmato un appello di solidarietà con il professore perché la “condanna” “offende gravemente un illustre collega e con lui tutti gli studiosi, i costituzionalisti in particolare, per i quali l’analisi critica della realtà giuridica non può non essere un dovere essenziale”. Tra questi sommi costituzionalisti nessuno si indigna però per il discutibile utilizzo che si fa del ruolo di formatore e nessuno si è soffermato sulla storia dell’illustre collega. Nel 1992, quando Pizzorusso era uno dei membri del Csm, si lanciò sulle colonne dell’Unità ad un duro intervento contro la candidatura di Falcone come superprocuratore, definendolo “il principale collaboratore del ministro Martelli e per questo incapace di offrire le necessarie garanzie di indipendenza per il ruolo”. Un commento “organico” (giusto per riprendere un tema a lui caro) con quella parte politica e della magistratura che in quell’epoca contrastava in tutti i modi l’ascesa di Giovanni Falcone e che dopo la sua morte si affrettò a farne una propria bandiera dimenticando in un colpo solo anni di ruggini e contrasti. Sappiamo tutti come finì, con Agostino Cordova che scalzò Falcone e divenne superprocuratore antimafia. Dieci anni dopo Cordova subirà un trattamento inverso rispetto a Falcone, divenendo un personaggio troppo scomodo e da estirpare dalla guida della Procura di Napoli. Ma questa è un’altra triste storia con la medesima regia. E con l’inossidabile Pizzorusso pronto a impartire le sue personalissime lezioni.

    Paolo Carotenuto - www.legnostorto.com
    Se attacchi le parole di un uomo devi anche dar conto delle parole che attacchi; non solo dell'uomo.

    Ampi stralci del documento, distribuito agli uditori,
    che ha sollevato le proteste dei consiglieri laici del Polo poi del Csm, e del Presidente della Repubblica Ciampi

    Alessandro Pizzorusso
    Negli anni 90 (...) La principale anomalia che si è avuta in questo periodo è la linea di condotta seguita dalla difesa di un imputato, l’imprenditore Silvio Berlusconi, il quale, essendo stato incriminato per una lunga serie di reati comuni – sottolineo, comuni, non politici – i quali riguardavano molti episodi di corruzione di funzionari pubblici (fra cui alcuni magistrati che occupavano posizioni di grande rilievo nel sistema giudiziario italiano), reati societari e altre violazioni di legge di vario genere, organizzò
    la sua difesa in modo assolutamente originale.
    Infatti non si limitò ad assumere squadre di avvocati che assicurassero la difesa tecnica nell’ambito delle varie inchieste e dei numerosi procedimenti penali che ne seguirono, ma procedette anche ad una imponente serie di attività stragiudiziali, le quali
    finirono per esercitare un ruolo decisivo al fine di assicurargli assoluzioni, dichiarazioni di improcedibilità per prescrizione o per altri motivi, oppure, quanto meno, lo sospensione dei procedimenti sine die.
    Queste attività consistettero principalmente nell’impiego sistematico dei mass media di sua proprietà (e di altri che per motivi diversi si uniscono ai suoi nell’assolvimento di questo compito) per accusare di parzialità e di “politicizzazione” tutti i magistrati
    che, avendo dovuto occuparsi di lui per ragione del proprio ufficio, hanno adottato decisioni non conformi alla richieste della difesa e comunque per orientare l’opinione pubblica in senso favorevole a lui e sfavorevole ai magistrati ed all’intero potere giudiziario. Nel 1993, inoltre, egli procedette alla costituzione di un partito politico, gestito più come un’azienda che come un’associazione, ma capace di raccogliere sotto le sue bandiere una vasta area di entità aventi in comune l’orientamento anti-politico, in precedenza emarginate anche se per ragioni diverse, e ciò gli consentì di conquistare la maggioranza parlamentare e di assumere ruoli di guida del Governo (ed ora persino dell’Unione europea), dei quali si avvalse pesantemente per influire in senso a lui favorevole sui processi in corso mediante provvedimenti legislativi e amministrativi.
    Prove «false» per rogatoria
    (...) Ad esempio, intervistato dai giornalisti nella sua qualità di presidente del consiglio italiano su una legge che la sua maggioranza parlamentare aveva approvato per cercare di far dichiarare processualmente inutilizzabili taluni documenti che le autorità italiane avevano ottenuto, per rogatoria, dalle autorità giudiziarie svizzere, non si peritò di qualificare tali documenti come
    «prove false», affermando implicitamente – senza neppure addurre alcun elemento di prova a sostegno - che i magistrati svizzeri
    avrebbero falsificato quei documenti per danneggiarlo!
    Per quanto riguarda i magistrati italiani, basterà ricordare come egli abbia recentemente qualificato la Magistratura nel suo complesso come un «cancro» da cui il paese dovrebbe liberarsi. Quanto poi ai «suoi» ministri non si può non ricordare almeno come il Ministro per la riforme, nel pronunciarsi contro le proposte di sviluppare la collaborazione europea nel campo della giustizia, abbia qualificato l’Unione europea come «Forcolandia» e come il Ministro delle infrastrutture – senza venir contraddetto - abbia definito la mafia come una realtà con cui bisogna imparare a convivere. Questa vicenda – per quanto incredibile essa possa apparire – ha fatto sì che il nostro personaggio abbia potuto fin qui evitare ogni condanna definitiva, anche se raramente ha ottenuto pronunce le quali escludessero che il fatto illecito fosse realmente avvenuto. In molti casi, infatti, è stato prosciolto per
    essere il reato estinto per prescrizione (alla quale egli non ha mai rinunciato, come la legge consente e come fanno coloro che aspirano ad ottenere il riconoscimento della loro innocenza), oppure perché è stato escluso che egli avesse personalmente partecipato alla commissione del reato (del quale si sono dichiarati autori suoi collaboratori, che avrebbero quindi agito a suo
    vantaggio ma a sua insaputa o contro la sua volontà), oppure perché il processo è stato sospeso grazie ad una legge ad hoc fino a quando rivesta la carica di presidente del consiglio (su questo punto è stata sollevata una questione di costituzionalità sulla quale dovrà decidere la Corte costituzionale).
    Pare indiscutibile che questa incredibile vicenda rappresenta la più vistosa violazione che i principi stabiliti dalla Costituzione italiana abbiano subito in questi ultimi anni ed una delle più singolari che si siano mai verificate nella storia costituzionale di tutti i popoli. Per illustrare i problemi che essa ha fatto sorgere, è tuttavia necessario riassumere, sia pur sinteticamente, gli immediati antefatti della situazione attuale.
    La riforma del Csm
    (...) L’intero campo della legislazione giudiziaria è sconvolto dalle polemiche determinate dalle vicende che già ho ricordato che vedono il presidente del consiglio e i suoi collaboratori accusare la Magistratura di costituire un ”cancro” del paese e proporre riforme costituzionali o legislative tendenti a ripristinare l’assetto esistente prima della Costituzione.
    Una prima modifica di questo tipo è già stata adottata con la legge di riforma dell’ordinamento del Consiglio superiore approvata
    Nel 2002, la quale ha determinato il numero dei consiglieri eletti dal Parlamento la cui presenza è necessaria per la validità delle sedute del Consiglio in modo tale che è sufficiente che quattro di essi si assentino perché si determini l’invalidità della seduta e quindi venga bloccato il funzionamento del Consiglio.
    E dato che una convenzione parlamentare assegna alla maggioranza cinque degli otto posti destinati ai “laici” e che in regime di partito-azienda tra il leader della maggioranza parlamentare e i “suoi” membri del Consiglio sussiste un vincolo assai stretto, la minaccia è molto più reale di quanto fosse in passato, quando i partiti riconoscevano una certa autonomia agli eletti al Consiglio su loro designazione.
    Questa modifica è stata approvata con legge ordinaria, ma è evidente che la sua portata pratica è quella di ridimensionare non di poco la norma costituzionale che assegna al Consiglio le sue funzioni, subordinandone l’esercizio ad una sorta di tacito nulla-osta del leader della maggioranza parlamentare.
    Trattandosi d’altronde di una norma di procedura relativa al funzionamento di un organo giudiziario, ma non giurisdizionale, è estremamente difficile che essa possa venir sottoposta al sindacato di costituzionalità, che richiede l’applicazione giurisdizionale della norma da rimettere al controllo della Corte costituzionale.
    Progetti ancor più gravi sono stati inoltre annunciati negli ultimi mesi. Se venissero approvati, essi ripristinerebbero il tipo di gestione del personale giudiziario che esisteva prima che i principi costituzionali cominciassero a ricevere attuazione, riorganizzando la carriera dei magistrati sulla base di una lunga serie di concorsi cui sovrintenderebbe la Corte di cassazione, e restituirebbero a questa la funzione di organo di collegamento col Ministero per assicurare quel tipo di controllo latente che essa svolgeva fino a non molto tempo fa. In questo ordine di idee, verrebbe altresì istituita una “Scuola della Magistratura”, ma per
    sottoporla, anch’essa, al controllo della Cassazione così ristrutturata. (...) Le minacce all’indipendenza della Magistratura segnalate in questa relazione hanno avuto una storia particolare, essendo il frutto della strategia processuale ed extraprocessuale del tutto atipica seguita da un imputato il quale presentava la particolarità di potersi avvalere del controllo dei mass media in una
    misura quale, in regime democratico, raramente è stata conseguita anche da soggetti politici investiti di funzioni di governo, oltre che di poter investire nella propria difesa somme di denaro praticamente illimitate.
    La strategia processuale
    Questa strategia lo ha condotto, non solo ad assoldare, direttamente o indirettamente, gran parte degli avvocati, dei giornalisti e degli altri professionisti del paese, mediante la cui opera sottoporre i magistrati che dovevano giudicare dei reati a lui imputati, oltre che ad un fuoco permanente di eccezioni procedurali tendenti quanto meno a ritardare il corso delle procedure,ad una sistematica pressione determinata da accuse di ogni genere formulate nei confronti di tutti quei magistrati che non accogliessero le richieste dei suoi difensori, in istanze di ricusazione o di rimessione ed altre sedi e, al di fuori del processo, nell’organizzazione
    di programmi televisivi e collaborazione giornalistiche mediante le quali quegli stessi magistrati venivano sistematicamente ricoperti di ingiurie, di commenti diffamatori e di vessazioni di ogni genere.
    Il risultato che questa campagna ha conseguito è stato di convincere una parte non piccola dei cittadini italiani che tutti i numerosissimi magistrati, italiani e stranieri, che hanno condotto inchieste o procedimenti giudiziari nei confronti del nostro personaggio sono complici di un complotto tendente a danneggiarlo e che tali attività sono state condotte per incarico di alcuni
    partiti politici, per lo più genericamente indicati come «comunisti».
    Da ultimo, poi, le accuse di questo genere sono state estese all’intera magistratura italiana ed anche a quelle di altri paesi. Per quanto queste tesi appaiano del tutto risibili, esse sono state sostenute da uomini politici, avvocati e giornalisti, alcuni dei quali dotati di una certa reputazione, e vengono presentate ormai ai lettori dei giornali ed agli ascoltatori della radio e della televisione
    come delle ovvietà su cui non è nemmeno il caso di discutere, per cui non può sorprendere che molti diano ad esse un certo credito.
    Alle iniziative attuate da suoi avvocati, dai suoi giornalisti o da altri suoi collaboratori, si sono aggiunte poi, una volta che lo stesso
    imputato – come già si è visto - ha potuto assumere cariche politiche, si sono aggiunti poi gli interventi sistematicamente posti in essere da alcuni ministri della giustizia a lui devoti per interferire a suo vantaggio nei processi in corso mediante inchieste sugli uffici giudiziari ove essi si svolgevano o mediante provvedimenti relativi a trasferimenti di magistrati e, successivamente, quando – dopo il 2001 – ha potuto disporre anche di una compatta maggioranza parlamentare disposta a seguirlo su un terreno di questo genere, modificazioni della stessa legislazione vigente tendenti a modificare, con effetto sui processi in corso, sia la configurazione dei reati a lui ascritti, depenalizzandoli o comunque attenuandone il regime punitivo, sia le norme processuali applicabili, sia per rendere inutilizzabili prove raccolte, sia per rendere possibili modificazioni di competenza, sia per imporre nuovi adempimenti processuali che comportassero ritardi o possibili causa di nullità.
    Cinque domande semplici
    Non può sorprendere che questa enorme mobilitazione di forze gli abbia consentito di paralizzare tutto un complesso di accuse a fondamento delle quali erano state raccolte prove non indifferenti e che i processi che è stato possibile iniziare si siano risolti quasi tutti con dichiarazioni di prescrizione del reato o con assoluzioni (non fondate peraltro sull’inesistenza del fatto-reato, ma sull’avvenuta depenalizzazione di essa...). Senza diffondermi oltre su questa miserevole storia, che tutti abbiamo potuto seguire quotidianamente in quei pochi organi di stampa non controllati dal nostro personaggio, mi limiterò a concludere con cinque osservazioni.
    La prima osservazione riguarda il comportamento degli innumerevoli professionisti che hanno prestato la loro opera nell’ambito di questa campagna e consiste nel domandarsi se sia conforme all’etica professionale che un avvocato svolga la sua opera a difesa di un imputato, oltre che nell’ambito dei processi in cui questi è parte, anche adoperandosi in qualità di parlamentare per fargli ottenere un’immunità oppure per far depenalizzare il reato di cui è imputato o per modificare le procedure in modo da conseguire
    la prescrizione del reato. Non mi pare necessario dimostrare come ciò determini una certa confusione di ruoli poco compatibile con la più rigorosa deontologia professionale forense.
    La seconda osservazione riguarda il comportamento di quanti sembrano ritenere che non sia legittimo che i cittadini valutino la moralità di un personaggio politico sulla base delle informazioni che sia stato possibile acquisire e che presentino un ragionevole grado di certezza. (...) La terza osservazione riguarda le accuse di politicizzazione sistematicamente rivolte a tutti i magistrati che si sono occupati del nostro personaggio e che non hanno accolto tutte le richieste dei suoi difensori. (...)Non sarebbe il caso di cercare di stabilire quali siano i criteri che consentano di parlare di «politicizzazione» di un magistrato?
    (...) Tutto quello che si può pretendere è che il magistrato non si faccia influenzare dalle proprie idee politiche fino a adottare provvedimenti infondati perché faziosi e che osservi un certo riserbo, nell’esercizio delle sue funzioni e fuori. Ma la grande maggioranza dei magistrati che sono comunemente accusati di politicizzazione rispettano perfettamente queste condizioni.
    Mentre invece ci sono magistrati che legittimamente si candidano a cariche politiche, anche per il partito del presidente del consiglio, e che occupano cariche politiche, senza che ciò dia luogo ad alcuna obiezione. Viene fatto di domandarsi se non si dovrebbe pretendere una qualche maggiore coerenza.
    Una quarta osservazione riguarda il rifiuto di rispondere che il nostro personaggio ha opposto ai giudici che lo interrogavano sulla
    origini delle sue ricchezze. Nessuno può mettere in dubbio il diritto dell’imputato a non rispondere a domande che potrebbero nuocere alla sua difesa (...)
    Ma dobbiamo ritenere che in Italia, invece, la qualità di imputato permanente, consenta ad un uomo politico di sottrarsi indefinitamente alle domande degli elettori?
    L’ultima osservazione riguarda il rispetto della verità.
    (...) Certe forme di assuefazione alla menzogna sono proprie, ad esempio, di chi si occupa di pubblicità commerciale, perché
    ai fini della pubblicità non ha alcuna importanza che il messaggio proposto ai telespettatori o ai lettori della carta stampata sia vero o falso, dato che quello che conta è soltanto che serva ad imprimere nella memoria del consumatore il nome di un certo prodotto. Anche da un uomo politico si può accettare la promessa di ridurre le imposte, o di assicurare una casa a tutti, perché vi è un uso in questo senso.
    Ma è ammissibile che un presidente del consiglio di uno stato moderno racconti ai cittadini che la magistratura del suo paese è un cancro da estirpare, adducendo come unica prova di ciò il fatto che alcuni magistrati si sforzano di applicare la legge nei suoi confronti nello stesso modo in cui abitualmente lo fanno nei confronti di tutti gli altri?

    Non vedo cosa ci sia di tanto scandaloso; è la pura verità...

 

 

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