Solo il 10 per cento della popolazione mondiale dispone di un accesso a Internet. Anche nei paesi privilegiati il digital divide fra i ceti rimane profondo. Un chip per ridurre il prezzo delle connessioni a banda larga potrebbe essere la soluzione.

"Charting and Bridging Digital Divides": questo il titolo dell'ultimo studio, che mette a confronto alcune ricerche condotte negli ultimi dieci anni in otto diversi paesi (tra cui il nostro) in materia di digital divide, prodotto dal Global Consumer Advisory Board (Gcab) di Amd.
Il quadro d'insieme descritto è deludente, il divario non appare in calo e gli esempi dimostrano che i fattori che limitano e favoriscono le possibilità di accesso alle tecnologie di comunicazione sono numerosi, spesso differenti nei vari Paesi.
In Germania e in Italia (e ancor di più in Cina, Corea e Messico) il divario digitale è strettamente collegato alle asimmetrie nelle relazioni uomo-donna; nella Corea del Sud l'elemento decisivo rimane l'età, e il Giappone è il primo paese al mondo nell'accesso a Internet da terminali mobili. La Corea del Sud domina il settore delle connessioni in banda larga. Proprio l'Italia, secondo il Gcab, è un Paese dove più di altri il livello di scolarizzazione gioca un ruolo determinante per l'accessibilità e l'utilizzo di Internet e dove, di conseguenza, lo status socio-economico ha un peso maggiore che altrove nella produzione del digital divide.
In effetti non si tratta di un unico divide, bensì di più fenomeni (sociali e tecnologici) differenti fra loro e fra Paese e Paese.
Il divario fra ceti appare così in diminuzione in alcuni paesi sviluppati mentre tende ad aumentare in quelli in via di sviluppo, nonostante gli individui dotati di accesso a Internet siano in crescita. Alla base di tutto c'è, in definitiva, un dato: nonostante la diffusione di Internet registri un aumento sostanziale negli ultimi dieci anni (nel 1993 gli utenti nel mondo erano meno di 1 milione, oggi sono più di 600 milioni), soltanto il 10% circa della popolazione mondiale possiede un accesso ad Internet e il 90% di questi risiede nei cosiddetti paesi sviluppati.
Con gli Stati Uniti, che ospitano circa il 30% dei navigatori Web del pianeta, a fare da esempio evidente di realtà in cui l'irregolarità della diffusione e dell'utilizzo di Internet sia determinato dalle disuguaglianze sociali.
Nella tecnologia la chiave del problema?
Un americano su cinque non naviga in Internet né lo farà in futuro: la rivelazione a sorpresa è di un recente studio dell'associazione no-profit Pew Internet and American Life Project, che sottolinea come il divario digitale fra americani on line e quelli off line potrebbe essere più persistente di quanto pensato.
Il Web non è quindi per tutti (il rapporto dice anche che il tasso di utenti della Rete nella società americana si è assestato intorno al 60% a partire dall'ottobre 2001) e coloro che vivono ai margini del Web sarebbero individui che trovano troppo elevati i costi dei pc e dell'accesso a Internet, che hanno paura di essere truffati, che ritengono complicato da un punto di vista tecnico navigare in Rete (causa diretta di un analfabetismo informatico ancora diffuso) o che semplicemente non vogliano perdere tempo navigando.
Un modo per ovviare a tale ostacolo l'avrebbero escogitato i ricercatori del Wilson Center for Research and Technology di Xerox sviluppando un microchip in grado di abbassare drasticamente il prezzo delle connessioni casalinghe in fibra ottica. Una tecnologia, dicono le fonti, infinitamente più "piccola" di quelle implementate nei dispositivi di rete a banda larga attualmente disponibili e soprattutto molto più economica: che sia la vera strada per rendere l'Internet (veloce) realmente accessibile?