Come evitare il rischio contaminazione (e cancro)
«Veleno» nucleare: le istruzioni per l'uso
Per le scorie una sepoltura stagna e stabile
Oltre 200.000 tonnellate di materiali radioattivi da eliminare, 60.000 testate nucleari a base di plutonio da rendere inoffensive. Un'eredità pesante da gestire, la necessità di neutralizzare le scorte «incandescenti» la cui potenza si esaurirà autonomamente fra migliaia di anni.
Si parla di elementi radioattivi perché essi tendono a liberare l'eccesso di energia espellendola sotto forma di radiazione sia immediatamente, sia a distanza di tempo (miliardi di anni). La natura ha impiegato 5 miliardi di anni per liberarsi degli elementi radioattivi più pericolosi.
Noi, in pochi anni, abbiamo ricostituito il potenziale che, da solo, può mettere in pericolo grave l'intera umanità. Ora si può correre ai ripari ricercando il modo migliore di neutralizzare il pericolo rappresentato dalle scorie. Il calore di queste si può risolvere in poco tempo, ma quello della loro tossicità permane per migliaia di anni.
Il «rinaccio»
- L'esposizione a forti dosi di radiazioni può provocare il cancro. Ma le dosi pericolose non sono identificate, mentre quella letale è di 4,5 Sievert, mille volte più di quella di una semplice radiografia. Noi siamo normalmente esposti a dosi medie di 2,4 mSv. Ma questi limiti non sono definitivi poiché dosi inferiori possono rompere le molecole di Dna ed ucciderle. A meno che non intervenga un meccanismo di riparazione naturale insito nel nostro organismo che opera il «rinaccio». Non sempre però, quest'ultimo riesce bene.Da 4 a 7 volte su 10, sotto l'influsso della fretta, del caso, della necessità, della dose ricevuta, la riparazione è fatta male. La cellula, allora, si avvia drammaticamente verso il cancro.
Cernobyl è un testimone tragico anche per le sue malefatte a distanza con esplosione di leucemie e cancri tiroidei, lesioni cutanee, ecc. In Francia, per esempio, dopo 16 anni, sono state presentate 200 cause di francesi con cancro tiroideo. E 277 incidenti nucleari sono stati catalogati dall'osservatorio atomico di Vienna.
Il cancro
- Gli effetti possono essere «deterministici», che richiedono il superamento di una dose soglia con danni proporzionali alla dose stessa; «probabilistici» rappresentati dalla provocazione di tumori o di danno genetico. Per i tumori, si ipotizza l'assenza di soglia (ipotesi cautelativa) ed il principio di precauzione cui non soddisfa il calcolo matematico semplice.
La contaminazione
- È dovuta a dispersione nell'ambiente di materiale radioattivo (polveri, liquidi, aerosol) che possono depositarsi sulla cute (eritemi, epidermite secca, essudativa, ustioni, necrosi specie se vi sono emettitori beta, come descritti dal prof. Roger Gongora del Curie di Parigi), respirati o ingeriti
La tutela
- Seppellire le scorie diventa problema di sanità pubblica e, in questo caso, non valgono i principi di cautela né di precauzione. Occorrono certezze scientificamente validate. Non è sufficiente un parere ma occorrono studi non solo teorici ma pratici. La «sepoltura» deve essere «stagna» né possono valere le norme ed i consigli di protezione collettiva ed individuale (idoprofilassi, ecc.). Il rischio deve essere zero, testato, testimoniato, dimostrato. Va tenuto presente anche che esistono diversi tipi di depositi e che, quindi, non basta individuarne uno per immettervi ogni e qualsiasi scoria. Vi sono scorie che hanno vita radioattiva breve (una decina d'anni) e quelle secolari. Questi ultimi specialmente devono essere immessi in depositi cosiddetti geologici la cui tenuta deve essere garantita dalla stabilità e natura del sito e dalla qualità dei contenitori e la integrità controllata in permanenza.
Nicola Simonetti
La Gazzetta del Mezzogiorno
22.11.03




Rispondi Citando