E' passata un po' inosservata, data la situazione generale, una notizia proveniente dalla Serbia che invece ha del clamoroso.
Per la terza volta in 13 mesi alle elezioni presidenziali non è stato raggiunto il quorum, che le rende valide, del 50%. E' andato a votare solo il 29,5% di coloro che avevano diritto, un dato persino peggiore del precedente, quando - nel dicembre 2002- il 45% dei cittadini si recò ai seggi. Il quorum resta sempre più lontano, l 'astensione assume un significato sempre più politico e, tra quella minoranza che va a votare, prevale il partito radicale nazionalista !
Il 28 dicembre sono previste le elezioni per il rinnovo del Parlamento, essendosi sfasciata la coalizione di 18 partiti messa in piedi dalla CIA che nell' ottobre 2000 aveva attuato il golpe "democratico", prendendo d' assalto il Parlamento. Ma a questo punto sembra poco probabile che anche quest' altra tornata elettorale possa essere valida.
I media ammaestrati ci avevano insegnato che la guerra del 1999 era stata una "guerra umanitaria" per regalare la libertà e la democrazia ai Serbi oppressi dal "feroce dittatore Milosevic".
Senonchè Milosevic era stato eletto tre volte dal popolo serbo, con elezioni libere. Invece i collaborazionisti, nonostante tutti i loro sforzi e tutti i dollari profusi dagli atlantici, non riescono proprio a mettere in piedi un' elezione minimamente legittima.
I Serbi, infatti, non possono protestare in altro modo, ma utilizzano la protesta silenziosa dell' astensionismo come una clava contro l' ipocrisia dei collaborazionisti "democratici".
Se Milosevic potesse liberamente candidarsi, non ci sarebbero certamente problemi per il raggiungimento del quorum e per una sua nuova vittoria. Ma il popolo serbo non è autorizzato dagli atlantici a scegliere "il feroce dittatore". Deve scegliere per forza la "democrazia" bella e buona dei disertori in odore di mafia alla Djindijic.
Quello che oggi accade in Serbia sarà replicato domani nell' Iraq "pacificato".




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