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Le ultime frontiere della fede negli Stati Uniti del cristianissimo presidente Bush sono le mega-chiese da ventimila posti. A disposizione di tutte le confessioni, riscuotono entusiastici successi di pubblico, tanto che i loro costruttori si sono prodigati per non far mancare nulla ai loro "clienti". Queste strutture gigantesche contengono anche, in pieno american style, negozi ed esercizi commerciali (dall’abbigliamento al dentista), palestre e piscine, nonché, naturalmente, pantagruelici e rituali fast food. Viene da sghignazzarci su e pensare per l’ennesima volta quanto gli Stati Uniti, nella loro assoluta eterogeneità sociale, sappiano sorprendere e sbigottire qualsiasi tipo d’intelligenza umana. Viene anche da chiedersi che tipo di riscontri troverebbero le mega-church nel nostro paese e se, anche in questo caso, il magnate del macello di vacche da latte a fine carriera, Cremonini/Inalca, riuscirebbe ad aggiudicarsi l’appalto per la ristorazione interna.
Forse rilancerebbero l’immagine di una Chiesa che si sforza giustamente di non perdere contatto con la veloce evoluzione del mondo e che cerca di non farsi sfuggire nessuna occasione per dimostrare la sua modernità. Sentite qual lungimiranza e apertura sfodera sua eccellenza il cardinale Ersilio Tonini: "se il cibo transgenico consente davvero di sfamare un miliardo di poveri sarebbe un crimine sbarrare la strada agli Ogm". E ancora, giù per le trippe: l’Europa sarebbe una "deplorevole egoista" a vietare gli Ogm, anche perché "nella Bibbia sta scritto che l’uomo deve utilizzare la natura per scoprirne i tesori. Gli Ogm, come ogni scoperta scientifica, sono un’esaltazione della vita, della grandezza del dono divino".
L’avesse detto Bush il discorso non faceva una piega, ma che un’eminenza porporata pronunci queste parole suona davvero male. Il cardinal Tonini avrà sentito l’appello di quei quattordici vescovi brasiliani che si sono detti "assolutamente contrari" all’utilizzo di alimenti Ogm, perché "rappresentano una minaccia alla sovranità alimentare del Brasile"? Ne dubito. L’uscita di Tonini ha fatto da corollario non poco influente alla solenne convocazione, da parte del dicastero "Giustizia e Pace", di una quarantina di esperti mondiali (i nomi non li fanno mai però, accidenti) sul tema Ogm. La riunione, a porte chiuse, è servita per trovare una posizione unitaria della Chiesa sull’argomento. E Tonini ha fatto da corollario non poco influente perché, anche se bisognerà attendere ancora alcune settimane per il testo del pronunciamento ufficiale vaticano, si parla già di "cauta apertura". Cauta per fortuna, perché se si ascoltasse soltanto Tonini ogni prudenza andrebbe sacrificata in nome del progresso scientifico, che ora sembrerebbe anche in odore di santità.
Come è possibile che tra gli esperti non ci sia stato nessuno dei tanti prelati sparsi per il mondo, dei tanti missionari nei paesi in via di sviluppo, che gli abbia spiegato che quella della soluzione alla fame nel mondo è una colossale fanfaluca? Nessuno l’ha avvertito che manca soltanto più l’approvazione ecclesiastica per sdoganare quest’enorme bugia? Mi sarei aspettato un po’ più di consapevolezza da uno dei massimi esponenti di quel mondo che tanto s’impegna per lottare contro povertà e ingiustizie. Evidentemente l’attitudine eurocentrica continua a prevalere nelle menti di chi, forse, vuole convertire prima di aiutare, insegnare prima di imparare. E di chi, magari per rimodernarsi il vestito, sposa cause senza porsi domande, ascolta senza remore il primo che gli conviene ascoltare. E tutti i problemi etici che pone una tecnologia come quella biotech?
Nessun pronunciamento, anzi. Forse il mondo sta cambiando troppo in fretta, forse l’immagine di un enorme tempio dove si consumano riti collettivi, tra un sermone e un hamburger, non è solo una fotografia di una nazione, quella americana, eccezionalmente contraddittoria: forse è la realtà quotidiana che già viviamo e dalla quale non sono immuni neanche quelli che dovrebbero indicarci la retta via.
Carlo Petrini
www.slowfood.it
17/11/2003
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