Qualcuno vuol darcela a bere
Acqua minerale, uno scandalo sommerso
di Giuseppe Altamore -- Fratelli Frilli Editori
Pagg. 200 € 14.00
IL LIBRO: È una lunga storia quella delle acque minerali italiane raccontata
nel libro dal titolo: Qualcuno vuol darcela a bere, una inchiesta che
racconta come una potentissima lobby ha potuto condizionare le scelte
politiche di vari governi fino ad ottenere una legislazione troppo attenta
alle esigenze commerciali dei produttori di acque minerali e poco rispettosa
della salute dei consumatori. Con un paradosso incredibile: spulciando la
legge si scopre che l’acqua di rubinetto può essere più sicura della
minerale. Esistono infatti controlli e limiti più severi relativi alla
presenza di sostanze tossiche nell’acqua potabile. L’arsenico per esempio,
non può superare la concentrazione di 10 microgrammi per litro. Chi beve
acqua minerale invece può ritrovarsi nel bicchiere una dose fino a 50
microgrammi per litro. Il libro spiega quali interessi hanno spinto
l’industria dell’acqua minerale a usare ogni mezzo per condizionare le
scelte del Parlamento, fino a bloccare almeno due tentativi di riforma della
normativa che regola il settore. Si racconta come un perito chimico italiano
sia riuscito a far avviare una procedura d’infrazione dell’Unione europea
nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle direttive europee in
materia di tutela della salute dei consumatori e come ancora una volta
l’abbiano spuntata le multinazionali dell’acqua, che sono riuscite ad
aggirare le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e
perfino le severe norme del Codex alimentarius che regolano il commercio
internazionale. Ma che cosa hanno da nascondere i produttori di acqua
minerale? Intanto, l’Italia sarà obbligata a recepire una nuova Direttiva
europea che entrerà in vigore dal prossimo anno. Per le multinazionali non
sarà facile adeguarsi alle norme sanitarie più severe e per i consumatori,
finalmente, ci saranno più garanzie.
L’autore. Giuseppe Altamore (1956), laureato in sociologia, giornalista,
vive e lavora a Milano. Come vicecaporedattore di “Famiglia Cristiana” si
occupa prevalentemente di economia, di consumi e di sicurezza alimentare con diverse inchieste dedicate all’affaire delle acque minerali. È autore di tre
libri: Europa, istruzioni per l’uso (Oscar Mondadori, 1992); Tutte le parole
dell’economia (Oscar Mondadori, 1994); Personal budget (Sole24 Ore, 2001).
Redazionale ( breve intervista all’autore )
Nel suo libro sostiene che l'acqua minerale può essere meno sicura
dell'acqua di rubinetto. Da che cosa nasce questa sua idea?
Non c'è alcun mistero. Esistono due normative, una per ogni tipo di acqua.
Il problema è che esistono due pesi e due misure: parametri più restrittivi
per l'acqua di rubinetto e parametri più generosi per la minerale.
Incominciamo dal numero dei parametri presi in esame: sono 200 per gli
acquedotti e soltanto 48 per l'acqua minerale.
Possiamo avere un limite per i sali nell'acqua di rubinetto e nessun limite
per l'acqua minerale. La concentrazione massima di arsenico nella minerale
può essere di 50 microgrammi/litro (ma fino al 2001 poteva arrivare a 200!),
mentre se si beve dal rubinetto il limite è di 10 microgrammi/litro, così
come raccomandato dall'Oms sin dal 1993.
Come mai esistono queste differenze?
Le differenze ci sono perché l'acqua minerale è passata dalle farmacie agli
scaffali dei supermercati e ha molto spesso sostituito l'acqua potabile
senza che ci fosse un aggiornamento della normativa che tenesse conto del
massiccio e anche eccessivo consumo di acqua minerale. Ricordo che siamo i
primi "bevitori" al mondo con 172 litri pro capite in un anno e una spesa
media per famiglia di 260 euro. Ma l'acqua minerale non si può bere
constantemente e in sostituzione dell'acqua di rubinetto.
Perché?
Per la ragione molto semplice: l'acqua minerale non è acqua "potabile", ma è
un acqua terapeutica con indicazioni e controindicazioni che, però, non ci
sono sull'etichetta. In questo periodo molte pubblicità sottolineano che la
tale marca "è povera di sodio", ma se al contrario la concentrazione di
questo sale è alta, non c'è l'obbligo di indicare che non è adatta per chi
soffre di malattie cardiovascolari. Per non parlare dei nitrati...
Anche l'acqua minerale può avere i nitrati?
Sì, a volte in quantità superiore a quanto ne possiamo trovare se beviamo
dal rubinetto. Ma non è questo il punto. La legge dice che se un'acqua
contiene fino a 10 milligrammi/litro di nitrati il produttore può scrivere
in etichetta che è "particolarmente adatta per la prima infanzia". Ma se
quel limite viene superato non è previsto l'obbligo di indicare che può far
male o è nociva perché può causare la blue baby.
Allora le etichette non dicono tutto?
Le etichette non sono limpide. Ci sono poche informazioni, per esempio manca
del tutto l'elenco di 19 sostanze tossiche che devono essere tenute
sottocontrollo. Chi acquista un'acqua minerale non è in grado di valutare se
può bere quel tipo di acqua in relazione al suo stato di salute.
Perché nessuno interviene?
Non è facile intervenire in questo. Il settore è fortissimo: nel 2002 ha
fatturato 5.500 miliardi di vecchie lire. La lobby dei produttori ha sempre
cercato di evitare che fosse applicata una normativa che li penalizzasse.
Almeno fino al 2001...
E che cosa è successo nel 2001?
A seguito dell'apertura di una procedura d'infrazione comunitaria, l'Italia
ha dovuto giocoforza modificare la normativa e ha introdotto dei parametri
più severi per alcuni inquinanti, che ha messo nei guai i produttori.
Le inchieste della magistratura si riferiscono a questi parametri
ignorati?
Sì, in particolare a sei parametri relativi a sostanze chimiche organiche
(idrocarburi, fenoli e altro) che non possono più esserci neppure in traccia
nell'acqua imbottigliata. In questo momento ci sono 15 procure della
repubblica che indagano e il ministero della Salute ha rilevato che ci sono
211 marche fuorilegge. I produttori hanno 60 giorni di tempo per mettersi in
regola.
Intanto è in arrivo una nuova direttiva europea...
L'Italia deve applicare la direttiva 40 del 2003 a partire dal 1° gennaio
2004. L'etichetta diventa un po' più trasparente e le sostanze
indesiderabili o tossiche avranno limiti più severi e più vicini a quelli
applicati per l'acqua di rubinetto. Ma la direttiva fa qualche regalo ai
produttori che per il nichel e il boro avranno tempo di adeguarsi fino al
2008.
Insomma, meglio bere dal rubinetto?
Direi di sì. Ma anche sul fronte degli acquedotti c'è molto da fare. Grazie
a una normativa più severa, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2004,
potremo pretendere di avere acqua di ottima qualità e senza odore di cloro
al rubinetto di casa.




Rispondi Citando