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    ...alla faccia di Mike Bongiorno.

    L'Europa mette sotto accusa Berlusconi per Cecenia e libertà di stampa
    di Sergio Sergi

    Per il semestre italiano di Berlusconi una giornata nera così non c'era stata. Di peggio, si annovera solo l'esordio, il 2 luglio, al momento della presentazione del programma. Quando lo stile del presidente di turno si manifestò in tutta la sua grandezza con l'insulto di «kapò di un lager nazista» all'indirizzo del deputato tedesco Martin Schulz. Giovedì, sempre nello stesso palazzo di Strasburgo, la presidenza italiana è stata fatta a pezzettini. E non soltanto sui diritti umani in Cecenia giudicati come una "leggenda", ma anche sulla Conferenza intergovernativa e sul pluralismo dell'informazione.
    La debacle sul "caso Cecenia" era, del resto, ampiamente annunciata. L'aula di Strasburgo ha, infatti, votato a stragrande maggioranza il documento proposto da Ppe (popolari), Pse (socialisti), Eldr (liberali), Gue-Ngl (Comunisti) e Verdi che, nell'ambito della valutazione dei risultati del recente summit Ue-Russia, "deplora" le dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi nella sua veste di presidente in carica del Consiglio europeo a proposito della difesa delle posizioni di Putin e dello stato della democrazia nella Federazione russa. Il risultato era scontato.
    Ma ha colpito la dimensione della sollevazione dell'assemblea nei confronti di un presidente in carica dell'Unione. Il dibattito di mercoledì pomeriggio aveva confermato gli umori del Parlamento europeo nei confronti di una gravissima violazione delle regole e delle politiche dell'Unione da parte di chi, stando alla massima carica, avrebbe dovuto rispettarle e difenderle in un incontro ufficiale. Il paragrafo 13 della risoluzione del parlamento sui rapporti Ue-Russia passerà alla storia dei rapporti tra le istituzioni. È proprio difficile trovare un precedente, come hanno sottolineato i ds Pasqualina Napoletano e Claudio Fava i quali hanno invitato Berlusconi a "rettificare" le sue dichiarazioni quando tornerà a Strasburgo, il 16 dicembre, per esporre i risultati del semestre. Da Roma, l'on. Dario Franceschini, della Margherita, ha parlato del voto come di un «atto politico enorme che espone tutto il paese. Un atto su cui non può scendere il silenzio».
    Il massiccio voto del Parlamento europeo, per alzata di mano, ha evidenziato in maniera più evidente l'imbarazzo della pattuglia di Forza Italia. Per dichiarazione del capo della delegazione, Antonio Tafani, i parlamentari azzurri, ma anche quelli presenti della "Casa delle libertà", si sono astenuti sul voto finale della risoluzione ma hanno votato contro il paragrafo della "deplorazione". Il portavoce di Forza Italia, l'on. Santini, ha preferito così prendersela con un servizio del Tg3 che ha riferito, l'altra sera, sul fatto "clamoroso" di un presidente di turno censurato dal Parlamento. L'on. Napoletano ha definito l'intervento di Santini come una "grave intimidazione" invitando Forza Italia a occuparsi più della Cecenia che del Tg3. Santini ha abbozzato dicendo che si è trattato di un "diritto di critica".
    Lo scambio di battute si è svolto sullo sfondo di una decisione molto significativa della conferenza dei capigruppo che ha dato via libera alla stesura di una relazione del Parlamento sullo stato dell'informazione nell'Unione europea e "in particolare in Italia". La relazione, affidata alla commissione "Libertà pubbliche" presieduta dallo spagnolo del Ppe, Hernandez Mollar, dovrà passare in rassegna la situazione dei media sotto il profilo del pluralismo e della concentrazione. Il titolo della relazione assegna un compito specifico per la situazione italiana. Il capogruppo del Ppe, Hans Poettering, ha dichiarato d'aver provato a far cassare il riferimento alla situazione dell'Italia (chissà perché) ma di non esserci riuscito perché rimasto in minoranza. Il mandato affidato alla relazione è di accertare i «rischi di violazione delle libertà fondamentali». La commissione, adesso, dovrà nominare un relatore. La discussione del documento e la sua votazione nell'aula di Strasburgo dovrebbero avvenire in tempo, prima dello scioglimento del Parlamento per le elezioni di giugno 2004.
    Il Parlamento ha affibbiato un altro schiaffetto alla presidenza italiana con l'approvazione di un documento che "condanna con forza" il tentativo del Consiglio Ecofin, presieduto da Giulio Tremonti, di introdurre una serie di emendamenti nel progetto di Costituzione all'esame della Conferenza intergovernativa. Le proposte, già discusse al Consiglio informale Ecofin di Stresa, rappresentano, secondo il Parlamento, un "passo indietro inaccettabile, non solo rispetto al progetto di Trattato ma anche rispetto alla situazione attuale". Gli emendamenti, infatti, se passassero, "modificherebbero radicalmente l'equilibrio istituzionale globale, alterando i poteri di bilancio a favore del Consiglio". L'on. Gianni Pittella, membro della commissione Bilancio, ha detto che le proposte dell'Ecofin arrecherebbero un grave colpo alle regole democratiche e ai poteri del Parlamento europeo nella sua qualità di tutore del bilancio dell'Unione.


    Alla via così; Titalic...

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    L Europa condanna Berlusconi
    Deplorato per le affermazioni sulla Cecenia. Lui replica: «Risoluzione assolutamente infondata»
    STRASBURGO Per il semestre italiano di Berlusconi una giornata nera così non c’era stata. Di peggio, si annovera solo
    l’esordio, il 2 luglio, al momento della presentazione del programma. Quando lo stile del presidente di turno si manifestò in
    tutta la sua grandezza con l'insulto di «kapo’ di un lager nazista» all’indirizzo del deputato tedesco Martin Schulz. E ieri, sempre nello stesso palazzo di Strasburgo la presidenza italiana è stata fatta a pezzettini.
    Una critica bruciante che non colpisce la presidenza italiana del Semestre europeo soltanto sui diritti umani in Cecenia giudicati come una «leggenda», ma anche sulla Conferenza intergovernativa e sul pluralismo dell'informazione.
    La débacle sul «caso Cecenia» era, del resto, ampiamente annunciata.
    L'aula di Strasburgo ha, infatti, votato a stragrande maggioranza il documento proposto da Ppe (popolari), Pse (s-cialisti),
    Eldr (liberali), Gue-Ngl (Comunisti) e Verdi che, nell'ambito della valutazione dei risultati del recente summit Ue-Russia,
    «deplora» le dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi nella sua veste di presidente in carica del Consiglio europeo a
    proposito della difesa delle posizioni di Putin e dello stato della democrazia nella Federazione russa. Il risultato era scontato.
    Ma ha colpito la dimensione della sollevazione dell'assemblea nei confronti di un presidente in carica dell'Unione.
    Elemento che Berlusconi ha digerito male. Da Varsavia in serata ha replicato: «Amareggiato? No, non lo sono perchè la risoluzione adottata dal parlamento europeo sulla Cecenia è assolutamente infondata. Hanno frainteso».
    Il dibattito di mercoledì pomeriggio aveva confermato gli umori del Parlamento europeo nei confronti di una gravissima
    Violazione delle regole e delle politiche dell'Unione da parte di chi, stando alla massima carica, avrebbe dovuto rispettarle e difenderle in un incontro ufficiale. Il paragrafo 13 della risoluzione del parlamento sui rapporti Ue-Russia passerà alla storia
    dei rapporti tra le istituzioni. È proprio difficile trovare un precedente, come hanno sottolineato i ds Pasqualina Napoletano e Claudio Fava i quali hanno invitato Berlusconi a «rettificare» le sue dichiarazioni quando tornerà a Strasburgo, il 16 dicembre, per esporre i risultati del semestre. Da Roma, Dario Franceschini, della Margherita, ha parlato del voto come di un «atto politico enorme che espone tutto il paese.
    Un atto su cui non può scendere il silenzio».
    Il massiccio voto del Parlamento europeo, per alzata di mano, ha evidenziato in maniera più evidente l'imbarazzo della pattuglia di Forza Italia. Per dichiarazione del capo della delegazione, Antonio Tajani, i parlamentari azzurri, ma anche quelli presenti della Casa delle libertà, si sono astenuti sul voto finale della risoluzione ma hanno votato contro il paragrafo della «deplorazione». Il portavoce di Forza Italia, Santini, ha preferito così prendersela con un servizio del Tg3 che ha riferito, l'altra sera, sul fatto «clamoroso» di un presidente di turno censurato dal Parlamento.
    L'on. Napoletano ha definito l'intervento di Santini come una «grave intimidazione» invitando Forza Italia a occuparsi più della Cecenia che del Tg3. Santini ha abbozzato dicendo che si è trattato di un «diritto di critica».
    Lo scambio di battute si è svolto sullo sfondo di una decisione molto significativa della conferenza dei capigruppo che ha dato via libera alla stesura di una relazione del Parlamento sullo stato dell'informazione nell'Unione europea e «in particolare in Italia». La relazione, affidata alla commissione «Libertà pubbliche» presieduta dallo spagnolo del Ppe, Hernandez Mollar, dovrà passare in rassegna la situazione dei media sotto il profilo del pluralismo e della concentrazione.
    Il titolo della relazione assegna un compito specifico per la situazione italiana. Il capogruppo del Ppe, Hans Poettering, ha dichiarato d'aver provato a far cassare il riferimento alla situazione dell'Italia (chissà perché) ma di non esserci riuscito perché rimasto in minoranza. Il mandato affidato alla relazione è di accertare i «rischi di violazione delle libertà fondamentali».
    La commissione, adesso, dovrà nominare un relatore. La discussione del documento e la sua votazione nell'aula di Strasburgo dovrebbero avvenire in tempo, prima dello scioglimento del Parlamento per le elezioni di giugno 2004.
    Il Parlamento ha affibbiato un altro schiaffetto alla presidenza italiana con l'approvazione di un documento che «condanna con forza» il tentativo del Consiglio Ecofin, presieduto da Giulio Tremonti, di introdurre una serie di emendamenti nel progetto di Costituzione all'esame della Conferenza intergovernativa. Le proposte, già discusse al Consiglio informale Ecofin di Stresa, rappresentano, secondo il Parlamento, un «passo indietro inaccettabile, non solo rispetto al progetto di Trattato ma anche rispetto alla situazione attuale». Gli emendamenti, infatti, se passassero, «modificherebbero radicalmente l'equilibrio istituzionale globale, alterando i poteri di bilancio a favore del Consiglio». Gianni Pittella, membro della commissione Bilancio, ha detto che le proposte dell'Ecofin arrecherebbero un grave colpo alle regole democratiche e ai poteri del Parlamento europeo nella sua qualità di tutore del bilancio dell'Unione.
    Sergio Sergi

 

 

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