Nasce domani l’IPAM, la Piattaforma Nazionale per i Metodi Alternativi.
Un organismo che riunirà istituzioni governative, industria, comunità scientifica e organizzazioni animaliste, per fare pressione affinché metodi alternativi alla sperimentazione animale, studiati e poi validati siano utilizzati definitivamente dalle Aziende.
L’intervista con la presidente ad interim, Annalaura Stammati.
18 novembre 2003 - Cinquantamila animali l'anno muoiono sfigurati nell'Unione Europea da rossetti, intossicati da profumi, bruciati da creme. Eppure sono più di 8.000 gli ingredienti già disponibili per le aziende e tanti i metodi alternativi di ricerca.
Diversi sondaggi hanno dimostrato che la maggioranza delle persone non crede che sviluppare ancora nuovi cosmetici sia un motivo valido per giustificare l'uccisione di animali.
Nonostante questo, il divieto di vendita di cosmetici sperimentati su animali previsto per il 1998 da una Direttiva europea, ottenuta negli anni scorsi grazie ad una grande Campagna internazionale condotta dalle associazioni animaliste, è stato posticipato al 2009 e rischia di slittare ulteriormente.
Chi è a favore dei test cosmetici sugli animali sostiene la necessità di garantire sicurezza ai consumatori. Ma il bando della vendita di nuovi cosmetici testati sugli animali non compromette in alcun modo la sicurezza dei cosmetici per i consumatori.
Sono passati anni e l'abolizione non è ancora entrata in vigore nonostante siano stati ratificati scientificamente metodi di sperimentazione alternativi.
E proprio domani a Roma, nascerà l’IPAM (Piattaforma Nazionale per i metodi alternativi). Presidente sarà Annalaura Stammati, primo ricercatore Istituto superiore di Sanità di Roma, da venti anni impegnata nella ricerca di test alternativi allo sfruttamento degli animali.
Dottoressa può raccontarci cos’è l’IPAM, anzi cosa sarà?
Questo organismo riunisce istituzioni governative, industria, comunità scientifica e organizzazioni animaliste. Svolge operazioni per fare pressione affinché i metodi alternativi alla sperimentazione animale studiati e poi validati dall’Istituto Superiore di Sanità siano alla fine utilizzati dalle Industrie.
Quali le novità principali di questo organismo?
Finalmente avremo una Istituzione nazionale e condivisa per la quale incoraggiare finanziamenti per la ricerca, alternativa a quella sostenuta da altre associazioni che per buona parte viene impiegata in esperimenti su animali.
Quindi Lei personalmente può confermarci che dei metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali, per testare gli ingredienti dei cosmetici, esistono e sono stati provati?
Abbiamo già dei metodi a disposizione che stanno per entrare nelle linee guida dell’Ocse e che sono già entrate nella direttiva europea… Certo non sono molti ma ne abbiamo qualcuno. Il metodo in vitro per l’assorbimento cutaneo ad esempio. Oppure dei metodi per evidenziare se una sostanza può essere corrosiva….proprio nella ricerca è importante determinare che i cosmetici non siano irritanti. Solo per la corrosione abbiamo a disposizione già quattro metodi alternativi.
Ad esempio?
Ad esempio, per stabilire il livello corrosivo di un ingrediente utilizziamo campioni di pelle sintetica che forniscono risultati assolutamente soddisfacenti.
Tra l’altro organizzazioni simili esistono già in 10 paesi europei e tutti insieme cooperano e coopereranno per lo sviluppo di metodi alternativi?
Ad oggi dieci Paesi hanno istituito queste piattaforme: sono Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Germania, Inghilterra, Olanda, Spagna, Svizzera e Italia appunto.
Una volta definitivamente strutturata la Piattaforma Italiana potrà partecipare a pieno titolo al gruppo di consenso europeo Ecopa (http://www.ecopa.tsx.org o http://ecopa.vub.ac.be), già attiva dal 2000.
Il progetto dottoressa sembra ambizioso e utilissimo. Quali problemi vede in un orizzonte immediato?
Il problema principale sarà quello di persuadere appunto le aziende. Dobbiamo aumentare la fiducia delle industrie e convincerle ad utilizzare questi metodi alternativi. La postvalidazione del nostro lavoro, l’accettazione dei nostri risultati, sarà il primo obiettivo.




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