PALLONI SGONFIATI
Ieri, sopra una gigantesca pubblicità del film di Pinocchio, il Corriere della Sera sbugiardava l'ultima bufala di Bruno Vespa a proposito degli «schemi» che Berlusconi dice di aver suggerito all'allenatore Ancelotti per spezzare le reni alla Juve nell'ultima finale di Champions League (finita peraltro 0-0 e vinta solo ai rigori); e che invece Ancelotti rivendica orgogliosamente come suoi. La stessa notizia pubblicavano tutti i principali quotidiani, a cominciare dalla Gazzetta dello Sport (prima pagina). Ora, nei panni del Cavaliere, cominceremmo a preoccuparci.
Perché se il Dio Pallone si volta dall'altra parte, per chi passa dalla «discesa in campo» a «Forza Italia», dal «modello Milan»
alla «squadra» degli «azzurri», senza dimenticare il calcetto di Previti e le partite di Dell'Utri con Mangano, sono dolori. Si può anche tappare la bocca a Sabina Guzzanti e a chiunque osi spiegare il conflitto d'interessi con parole comprensibili anche ai sordomuti e ai «terzisti» (molto più sordi e più muti dei sordomuti).
Ma quando si tratta di pallone, la gente afferra al volo, senza tante spiegazioni.
Infatti bisogna sintonizzarsi sul Processo di Biscardi per sentire qualcuno denunciare, con toni da «mandanti linguistici», la curiosa coincidenza che vuole un ex presidente del Milan (Carraro) presidente della Federcalcio e il vicepresidente del Milan (Galliani) presidente della Lega Calcio. E bisogna leggere la sezione sportiva del Corriere (pagina 45) per trovare scritto, dal bravissimo Alberto Costa, che «Vespa è specializzato in sviolinate ai potenti» (nelle prime pagine, il Corriere è specializzato in sviolinate a Vespa).
L'ultima dell'insetto di Porta a Porta è questa: il suo libro appena pubblicato da Mondadori reca in appendice uno scoop davvero succulento: gli «schizzi» degli schemi di gioco del Milan per la finalissima di Champions League, che Vespa giura esser stati scritti a quattro mani da Ancelotti e dal «primo tifoso», come Berlusconi viene mussolinianamente ribattezzato nell'ambiente dei lustrascarpe. Fra l'allenatore e il Primo Tifoso, Vespa si pone come una sorta di massaggiatore da bordo campo, con la valigetta del pronto soccorso, sempre scattante per ogni evenienza. Per questo, il giorno della finalissima, raggiunse l'Old Trafford sull'aereo personale del Primo Tifoso, la qual cosa gli provocò orgasmi multipli e viene orgogliosamente ricordata nel libro. In tale emozionante compagnia, il mezzobusto-massaggiatore ebbe l'onore di potersi accosciarsi sullo «sterminato prato inglese» durante l'ultimo allenamento e, di lì, armato di binocolo, vedere Berlusconi mentre «confessava Ancelotti: insieme tracciavano gli schemi di gioco». Dei quali poi il Primo Tifoso gli fece gentile omaggio per l'appendice del libro, confidandogli un'ultima leccornia: «Con Carlo abbiamo anche concordato i cambi da effettuare». Purtroppo - ha detto Ancelotti in un soprassalto di dignità - la notizia è falsa: «Veramente quegli schemi non sono di Berlusconi. Sono miei. Li ho disegnati io e quella è la mia calligrafia. Glieli ho dati perché volevo renderlo partecipe del mio lavoro». Ci teneva tanto, il pover'uomo. Il quale però - all'insaputa dell'ingenuo Carletto - corse a rivenderli come propri a Vespa (l'unico che crede ancora alle sue bugie). Ancelotti poteva chiedere notizie a uno sfortunato predecessore, Alberto Zaccheroni: anche lui, nel 1989, dovette smentire pubblicamente il Primo Tifoso che tentava di far credere di aver inventato la mossa vincente per lo scudetto al Milan (Boban trequartista), mentre in realtà si era battuto allo spasimo per schierarlo come esterno sinistro. Poi, naturalmente, fu licenziato dopo un lungo mobbing sulle sue presunte ascendenze «comuniste».
Se, con simili precedenti, un uomo mite come Ancelotti si ribella, è un buon segno («Terribile - scrive la Bibbia - è la collera del mansueto»): forse, il principio della rivolta. Anche perché c'è un altro illustre precedente: quello del grande Dino Zoff, che sbattà addirittura la porta della Nazionale dopo i volgari insulti che gli aveva rivolto il Primo Tifoso ai mondiali di Francia, straparlando di marcature su Zidane e altre corbellerie. Un gesto di dignità. Una schiena dritta nel paese dei nati curvi.
Ora il loro capostipite, Bruno Vespa, apre la valigetta del pronto soccorso per medicare il Primo Tifoso contuso, polemizzando con Ancelotti.
Dice che la sua smentita «non ha alcun senso» perché lui non ha mai scritto che la calligrafia fosse del Cavaliere. E insiste nel raccontare che «la tattica della partita era in parte frutto della lunga “confessione” fra i due, alla quale ho assistito da lontano», mentre Ancelotti smentisce anche questo: tant'è che spiega di aver regalato gli schemi al Primo Tifoso con gesto compassionevole, per «renderlo partecipe», come si fa con i vecchietti petulanti che berciano dalle tribune credendosi l'allenatore. Vespa chiude con leccatina di ordinanza: «È noto che Berlusconi sia il più competente tra i presidenti delle società di calcio». A questo punto, parlare di schizzi sembra riduttivo.
Questo è il Niagara.




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