



Un omaggio ad un grandissimo di ogni tempo
L'INFINITO
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude:
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura: E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.
lo conoscono tutti comunque, Giacomo Leopardi


"Quando ci separammo,
fra silenzio e lacrime,
coi nostri cuori infranti,
lasciandoci per anni,
il tuo viso divenne freddo e pallido,
piu' gelido il tuo bacio;
in verita' quell'ora gia' annunciava
il dolore presente.
Se dopo tanti anni
ti dovessi incontrare, in che modo
potrei salutarti?
Con silenzio e lacrime"
GEORGE GORDON BYRON
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.Omaggio a Rainer Maria Rilke ( 1875 – 1926 )
SCIALLE
Come all’uomo in ginocchio davanti alla fanciulla
i nomi per lei: stella, fonte, rosa, casa; affluiscono inauditi;
e come egli sa sempre, più ne vennero,
che nessun nome basta a dirne il senso –
…così, mentre lo vedi leggermente spiegato,
il centro dello scialle di Kashmir che dalla fascia a fiori
il suo nero rinnova e poi lo schiara in cima alla cornice
e crea uno spazio puro per lo spazio…:
tu questo apprendi: senza fine i nomi
si sprecano per dirlo: perché è il Centro.
Quale che sia il disegno dei nostri passi,
intorno a un simile vuoto ci muoviamo.
Berna, ottobre 1923




Originally posted by Genyo
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Bisogna aver pazienza
per ciò che nel cuore vi è di irrisolto,
e cercare di amare i problemi,
come stanze chiuse.
come libri scritti in una lingua straniera.
Se si vivono i problemi,
forse, a poco a poco,
senza accorgersene,
un giorno nella nostra vita arriverà la risposta.
Rainer Maria Rilke
(da Lettere ad un giovane poeta.)
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La Bufera
La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,
(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell'oro
che s'è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)
il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d'istante - marmo manna
e distruzione - ch'entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l'amore a me, strana sorella, -
e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa...
Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,
mi salutasti - per entrar nel buio.
Eugenio Montale
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Senza confini
Senza confini,
tale è l'amore che ci lega.
Non esistono altre parole per descriverlo,
che siano in grado di far capire,
che l'uno senza l'altro siamo fragili,
e infinitamente soli.
S.I. Dicembre 2001
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Amantes 106 dipinto di Nicoletta Tomas Caravia
http://www.nicoletta.info/
www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo


Per Alda Merini,
.ALDA MERINI A BRIGLIA SCIOLTA
PENSIERI E RIFLESSIONI TRATTE DA UN LUNGO COLLOQUIO CON LA POETESSA
~ di Obi Wan ~
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Sono con una persona che non ha bisogno di presentazioni poiché la sua biografia è forse prescindibile. Bisogna guardare alla sua anima di poetessa, alla tensione mistica che abbraccia la sua opera tutta.
Cercherò ora di riferirvi quanto di più importante è emerso dal nostro dialogo.
Lei si sente minacciato da me. Sono pericolosa?
Un po’ sì signora
Ma da quando? Va bene che stava scritto sulla cartella clinica ma perché poi?
È un po’ di timore reverenziale…
No questa è fifa. Se io non fossi un poco pericolosa, lei mi avrebbe già mangiata viva si rende conto?
--------- SUI POETI E LA MONDANITA'
E' odioso che un poeta dopo aver scritto, lavorato, vissuto e pensato sia costretto a doversi esporre al pubblico. Noi non siamo gente di spettacolo, non siamo attori, siamo pensatori, gente che sta a casa e che si crogiola nelle proprie depressioni, non abbiamo voglia di considerare pubblicamente quello che ci passa nel cuore. Ed è bene che sia così.
Io credo di scrivere cose passate attraverso il mio corpo, la mia esperienza, nonostante la mia vecchia età. Oramai ho 70 anni anch’io.
Però comincio a essere stanca di servire da tiro a segno di tanti cretini.
Il poeta non ha bisogno di grande cultura per scrivere, ma di grande cuore. Forse la gente questo non lo capisce. Una volta, veramente, i poeti venivano tenuti molto in considerazione. Oggi, invece, mi sento spesso chiedere: “Lei che corsi ha fatto? Perché conosceva Montale? Perché conosceva Quasimodo? Che persone erano?” Ebbene, erano persone normali, con tutte le avarie, i disguidi, le figuracce che il poeta fa con se stesso, i pentimenti, le tentazioni di tutti noi. Quindi non capisco questo voler vedere la celebrità che non esiste se non nell’effimero plauso che un uditorio può fare.
--------- SUL MANICOMIO E L'ESPERIENZA DELLA SCHIZOFRENIA
Il livellamento psichiatrico mette sullo stesso piano i geni e i folli. È un atto innaturale. I medici non sono in grado di capire che cos’è l’uomo, che cos’è l’uomo–Dio che è in noi, l’uomo creatore.
Il male fisico lo capiscono tutti, il male mentale, invece, è lo scacco per l’uomo e la sua scienza che non riesce mai a penetrare appieno i segreti dell’anima.
L’uomo non è nato per soffrire, ma è nato per la felicità. Io sono passata attraverso il tunnel del dolore che in realtà è stata per me una considerazione di ciò che può essere la vita, di ciò che può farti la vita ma anche di quello che noi possiamo fare alla vita. Perché possiamo essere anche noi stessi a mortificarla e a renderla brutta.
Quei dieci anni trascorsi in manicomio hanno aperto uno squarcio in me che ho voluto raccontare perché nessuno conosce ciò che accade al di là del muro…
Quanto vuoto fanno i medici per avere in mano il cuore del paziente, ma non è preservandolo dal dolore che lo si guarisce. A volte questo è solo un pretesto per ucciderlo. Perché se l’uomo non sente il dolore non sente né la musica, né la poesia, né la vita e neanche la morte.
Non dimentichiamo che moriremo tutti, però prima la vita va vissuta con gioia ed occorre capire che la poesia fa parte della vita e anche della morte e che è un grande rischio. Il poeta rischia molto è sempre al limite, è sempre sul filo del rasoio ma lo fa per insegnarci la felicità, la felicità per la vita che è in ognuno di noi.
La sopportazione mia del manicomio è stata dovuta alla mia religiosità, all’obbedienza, all’accettazione dei fatti divini della vita.
Io depreco quelli che vogliono soffrire più degli altri perché questo lo considero una colpa e un reato.
Probabilmente pensano che attraverso la sofferenza si raggiunga la poesia...
Ed è lì lo scorno e l’offesa. Non è vero! Perché attraverso la sofferenza si raggiunge o la morte o l’abbandono.
--------- SUL FUMO
Io mi faccio una fumata. Anche perché sono talmente stufa di sentire Veronesi che blatera sul fumo passivo, fumo attivo, la paura di morire, la patologia del finocchio… insomma basta! Io non ne posso più. Sì lo so che il fumo fa male, ma fanno male anche tante altre cose.
anche la poesia fa male...
Sì anche la poesia fa male, infatti ci sono dei poeti che farebbero bene a non scrivere più perché fa male veramente.
--------- SU MILANO
Quanto c’è, signora, di Milano e dei Navigli nella sua poesia? Quanto è importante la città in cui vive per la sua ispirazione?
Guardi io i manicomi non li rimuovo ma i Navigli volentieri. Perché non dormiamo mai, ci costano l'ira di Dio, fumano tutti gli spinelli, ti piazzano le macchine in ogni dove, non ne possiamo più. Io non ne posso più.
Ma a livello di sensibilità la città di Milano le ha donato qualcosa?
Niente, mi ha donato di più il manicomio.
Ma la gente si rende conto che i crimini degli altri sono anche i nostri o hanno tutti così fretta di andare a lavorare?
--------- SULLA FIGURA DELL'ARTISTA
L’artista è un patriota è uno che da lustro al luogo dove è nato, alla propria terra. È un acuto osservatore dei costumi della propria gente.
Noi abbiamo il vantaggio di una grande solitudine ma anche di una grande fantasia, di un occhio che vede e pensa la vita degli altri. Il poeta, l’artista, rappresentano la Storia.
I poeti, sono i pronipoti di Dio.
--------- SUI GIOVANI POETI
Cosa pensa dei giovani poeti?
Diceva Rilke: “ma datevi all’agricoltura, datevi al lavoro pesante, cominciate a lavorare sodo!”
...ma anche lei è stata una giovane poetessa…
Sì io avevo sedici anni quando sono entrata nelle antologie, sono stata un caso nazionale, a venti sono entrata in manicomio. Prima nelle antologie, poi in manicomio… così ho cambiato pagina.
--------- SULL'ARTE E LE SUE FINALITA'
Io ritengo che ogni forma d’arte sia riconducibile a una finalità comune che si può esprimere con tanti mezzi, come la musica, la danza.
Qual è secondo lei il fine comune di tutte le forme espressive? Il fine comune del fare arte?
La felicità. E poi un grande desiderio di farsi capire, di parlare, di comunicare.
E non c’è come la poesia per ottener chiarezza…
No, c’è anche il silenzio che spesso è assai più chiaro.
Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d'amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto, ho riso e ho sperato.
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico,
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato che cosa sia il Signore,
poi dall'idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
volarmi intorno come colomba viva.
Io come voi ho consumato l'amore da sola
lontana persino dal Cristo risorto.
Ma io come voi sono tornata alla scienza
del dolore dell'uomo,
che è la scienza mia.
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La voce a te dovuta
Il modo tuo d'amare è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio.
I tuoi baci sono offrirmi le labbra perchè io le baci.
Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.
E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te senza guerdare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire con domande, con carezze,
quella solitudine immensa d' amarti solo io.
Pedro Salinas
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