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Discussione: Questo amore2......

  1. #481
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    Passando davanti ad una gioielleria per la prima volta mi sono soffermato, attratto dalla luce di una piccola pietra su un piccolo anello, c'erano cosi' tanti colori in quella luce da far invidia ai diamanti della regina del Regno Unito.

    "Cavolo come brilla quell'anello" ho detto, "non piu' degli altri" hanno risposto Niko e Jacob.

    Allora ho capito che loro vedano la meta' di quella luce perche' l'altra meta' era solo per me, dal tuo cielo.

    ciao.

  2. #482
    decolonizzare l'immaginario
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    Predefinito

    Arthur Rimbaud
    ________________________________________
    INFANZIA
    ________________________________________

    I
    Questo idolo, occhi neri e crine giallo, senza parenti né corte, più nobile della favola, messicano e fiammingo; il suo dominio, azzurro e verzura insolenti, si stende su spiagge nominate, per onde senza vascelli, dai nomi ferocemente greci, slavi, celtici.
    Sull'argine della foresta - i fiori di sogno tintinnano, scoppiano, lampeggiano - la fanciulla dalle labbra d'arancio, le ginocchia incrociate nel limpido diluvio che sgorga dai prati, nudità che ombreggiano, attraversano e abbigliano gli arcobaleni, la flora, il mare.
    Dame che girano sulle terrazze vicine al mare, fanciulle e gigantesse, superbe negre nel muschio verdegrigio, gioielli ritti sul suolo grasso dei boschetti e di giardinetti sgelati - giovani madri e grandi suore dagli sguardi pieni di pellegrinaggi, sultane, principesse dall'incesso e dai costumi tirannici, piccole straniere e persone dolcemente infelici.
    Che noia, l'ora del «caro corpo» e «caro cuore»!
    II
    E' lei, la piccola morta, dietro i rosai. - La giovine mamma trapassata discende la scalca. - Il cadesse del cugino stride sulla sabbia. - Il fratellino (è nelle Indie) là, davanti al tramonto, sul prato di narcisi. I vecchi che sono stati sepolti, in piedi, nel bastione delle viole.
    Lo sciame delle foglie d'oro circonda la casa dei generale. Sono nel Mezzogiorno. Si segue la strada rossa per giungere alla locanda vuota. Il castello è in vendita; le persiane sono staccate. - Il curato avrà portato via la chiave della chiesa. - Intorno al parco le casine dei custodi sono disabitate. Le palizzate son tanto alte che se ne vedono soltanto le cime scricchiolanti. D'altronde non c'è nulla da vedere là dentro.
    I prati risalgono ai casali senza galli, senza incudini. La chiusa è sollevata. Oh, i calvari e i mulini del deserto, le isole e i pagliai!
    III
    Fiori magici ronzavano, i pendii li cullavano. Si aggiravano bestie di un'eleganza favolosa. Le nubi s'ammassavano sull'alto mare fatto di una eternità di calde lacrime.
    IV
    Nel bosco c'è un uccello, il suo canto vi ferma e vi fa arrossire.
    C'è un orologio che non suona.
    C'è un botro con un nido di bestie bianche.
    Ce una cattedrale che scende e un lago che sale.
    C'è una carrozzina abbandonata nel bosco, o che scende per il sentiero correndo. adorna di nastri.
    C'è una comitiva di Piccoli commedianti in costume, scorti sulla strada attraverso il margine del bosco. -
    C'è infine, quando si ha fame e sete, qualcuno che vi scaccia.
    V
    lo sono il santo, in preghiera sulla terrazza, mentre le bestie pascolano fino al mare di Palestina.
    Sono il dotto dalla poltrona cupa. I rami e la pioggia si avventano alla finestra della biblioteca.
    Sono il pedone della strada maestra attraverso i boschi nani; il rumore delle chiuse copre quello dei miei passi. Vedo lungamente il malinconico bucato d'oro dei tramonto.
    Sarei volentieri il fanciullo abbandonato sulla diga lanciata verso l'alto mare, il piccolo servo che segue il viale la cui fronte tocca il cielo.
    I sentieri sono aspri. I poggi si coprono di ginestre. L'aria è immobile. Come son lontani gli uccelli e le fontil Non può essere che la fine del mondo, andando avanti.
    VI
    Mi si appgioni finalmente questa tomba, imbiancata a calce e con le righe dei cemento in rilievo, lontanissimo sotto la terra.
    Appoggio i gomiti sul tavolo; la lampada illumina vivissimamente questi giornali che sono tanto idiota da rileggere, questi libri privi d'interesse.
    A una distanza enorme al disopra della mia sala sotterranea sorgono le case, si accumulano le brume. Il fango è rosso o nero. Città mostruosa, notte senza fine!
    Meno in alto, vi sono fogne. Ai lati, null'altro che lo spessore del globo. Forse gli abissi d'azzuro, pozzi di fuoco? Forse è su questi piani che s'incontrano lune e comete, mari e favole.
    Nelle ore d'amarezza, m'immagino sfere di zaffiro, di metallo. Sono padrone del silenzio. Perché mai una parvenza di spiraglio s'illividirebbe all'angolo della volta ?

  3. #483
    decolonizzare l'immaginario
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    Predefinito

    Arthur Rimbaud


    --------------------------------------------------------------------------
    BRUXELLES
    --------------------------------------------------------------------------

    Luglio, Boulevard du Régent.
    Aiuole d'amaranti fino al piacevole palazzo di Giove' - So che sei tu a mescolare fra queste edere il tuo Azzurro quasi di Sahara.
    Poi, come la rosa e l'abete del sole e la liana hanno qui i loro giochi apportati, gabbia della piccola vedova!... Quali stormi d'uccelli, o ia io, ia io!...

    - Case calme, antiche passioni! Chiosco della Folle per amore. Dietro le natiche dei rosai, balcone ombroso molto basso della Giulietta.

    - La Giulietta, richiama alla mernoria l'Enrichetta, affascinante stazione della ferrovia, nel cuore d'un monte, come in fondo a un verziere dove mille diavoli azzurri danzino nell'aria.

    Panca verde ove canta al paradiso tempestoso, sulla chitarra, la bianca irlandese. Poi, dalla sala da pranzo guianese, cinguettio di uccelli e di gabbie.

    Finestra del duca che mi fai pensare al veleno delle lumache e del bosso che dorme quaggiù al sole. E poi, è troppo bello! troppo! Taciamo.


    ***
    Strada senza movimento né traffico, muta, ogni dramma e ogni commedia, riunione d'infinite scene, ti conosco e t'ammiro in silenzio.

  4. #484
    decolonizzare l'immaginario
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    Predefinito

    Arthur Rimbaud

    --------------------------------------------------------------------------
    BARBARA
    --------------------------------------------------------------------------

    Lungo tempo dopo i giorni e le stagioni, e gli esseri e i paesi,
    la bandiera di carne sanguinolenta sulla seta dei mari e dei fiori artici; (non esistono).
    Rimessi dalle vecchie fanfare d'eroismo - che ancora ci assalgono il cuore e la testa, - lungi da- gli antichi assassini,
    - Oh, la bandiera di carne sanguinolenta sulla seta dei mari e dei fiori artici; (non esistono) - Dolcezze!

    I bracieri, spioventi sotto le raffiche di brina. - Dolcezze! - Questi fuochi alla pioggia del vento di diamanti gettata dal cuore terrestre eternamente carbonizzato per noi. - O mondo!

    (Lungi dai vecchi ritiri e dalle vecchie fiamme che s'intendono, che si sentono).

    I bracieri e le schiume. La musica, girar di voragini e urti di ghiaccioli contro gli astri.

    O dolcezze, o mondo, o musica! E là, le forme, i sudori, le capigliature e gli occhi, fluttuanti. E le lacrime bianche, ribollenti - o dolcezze! - e la voce femminile giunta in fondo ai vulcani e alle grotte artiche... - La bandiera...

  5. #485
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    Sei giunta

    Sei giunta: hai fatto bene: io ti bramavo.
    All'animo mio, che brucia di passione, hai dato refrigerio.


    Saffo

  6. #486
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    Predefinito

    Saprai che non t'amo e che t'amo

    Saprai che non t'amo e che t'amo
    perché la vita è in due maniere,
    la parola è un'ala del silenzio,
    il fuoco ha una metà di freddo.

    Io t'amo per cominciare ad amarti,
    per ricominciare l'infinito,
    per non cessare d'amarti mai:
    per questo non t'amo ancora.

    T'amo e non t'amo come se avessi
    nelle mie mani le chiavi della gioia
    e un incerto destino sventurato.

    Il mio amore ha due vite per amarti.
    Per questo t'amo quando non t'amo
    e per questo t'amo quando t'amo.

    Pablo Neruda

  7. #487
    il pleure dans mon coeur
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    Predefinito Metti la mano

    Metti la mano
    sulla mia fronte
    come se la tua mano
    fosse la mia mano.

    Sorvegliami, come se
    mi si volesse uccidere
    come se la mia vita
    fosse la tua vita.

    Amami, come se
    tu lo volessi
    come se il mio cuore
    fosse il tuo cuore.

    Attila Jozsef

  8. #488
    Veneta sempre itagliana mai
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    Predefinito

    Io ti imploro, nel silenzio più silenzioso,
    ti imploro quando la pioggia batte sul tuo tetto,
    o la neve scintilla sui vetri delle tue finestre,
    mentre tu giaci tra il sonno e la veglia,
    pensami nelle notti di primavera
    e pensami nelle notti d'estate,
    pensami nelle notti d'autunno e
    pensami nelle notti d'inverno.
    Evgenij Evtusenko




  9. #489
    .
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    Predefinito Se tu mi dimentichi...

    Voglio che tu sappia
    una cosa.

    Tu sai com'è questa cosa:
    se guardo
    la luna di cristallo, il ramo rosso
    del lento autunno alla mia finestra,
    se tocco
    vicino al fuoco
    l'impalpabile cenere
    o il rugoso corpo della legna,
    tutto mi conduce a te,
    come se ciò che esiste,
    aromi, luce, metalli,
    fossero piccole navi che vanno
    verso le tue isole che m'attendono.

    Orbene,
    se a poco a poco cessi di amarmi
    cesserò d'amarti a poco a poco.
    Se d'improvviso
    mi dimentichi,
    non cercarmi,
    ché già ti avrò dimenticata.

    Se consideri lungo e pazzo
    il vento di bandiere
    che passa per la mia vita
    e ti decidi
    a lasciarmi alla riva
    del cuore in cui ho le radici,
    pensa
    che in quel giorno,
    in quell'ora,
    leverò in alto le braccia
    e le mie radici usciranno
    a cercare altra terra.

    Ma
    se ogni giorno,
    ogni ora
    senti che a me sei destinata
    con dolcezza implacabile.
    Se ogni giorno sale
    alle tue labbra un fiore a cercarmi,
    ahi, amor mio, ahi mia,
    in me tutto quel fuoco si ripete,
    in me nulla si spegne né si dimentica,
    il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
    e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
    senza uscire dalle mie.

    (P. Neruda)


    [dd]niet.acx.it/setumidimentichi.mp3[/dd]

  10. #490
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    Predefinito Alla mia piccola scarrafoncina...

    Stamattina, mentre allattavo la mia opera migliore numero due (e si sa che ogni scarrafone...), le ho sorriso e le ho accarezzato la testina...lei si è staccata un attimo, e mi ha rivolto un sorriso così luminoso che ho sentito il cuore gonfiarsi d'amore, e per un attimo ho temuto che mi sarebbe scoppiato nel petto. Poi ho pensato che forse l'eternità è tutta qui, nel meraviglioso sorriso di un'anima incontaminata...


 

 
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