niente attentati all'epoca perchè i tanto disprezzati governi democristiani preseo accordi con gli islamici....A seguito dei tragici avvenimenti accaduti nei campi palestinesi di Sabra e Chatila, alla periferia ovest di Beirut e alle consultazioni tra il Governo libanese ed il Segretario Generale delle Nazioni Unite, in applicazione della Risoluzione 521 del Consiglio di Sicurezza, il Governo libanese ha chiesto ad alcuni Paesi, tra cui l'Italia, una Forza multinazionale da interporre in località concordate. Ciò al fine di assicurare il ristabilimento della sovranità e dell'autorità del Governo libanese nell'area di Beirut e, nel contempo, garantire l'incolumità della popolazione.
La missione italiana, comandata dall'allora Generale di Brigata Franco ANGIONI e denominata ITALCON, si è sviluppata nel periodo dal 24 settembre 1982 al 6 marzo 1984. La forza media del contingente è stata di circa 2.300 uomini di cui 1.550 destinati alle attività operative e 750 a quelle logistiche. L'impegno complessivo è stato di 8.345 persone di cui 595 Ufficiali, 1.150 Sottufficiali, 6.470 militari di leva e 130 Infermiere volontarie. Essi disponevano di 319 mezzi ruotati, 52 mezzi speciali, 20 cucine rotabili, 97 veicoli di trasporto cingolati e 6 autoblindo.
Durante la missione si sono avuti 75 feriti ed un deceduto (Marò Filippo MONTESI a fronte di 275 statunitensi e 87 francesi).
Iraq: Angioni, Una Missione Con Molti Errori
QUESTA VOLTA CE LA SIAMO CERCATA Roma, 15 nov. - (Adnkronos) - ''L'intervento italiano in Iraq deve continuare pero' deve cambiare strategia''. Lo afferma a ''La Repubblica'' il generale Franco Angioni, deputato dei Ds e comandante del contingente italiano in Libano dall'82 all'86. Per Angioni la strage di Nassiriyah sarebbe avvenuta anche perche' ''e' mancata del tutto la valutazione dello scenario in cui si andava a operare, mentre questo deve essere l'elemento di partenza di ogni missione, anche di peacekeeping''. ''In teatri di guerra -continua- puo' accadere di tutto. Questa volta pero' ce la siamo cercata. C'e' stata una ricerca dell'esposizione''
Ci Voleva Un'Intelligence Locale
IN LIBANO L'AVEVAMO Roma, 13 nov. - (Adnkronos) - ''Qualunque cosa io possa dire innanzitutto viene il dolore, anche se non esistono parole per spiegare quanto e' grande''. Comincia cosi' la lunga intervista a ''Il Messaggero'' del generale Franco Angioni, oggi deputato dell'Ulivo. Raggiunto in Florida mentre partecipa a un incontro parlamentare per la Nato, Angioni, che ha partecipato alla missione del contigente italiano in Libano dall'82 all'86, sottolinea che ''nessuna missione e' uguale all'altra'' e che ''le misure di sicurezza adottate a Nassiriyah sembravano sufficienti''. Certo -aggiunge- le condizioni di sicurezza che noi avevamo in Libano erano forse maggiori''. ''Intanto -spiega il generale- noi possedevamo due livelli di intelligence: una strategica affidata ai servizi, e una tattica sul posto, possibile solo se la popolazione e' in parte favorevole''.




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