La globalizzazione, il cosmopolitismo, il turbocapitalismo non sono ideali dell’uomo moderno, bensì sono “stati allucinatori di massa” sostenuti e alimentati da immense fonti propagandistiche.
Tuttavia, il potere coercitivo e persuasivo non possono alla lunga annichilire il potere dello spirito, la forza della coscienza individuale… Perché l’immenso potere che ogni giorno manipola le nostre vite, i nostri affetti, i nostri intimi desideri può forse alienarci nei traumi mentali di disoccupati, precari, interinali, ma non può trasformarci in freddi automi, in indistinte macchine dal pensiero globale.
Non si tratta di teorizzare un ritorno alla pre-globalizzazione, nell’universo cristallizzato del tempo che fu…
Anzi, qualcosa di stupendamente nuovo si affaccia in questa società opulenta, ma povera come non mai di cultura, di filosofia, di vita comunitaria, di senso d’appartenenza, d’identità. In strati ancora minoritari, ma d’avanguardia s’insinua la volontà di un rapporto diretto con il reale non più mediato dalla rappresentazione televisiva e mediatica; cresce il bisogno spirituale di nuovi punti di riferimento, cresce il rigetto del dogma indiscusso del primato dell’economia. Torna l’esigenza di pensare e costruire prospettive comunitarie, sorretti da un’esigenza di verità, in un desiderio di veder incarnato il proprio io in un logos più grande, in quello che la propaganda tendenziosa aveva seppellito per sempre:… la Nazione.
Ma la Nazione, ieri rimossa in quanto ostacolo alle logiche di accumulazione del capitale, oggi diventa strumento di liberazione individuale e collettiva dalla stretta mortale del nuovo ordine globalizzato.