Convegno a Santa Corona. Applausi ad Abbatangelo (An), Taormina (FI)
e Stefani (Lega nord)

L'Europa potrà fare arrestare per xenofobia? Skinheads e leghisti si trovano d'accordo: no


(a.t.) Che cosa può succedere a un convegno degli skinheads veneti a Santa Corona sul tema "no al mandato di arresto europeo", con Vip nazionali dell'estrema destra al microfono? Che grazie alla presenza di relatori e ospiti illustri si palesi in salsa berica e contorni vicentini una saldatura ideologica tra forze teoricamente antitetiche che è nell'attualità di questa stagione politica.
Quali sono queste forze, poco o tanto grandi politicamente contando?
Loro, gli organizzatori con la bandiera nera e la croce runica alzate forse per la prima volta in città in una sede civica. La Lega Nord "di base" che è stata nemica sul nazionalismo e sul vilipendio
alla bandiera nazionale, ma diventa alleata oggettiva su temi come la resistenza etnica all'immigrazione e l'opposizione a quella che viene chiamata l'Europa super-Stato: «Noi con il tricolore, loro con
la bandiera padana, importa l'obiettivo» è stato un commento raccolto in sala. E poi l'ala oltranzista superstite dentro Alleanza nazionale, quella dei «fascisti a 24 carati» come si è definito ieri
tra gli applausi il senatore napoletano Massimo Abbatangelo, in rotta con i suoi colleghi di partito accusati di eccesso di realpolitik e di abbandono di quarant'anni di tradizione. E ancora
l'"estremismo moderato" - usando una dizione politicamente scorretta - di forzisti berlusconiani iper-garantisti in materia di diritti, come l'ex-sottosegretario Carlo Taormina ospite d'onore al
convegno, solitario oppositore in questi ultimi giorni della legge sull'euro-mandato di arresto che dovrebbe essere approvata entro fine anno.
Che cosa c'è dietro questa opposizione al recepimento della normativa dell'Unione che riguarda un bel pacchetto di reati internazionalmente perseguibili? La battaglia dichiarata è contro "le idee in gabbia" - questo il titolo dell'appuntamento che ieri pomeriggio ha affollato la sala dei Chiostri con più gente di
quanta ne poteva essere contenuta, arrivata da tutta la regione e da varie città più lontane - e contro il pericolo che vengano colpite, transnazionalmente, le opinioni politiche. La sostanza della
preoccupazione, non esplicitata ma chiara, è che un nuovo impianto giudiziario continentale apra le frontiere ad azioni delle magistrature contro gli accusabili di xenofobia e razzismo.
Due realtà, queste ultime, sulle quali la sensibilità politica e giuridica è spesso più alta fuori d'Italia, in paesi dove le esternazioni con riferimenti etno-fobici non vengono considerate magari folklore o giovanile sconsideratezza, ma fanno i conti con legislazioni più pesanti della nostra. Fatto ricordato da Paolo
Signorelli, un altro dei molto applauditi di ieri, un faro ideologico per tutta l'area con i suoi precedenti di teorizzatore dell'antagonismo di destra e di inquisito, condannato e poi scagionato per strage e banda armata nei primi anni Ottanta. Fatto confermato dall'ospite straniero applaudito per ultimo, il giovane
avvocato familiarista di Stoccarda Steffen Hammer, in queste settimane alle prese in casa sua con un'indagine per banda neonazista.
La legge che molto ha fatto accapigliare il Parlamento negli ultimi giorni è «una legge liberticida» , scritta contro il «sacro concetto della sovranità nazionale» , ha commentato per scritto l'avvocato-militante Roberto Bussinello, che il 3 dicembre reindosserà la toga in un nuovo processo al Veneto Fronte Skinheads, sempre per via di incitamento all'odio razziale. Un attacco alla «civiltà dei padri» , ha aggiunto con un ardito aggancio storico poi completato con l'allarme - ben eloquente dal suo punto di vista - su quello che potrebbe succedere quando diventassero "europei", e quindi abilitati a indagare sulle opinioni con contenuti ravvisabili di xenofobia e razzismo, la Turchia (che è islamica) e Israele (che è ebreo).
Esporre idee razziste è una libertà da difendere o è un reato da perseguire? L'interrogativo non poteva ovviamente entrare nella discussione di ieri a Santa Corona: semplicemente è un dilemma non
accettabile da chi è colpito dalla legge del 1993 che scatta contro le apologie o la pratica del razzismo e dell'odio contro gli stranieri ( «stop alla legge Mancino» era uno degli slogan della manifestazione). Se una "legge Mancino europea" può scavalcare le barriere nazionali, poi, è un pericolo contro il quale ogni alleanza è benvenuta.
Ed ecco allora l'ulteriore applauso sollecitato da Taormina - che parlava della sua condivisione della linea di Umberto Bossi al tempo di Europa-Forcolandia e dei dubbi che gli vengono adesso sulla Lega
che si adatta al coro degli altri - e rivolto con piacere dal pubblico all'ex-sottosegretario Stefano Stefani. Il battimani è partito quando il leader leghista vicentino ha garantito che l'accettazione del mandato di arresto europeo è una posizione del ministro della giustizia Roberto Castelli e del governo, ma non è una posizione di Bossi e degli altri, «perché il partito è ancora schierato lì» , cioè sul "no". Una dichiarazione non da poco, «la vera notizia» del pomeriggio vicentino come ha ghiottamente rimarcato ancora Taormina.