da www.linonline.it
Intervistato dal "Tempo", il senatore Giovanni Crema dello Sdi, presidente della Giunta per le immunità, risponde così alle domande del cronista: "So cosa dice la legge Boato (legge 20 giugno 2003,numero 140) all'articolo 6. Questo articolo riguarda le intercettazioni non dirette nei confronti di un parlamentare e dice chiaramente che il Gip, qualora ritenga irrilevanti ai fini delle indagini tutte o in parte le intercettazioni, le distrugge...quando si ritiene necessario utilizzare le intercettazioni è il giudice per le indagini preliminari a decidere con ordinanza e richiede, entro i dieci giorni successivi, l'autorizzazione della Camera alla quale il parlamentare appartiene. Non capisco come queste intercettazioni siano finite sui giornali...". E alla domanda: "Queste intercettazioni dovevano essere rese pubbliche?" il senatore Crema risponde: "Direi di no. Questo rende tutto vano. Altrimenti si desume che il Parlamento è composto da dei cretini...".
E' esattamente ciò che pensano i magistrati che hanno sbattuto in prima pagina le intercettazioni telefoniche che coinvolgono il senatore a vita Emilio Colombo. L'hanno fatto senza sognarsi di chiedere al Senato l'autorizzazione prevista dalla legge e si sono giustificati così: "Il senatore Colombo non è indagato. Quindi non vi è utilizzo di prove contro di lui e per questo non c'era bisogno di chiedere l'autorizzazione". E cioè: se sei indagato, e quindi la tua posizione processuale è più seria e delicata, allora chiedo l'autorizzazione e, se il Senato non me la dà, non pubblico le intercettazioni che ti riguardano. Se invece la tua posizione è tale che non posso nemmeno indagarti, allora me ne frego del Senato e ti sputtano pubblicamente. A questo punto, se al Senato veramente non sono cretini, bisogna che a questi magistrati glielo facciano capire bene e a tutte lettere e che gli rispondano per le rime, e presto. E se no....(LJ)


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