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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito I Compiti dell'Italia nella lotta al Terrore Globale

    dal quotidiano di Confindustria..

    " Il Sole 24 ore del 27/11/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    I nostri compiti nella lotta contro il terrore globale
    Franco Frattini
    --------------------------------------------------------------------------------

    Non vi sono giustificazioni al terrorismo, ovunque esso si manifesti, qualsiasi siano le sue motivazioni dichiarate. Piangiamo con lo stesso dolore le vittime di Nassiriya e di Istanbul, così come quelle di New York, Bali, Mosca, Tel Aviv, Casablanca, Riad e Baghdad, per citare i principali episodi di questa minaccia alla convivenza civile sul piano mondiale. Siamo di fronte, con la globalizzazione del terrore, a un nuovo totalitarismo. Nassiriya è stata una prova terribile che segna nella stessa identità italiana una nuova e complessa consapevolezza. Di un'orgogliosa appartenenza, resa forte dal partecipare a una " buona causa di pacificazione e libertà ", da un lato; di una confermata immagine di professionalità e umanità, dall'altro. La giusta causa della democrazia, di una democrazia da promuovere e da consegnare ai destini di un popolo, è il lascito e la promessa del sacrificio italiano.
    Per combattere efficacemente il terrorismo, l'Italia ha prima di tutto il compito e il dovere di contribuire a rilanciare e rafforzare la relazione transatlantica, intensificando le iniziative già avviate in questa direzione. Questo obiettivo è tanto più importante quanto più manifeste si fanno le esigenze di ricostituire un impegno comune nella vicenda irachena. Gli attentati contro l'Onu, la Croce rossa e il contingente italiano e tanti altri, militari e civili, dimostrano come l'esercito del terrore tema proprio quegli eroi della pace e del dialogo capaci di segnare la differenza tra totalitarismo e democrazia .
    Aveva dunque visto giusto chi sosteneva che il processo innescato dalla fine del confronto tra i blocchi e del congelamento degli assetti di sicurezza contrapposti avrebbe portato il terrorismo al gradino più alto delle minacce per le nostre società. Ed era stato corretto il nuovo indirizzo del concetto strategico dell'Alleanza atlantica e della strategia di sicurezza. dell'Unione europea verso questo tipo di minacce, rese ancora più gravi dal concreto pericolo che i terroristi entrino in possesso di armi di distruzione di massa. E' decisivo che si ricostituisca una strategia internazionale contro il terrorismo, una strategia elaborata nelle principali sedi multilaterali. E l'Italia, al prossimo Consiglio europeo di dicembre, porterà all'approvazione il Piano strategico europeo di sicurezza e difesa. È infatti ancor più necessario che la comunità internazionale sia unita, compatta e coesa e si presenti saldamente di fronte alla minaccia terroristica . Guai a cedere, a scoraggiarsi, a provocare allarmismi che fanno il gioco dei terroristi.
    Altrettanto importante è allargare la prospettiva d'azione. L'incrocio tra fanatismo e tecnologia - è vero - è diventato la principale sfida di sicurezza dei nostri tempi. Non possiamo più permetterci di sottovalutarlo, se non vogliamo trasformare in un incubo la nostra stessa esistenza collettiva. Ma la sfida si vince anche includendo elementi di dialogo interculturale e di comunicazione diretta alle popolazioni. Penso soprattutto ai giovani dei Paesi più esposti al rischio terrorismo, in particolare nel mondo arabo e nei Paesi islamici. L'istruzione, la cultura, i programmi formativi sono strumenti importanti. Promuovono una conoscenza reciproca non basata sugli stereotipi, capace di combattere le fonti del fanatismo. E possono contrastare, sottraendole terreno e strumenti, la propaganda fondamentalista. Offrendo opportunità di formazione e di lavoro e conseguentemente accesso ai mercati globali e allo sviluppo. L'obiettivo di fondo è vanificare i tentativi delle reti terroristiche e dei loro fiancheggiatori, capaci di trovare consensi nel mondo dell'emarginazione e di alimentare così i canali del reclutamento. L'obiettivo è offrire ai giovani un piano di vita migliore e speranze concrete per il futuro.
    Il nostro Paese ha conosciuto in Irak tutta la crudeltà della sfida terroristica, che ha colpito i nostri militari impegnati nella loro azione di pace in una terra a lungo martoriata dalla dittatura e che sta faticosamente riaprendosi verso la libertà. L'Italia tutta, a partire dalle famiglie delle vittime, ha pienamente compreso questo drammatico contesto, ritrovando di colpo lo sdegno e la solidarietà che avevamo espresso unanimi dopo l'11 settembre, lasciando da parte le legittime diversità di opinione su tanti aspetti dell'attuale momento internazionale. È una lezione importante di dignità e responsabilità, di cui intendiamo farci carico per esprimere, in coerenza con il sacrificio di Nassiriya, un contributo costruttivo alla solidarietà internazionale per sradicare il terrorismo nel mondo.
    "


    Saluti liberali

  2. #2
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    Predefinito

    Incredibile!! Anche Frattini ha delle idee proprie.

    Adesso manca solo Tajani....

  3. #3
    decerebrato consapevole
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    Predefinito Re: I Compiti dell'Italia nella lotta al Terrore Globale

    In origine postato da Pieffebi
    [B]dal quotidiano di Confindustria..

    " [i] Il Sole 24 ore del 27/11/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    I nostri compiti nella lotta contro il terrore globale
    Franco Frattini
    --------------------------------------------------------------------------------

    [cut]
    Le idee di fondo sarebbero anche condivisibili.
    E chi non vuole lottare contro il terrorismo?
    Chi non lo odia?
    Chi non cerca di trovare il multilateralismo piu' ampio? Beh, qui il nostro governo ha fallato in pieno, schierandosi a zerbino, perche' di questo si tratta, con gli USA.

    Il problema e' pero' che bombardando un paese per colpire un regime si ottiene l'effetto che abbiamo sotto gli occhi di tutti.
    Prossimamente il petardo ce lo mettono in italia, altro che lotta al terrorismo!

    Con questa linea di condotta, gli USA alimentano il terrorismo, altro che combatterlo!

    Mettetevi nei panni di buona parte della popolazione che odiava comunque Saddam.
    Bene, se pero' per far fuori saddam si bombarda (anche se "per sbaglio") la popolazione, come volete che reagiscano???

    I piu' tendenti al fanatismo ( e ce ne sono parecchi) prendono e passano dalla parte del terrorismo per vendicarsi. Mi sembra talmente ovvio....

    Ragazzi, toglietevi le fette di salame sugli occhi !
    "Preoccuparsi e' inutile. Infatti se esiste una soluzione al problema non ha senso preoccuparsi. E se la soluzione non esiste allora perche' preoccuparsi?" - Ignoto.

  4. #4
    decerebrato consapevole
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    Predefinito

    Leggete un po' di questo, ad esempio.

    ------
    Baaquba, 105
    Iraq, famigliari: soldati Usa uccidono due sorelle adolescenti

    Secondo quanto riferiscono fonti locali della polizia e della famiglia delle vittime, militari americani hanno ucciso ieri a Baaquba due sorelle di 12 e di 15 anni. Lo scrive l'agenzia di stampa internazionale France Presse.

    "I soldati americani, che si trovano all'aeroporto di Firnas - ha detto il fratello Qussai di 18 anni - hanno aperto il fuoco giovedì sulle mie sorelle Fatima e Azraa, rispettivamente di 15 e 12 anni e le hanno uccise mentre si trovavano in un campo a fare legna a trenta metri dalle forze americane".

    Un poliziotto riferisce che le forze armate americane hanno restituito uno dei corpi, affermando che la ragazza aveva un'arma. La polizia ha perquisito la casa ma non ha trovato nulla. (red)
    ---------

    Ora, ditemi voi, con tutto che probabilmente gli americani hanno sbagliato e comunque non volevano;
    che cosa pensera' il fratello?
    E i familiari?
    Ma soprattutto: come verra' utilizzato questo episodio da chi recluta kamikaze?

    Moltiplicate questo "errore" per 100, per 1000 e immaginatevi quello che puo' succedere
    "Preoccuparsi e' inutile. Infatti se esiste una soluzione al problema non ha senso preoccuparsi. E se la soluzione non esiste allora perche' preoccuparsi?" - Ignoto.

  5. #5
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    In origine postato da XT
    ....Moltiplicate questo "errore" per 100, per 1000 e immaginatevi quello che puo' succedere
    Io credo che Giorgino e chi lo consiglia ed appoggia di immaginazione ne abbiano ben poca. Almeno finora non l'hanno dimostrata.

    E' stata sicuramente una congiuntura astrale malefica quella che ha portato al governo contemporaneamente Bush, Blair e Berlusconi.

    La banda B.

  6. #6
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    dal sito di IDEAZIONE

    " La lunga guerra entra in una fase cruciale
    di Pierluigi Mennitti

    Adesso che l’offensiva del terrorismo islamico si sta concentrando sul quadrante mediterraneo e mediorientale, con l’Iraq libero e la Turchia laica sotto attacco, risuonano profetiche le parole di George Bush all’indomani dell’11 settembre. Sullo sfondo di Ground Zero ancora fiammeggiante, il presidente americano lanciò la controffensiva tracciando le linee di quella che sarebbe stata la lunga guerra al terrorismo islamico. Conviene andarsi a rileggere quelle frasi per rinfrescarsi la memoria ed evitare di cadere nella trappola di chi vuol far credere che l’Occidente (o almeno quella parte di Occidente che ha deciso di prendersi sulle spalle la responsabilità di contrastare la più grave minaccia del Ventunesimo secolo) non sappia cosa fare. Sarà una guerra lunga e difficile, disse Bush, che prevedrà fasi diverse contro nemici diversi, comporterà attacchi militari a quei paesi che covano al loro interno i gruppi del terrore (Afghanistan, Iraq) e attacchi mirati a organizzazioni terroristiche, militanti, centri d'addestramento. Mirerà a contrastarne la potenza militare, il collaborazionismo politico da parte di Stati canaglia, il sostegno finanziario da parte di Stati e istituti creditizi che tramano nell’ombra. Impegno militare e diplomatico, intelligence e spionaggio finanziario: ogni mezzo sarebbe stato messo a disposizione degli Alleati per affrontare una guerra di tipo nuovo. “Sarà una guerra lunga e difficile che potrà durare anche dieci anni – concluse Bush - vivremo degli alti e dei bassi, dovremo sopportare controffensive anche dolorose. Ma una cosa sappiamo: alla fine sconfiggeremo i terroristi e vinceremo questa guerra”.

    Sarebbe bene rileggere queste parole in fasi come quella attuale: la difficoltà e la complessità di una guerra a una rete di gruppi terroristici e non a uno Stato ben definito era ben presente alla dirigenza americana fin dalle ore successive allo spaventoso attacco a Washington e New York e assume solo una squallida valenza polemica l’accusa agli Usa di essere finiti nel pantano. Si sapeva benissimo di andare a finire in un pantano, si sapeva di andare in guerra, tutte le guerre sono dei pantani: solo che di fronte a una minaccia vitale per le nostre democrazie, alcuni hanno deciso di sporcarsi le mani e di combattere questa battaglia di libertà, altri sono rimasti alla finestra, quando quella finestra non l’hanno chiusa per non vedere, per non sapere. A Parigi e a Berlino le stanze dei politici sono buie da tempo.

    E’ la guerra bellezza. Dopo le stragi di Nassiriya e di Istanbul anche a Roma e ad Ankara hanno capito che non c’è spazio per vie di mezzo. Chi ha deciso di far parte della Coalition of Willings è sempre in prima linea perché ogni fronte di questa guerra è un fronte militare. Sia che si faccia peacekeeping aiutando la ricostruzione civile ed economica di una nazione, sia che si ingrossino le truppe degli Alleati con contingenti anche ridotti, sia che si stringa il giro di vite sui rappresentanti delle cellule terroristiche dormienti sul proprio territorio, sia che si prosciughino conti bancari che sponsorizzano i kamikaze della morte. E’ la guerra e come tale va affrontata. Nell’Iraq liberato dove al-Qaeda ha fatto convergere nuclei sparsi delle proprie cellule nel tentativo di impedire l’affermazione di un paese arabo laico e democratico nel cuore del Medio Oriente. Nella Turchia euro-asiatica, dove la presenza di uno Stato laico di religione musulmana, membro della Nato, desideroso di entrare nell’Unione Europea, stretto alleato politico-militare di Israele, testimonia la possibilità di un Islam liberale assai diverso dall’inferno di sabbia e silenzio che sogna Bin Laden.

    L’offensiva di queste ultime settimane è stata ampia e composita. Ryad, Nassiriya, Istanbul: nel mirino sono finite l’Arabia Saudita e la Turchia, l’Iraq, gli Stati Uniti e l’Italia con le loro forze militari, la Gran Bretagna con i suoi consolati e le sue banche e Israele con le sue sinagoghe. Troppo vasto lo spettro degli obiettivi, tanto da far credere che le colonne del terrore non agiscano più sotto un’unica direzione e all’interno di un’unica strategia, resa impossibile dalla dissoluzione della centrale operativa in Afghanistan, ma un po’ per conto proprio, colpendo laddove le misure di sicurezza sono più vulnerabili. L’Italia deve rivedere al più presto il sistema difensivo delle sue basi militari in Iraq, abbandonando l’illusione dell’impunità guadagnata con un atteggiamento benevolo verso la popolazione, perché il pericolo non viene dagli iracheni ma dai terroristi stranieri piombati in Iraq. E tutti devono ulteriormente rafforzare il sistema di sicurezza interno, quell’homeland defence che gli americani hanno messo a punto con grandi investimenti dopo l’11 settembre, per evitare altre Istanbul.

    E’ in corso in queste settimane un nuovo livello di scontro frontale nell’ambito della lunga guerra: una fase che non giunge inattesa e che molti segnali dell’intelligence preannunciavano. Se questa consapevolezza torna a farsi strada nelle opinioni pubbliche e nelle classi dirigenti dei paesi della Coalizione e non solo in quella americana, la guerra potrà essere vinta. Nei momenti più drammatici della seconda guerra mondiale Winston Churchill indirizzò poche frasi ai soldati e ai civili del proprio paese: “Questa è una guerra fatta da combattenti che ci sono sconosciuti, ma tutti devono lottare senza perdere la fiducia o venir meno al proprio dovere”. La saldezza resta uno degli ingredienti fondamentali durante la battaglia. Non facciamoci illusioni: da due anni siamo entrati in una fase drammatica. Ne potremo uscire solo vincendo.

    19 novembre 2003

    pmennitti@ideazione.com
    "

    Cordiali saluti

 

 

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