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Discussione: Immunità...

  1. #1
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    Predefinito Immunità...

    ....parlamentare

    Sinistra per importare l’immunità europea. Che aspetta il Cav.?

    Milano. Il capogruppo dei senatori diessini, Gavino Angius, lo ha detto mercoledì sera in tv a Otto e mezzo e lo ha ribadito ieri al Foglio: è favorevole a introdurre in Italia l’immunità parlamentare già approvata al Parlamento europeo.
    Si tratta di una forma di immunità piuttosto ampia: gli inquirenti possono indagare un deputato, ma per l’arresto (tranne che in flagranza di reato) devono chiedere l’autorizzazione; inoltre, il Parlamento ha il potere di sospendere sia le indagini sia i processi in corso, se lo ritiene necessario o utile.
    Angius precisa: “I Ds hanno votato quella legge a Strasburgo, siamo pronti a rivotarla anche a Roma. E’ una forma di immunità che condivido. Bisogna soltanto vedere se ci sono le condizioni politiche, se la cosa è fattibile. Penso di sì, perché il clima sta cambiando. Il nostro paese, purtroppo, ha vissuto delle vicende peculiari, negli ultimi anni. Non soltanto per Tangentopoli, ma anche per l’uso che è stato fatto dell’immunità parlamentare. Bisogna stabilire che uso se ne farà domani. Deve essere ben chiaro che uno non può farsi eleggere per non farsi giudicare. Ecco, il mio dubbio non è di ordine costituzionale o di principio. Se si trova un’intesa che renda la nuova norma legittima anche agli occhi dell’elettorato, per me si può fare”.

    La responsabile Giustizia dei Ds, Anna Finocchiaro, è perfettamente d’accordo: “L’immunità parlamentare è uno strumento sacrosanto delle democrazie liberali, ma sono d’accordo con Angius che il problema è l’uso che se ne fa e che ne è stato fatto. Ora la Giunta per le autorizzazioni a procedere, composta con criteri proporzionali, è in mano alla maggioranza, quando dovrebbe essere invece a garanzia soprattutto delle opposizioni. Io ho già depositato una proposta di legge perché la Giunta abbia lo stesso numero di parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, e perché il voto dell’aula sia a maggioranza qualificata. Sul resto sono d’accordo su tutto”.

    Il responsabile Giustizia di Forza Italia, Giuseppe Gargani, esulta: “Davvero Angius ha detto così? Questa è una notizia. Speravo che prima o poi succedesse, visto che a quei principi i Ds sono favorevoli a Strasburgo, non si vede perché dovevano, o dovrebbero, essere sfavorevoli a Roma. Per quanto mi riguarda, mi muoverò subito. L’apertura di Angius è più che buona, i margini di intesa si ampliano”.
    Ci si domanda, che cosa abbia finora impedito questa benedetta convergenza. E Gargani, come Angius, pensa che sia dipeso dal clima politico: “Ma c’è, o c’era, un altro problema: bisogna fare una modifica costituzionale, che richiede un voto del Parlamento con la maggioranza dei due terzi. Se non la si fosse raggiunta, si sarebbe dovuto ricorrere al referendum, e si capirà che non è un referendum estremamente popolare.
    Ora forse le cose cambiano, e se si può affrontare la questione con la serenità con cui l’abbiamo affrontata a Strasburgo, cominciamo anche subito.
    Si prende quel testo, si cancella ‘Europa’, lo si sostituisce con ‘Italia’, e siamo tutti d’accordo”.
    D’accordo, per esempio, lo è un altro deputato dell’opposizione, Marco Boato, dei Verdi: “Nulla in contrario, condivido quella legge perché è una legge giusta. Bisogna che qualcuno la presenti. Io quando apro bocca su quei temi, e uso gli argomenti usati ora da Angius, sono coperto di contumelie specie da alcuni settori della sinistra. Purtroppo, nei dibattiti giornalistici molte volte si sostengono concetti che poi non hanno una concreta traduzione nel dibattito parlamentare. Quindi sono favorevole, ma non sono ottimista”.
    Giuliano Pisapia, deputato di Rifondazione comunista (e avvocato di parte civile nel processo Sme) ha poche obiezioni, ma una sostanziosa: “Condivido una legge del genere, quindi la appoggerei. L’unico dubbio è sull’uso che il Parlamento ne farebbe poi. Purtroppo, in Italia, decisioni così vengono prese in base allo schieramento politico, e non alle accuse.
    Intendiamoci, vale da una parte e dall’altra. Sono dell’idea che a decidere sulla sospensione delle indagini o dei processi dovrebbe essere un organo imparziale come la Corte costituzionale. Darebbe garanzie al parlamentare e agli elettori sulla serietà della deliberazione”.

    saluti

  2. #2
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    Formulata così com'è, il Banana starebbe già agli arresti domicilari.

    A scelta...

    Impunità con Lodo
    di Livio Pepino*

    Nella sessione del Parlamento inglese del gennaio-febbraio 1397, un bill proposto da Thomas Haxey denunciò alcuni scandali del re Riccardo II e della sua corte. Toccato nella sfera delle sue abitudini di vita, Riccardo considerò il fatto come un affronto personale, trovando inaudito che i Comuni, suoi sudditi, osassero interloquire sulla persona del re, sui suoi ospiti e su tutti coloro che egli gradisse avere come compagni o commensali.
    Il seguito fu la condanna a morte dell'incauto Haxey, il quale riuscì ad evitare l'esecuzione solo facendosi prete. La vicenda - ricordata da G. Zagrebelsky, ne Le immunità parlamentari, prezioso volumetto del 1979 - si intreccia con le ragioni e la storia dell'immunità parlamentare ma offre alcuni interessanti spunti per valutare la situazione e il dibattito attuali. L'insistente richiesta dei giorni nostri di ripristino dell'immunità, infatti, ha assai poco a che vedere con la tutela delle prerogative parlamentari (quelle, per intenderci, di Thomas Haxey) e investe, piuttosto, i privilegi del sovrano (quelli, per intenderci, di Riccardo II). Per questo è del tutto improprio il richiamo all'originario testo dell'art. 68 della Costituzione in forza del quale, prima della modifica apportata con la legge costituzionale n. 3 del 29 ottobre 1993, "senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale". Con tale norma, infatti, tutto si intendeva tutelare anziché il potere in quanto tale e gli eventuali vizi privati dei suoi detentori. L'immunità parlamentare, nella sua concezione classica, è strumento di tutela della libertà del Parlamento, come sede della rappresentanza, dello scontro politico, della critica al potere e non anche - per usare le parole di Pasquale Stanislao Mancini, già in epoca risorgimentale - per assicurare "la preponderanza del potere esecutivo, confidato al monarca e ai suoi ministri".
    Una prima conclusione è, a questo punto, possibile. Nell'attuale dibattito politico istituzionale si dice "immunità parlamentare", ma si intende altro: il ripristino di una situazione "sempre meno accettabile in quanto contrassegnata da abusi, interpretazioni di comodo, privilegi di corpo, decisioni immotivate ed arroganti di chi pensa di non dover rendere conto a nessuno" (così - quasi quindici anni prima dell'esplodere di Tangentopoli - G. Zagrebelsky).
    È in questo contesto che si colloca il "lodo" di incerta paternità, ormai approvato dal Senato e in discussione alla Camera, in forza del quale "non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime: il Presidente della Repubblica, salvo quanto previsto dall'articolo 90 della Costituzione, il Presidente del Senato della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio dei ministri (salvo quanto previsto dall'articolo 96 della Costituzione), il Presidente della Corte costituzionale" e tale sospensione opera anche "per i processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime". Il richiamo alle più alte cariche dello Stato non fa velo alla situazione che è sotto gli occhi di tutti: si tratta di una legge ad personam diretta a "risolvere" l'impasse istituzionale determinato dalla sottoposizione a processo per corruzione del presidente del Consiglio, anche in vista delle responsabilità internazionali che lo stesso sta per assumere.
    C'è chi dice che, se la sospensione è limitata al presidente del Consiglio (senza estensioni, pur da taluno prospettate, anche ai coimputati), si tratta del male minore... Personalmente resto convinto che l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sia il fondamento della democrazia e che, conseguentemente, anche le più gravi tensioni e sofferenze istituzionali debbano essere affrontate pur di salvaguardarlo. Ma, in ogni caso, un intervento come quello prospettato non può prescindere - per ragioni sostanziali e per ragioni formali - dal procedimento, particolarmente ponderato e complesso, previsto per la modifica della Costituzione. Lo hanno scritto con grande efficacia, in un recente appello, giuristi autorevolissimi (tra i quali ex presidenti della Corte costituzionale come Leopoldo Elia e Mauro Ferri): "Non è una legge ordinaria che può disciplinare una materia tipicamente costituzionale, pregiudicando l'operatività di articoli della Costituzione e introducendo una rottura del principio di eguaglianza e del principio di obbligatorietà dell'azione penale". Il rischio è che, per risolvere problemi contingenti, si scardinino ulteriormente le strutture dello Stato di diritto.
    * presidente di
    Magistratura democratica

  3. #3
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    In origine postato da MrBojangles
    Formulata così com'è, il Banana starebbe già agli arresti domicilari.

    A scelta...

    Impunità con Lodo
    di Livio Pepino*

    Nella sessione del Parlamento inglese del gennaio-febbraio 1397, un bill proposto da Thomas Haxey denunciò alcuni scandali del re Riccardo II e della sua corte. Toccato nella sfera delle sue abitudini di vita, Riccardo considerò il fatto come un affronto personale, trovando inaudito che i Comuni, suoi sudditi, osassero interloquire sulla persona del re, sui suoi ospiti e su tutti coloro che egli gradisse avere come compagni o commensali.
    Il seguito fu la condanna a morte dell'incauto Haxey, il quale riuscì ad evitare l'esecuzione solo facendosi prete. La vicenda - ricordata da G. Zagrebelsky, ne Le immunità parlamentari, prezioso volumetto del 1979 - si intreccia con le ragioni e la storia dell'immunità parlamentare ma offre alcuni interessanti spunti per valutare la situazione e il dibattito attuali. L'insistente richiesta dei giorni nostri di ripristino dell'immunità, infatti, ha assai poco a che vedere con la tutela delle prerogative parlamentari (quelle, per intenderci, di Thomas Haxey) e investe, piuttosto, i privilegi del sovrano (quelli, per intenderci, di Riccardo II). Per questo è del tutto improprio il richiamo all'originario testo dell'art. 68 della Costituzione in forza del quale, prima della modifica apportata con la legge costituzionale n. 3 del 29 ottobre 1993, "senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale". Con tale norma, infatti, tutto si intendeva tutelare anziché il potere in quanto tale e gli eventuali vizi privati dei suoi detentori. L'immunità parlamentare, nella sua concezione classica, è strumento di tutela della libertà del Parlamento, come sede della rappresentanza, dello scontro politico, della critica al potere e non anche - per usare le parole di Pasquale Stanislao Mancini, già in epoca risorgimentale - per assicurare "la preponderanza del potere esecutivo, confidato al monarca e ai suoi ministri".
    Una prima conclusione è, a questo punto, possibile. Nell'attuale dibattito politico istituzionale si dice "immunità parlamentare", ma si intende altro: il ripristino di una situazione "sempre meno accettabile in quanto contrassegnata da abusi, interpretazioni di comodo, privilegi di corpo, decisioni immotivate ed arroganti di chi pensa di non dover rendere conto a nessuno" (così - quasi quindici anni prima dell'esplodere di Tangentopoli - G. Zagrebelsky).
    È in questo contesto che si colloca il "lodo" di incerta paternità, ormai approvato dal Senato e in discussione alla Camera, in forza del quale "non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime: il Presidente della Repubblica, salvo quanto previsto dall'articolo 90 della Costituzione, il Presidente del Senato della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio dei ministri (salvo quanto previsto dall'articolo 96 della Costituzione), il Presidente della Corte costituzionale" e tale sospensione opera anche "per i processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime". Il richiamo alle più alte cariche dello Stato non fa velo alla situazione che è sotto gli occhi di tutti: si tratta di una legge ad personam diretta a "risolvere" l'impasse istituzionale determinato dalla sottoposizione a processo per corruzione del presidente del Consiglio, anche in vista delle responsabilità internazionali che lo stesso sta per assumere.
    C'è chi dice che, se la sospensione è limitata al presidente del Consiglio (senza estensioni, pur da taluno prospettate, anche ai coimputati), si tratta del male minore... Personalmente resto convinto che l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sia il fondamento della democrazia e che, conseguentemente, anche le più gravi tensioni e sofferenze istituzionali debbano essere affrontate pur di salvaguardarlo. Ma, in ogni caso, un intervento come quello prospettato non può prescindere - per ragioni sostanziali e per ragioni formali - dal procedimento, particolarmente ponderato e complesso, previsto per la modifica della Costituzione. Lo hanno scritto con grande efficacia, in un recente appello, giuristi autorevolissimi (tra i quali ex presidenti della Corte costituzionale come Leopoldo Elia e Mauro Ferri): "Non è una legge ordinaria che può disciplinare una materia tipicamente costituzionale, pregiudicando l'operatività di articoli della Costituzione e introducendo una rottura del principio di eguaglianza e del principio di obbligatorietà dell'azione penale". Il rischio è che, per risolvere problemi contingenti, si scardinino ulteriormente le strutture dello Stato di diritto.
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    ----------------------------
    Al solito: l'argomento è il voto dei Ds al Parlamento europeo favorevole all'immunità parlamentare, fatto di pochi giorna fa; tu rispondi con Pepino che inizia da leggi nate nel 1397 per finire a quelle del '93. E ai commenti "argomentati" dei vari esperti costitizionalisti espressi in questi anni.
    Al solito sei fuori "argomento".

  4. #4
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    Scommetto un euro che la legge votata a Strasburgo non copre TUTTI i reati penali (compresi stupro e pedofilia) IN QUALSIASI MOMENTO (anche antecedente) commessi, come fa il lodo Schifani, sul quale la legge sull'immunità è basata. Sarà l'ennesima ripetizione, ma fra immunità e impunità ci sono comunque delle differenze.

  5. #5
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    In origine postato da mustang
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    Al solito: l'argomento è il voto dei Ds al Parlamento europeo favorevole all'immunità parlamentare, fatto di pochi giorna fa; tu rispondi con Pepino che inizia da leggi nate nel 1397 per finire a quelle del '93. E ai commenti "argomentati" dei vari esperti costitizionalisti espressi in questi anni.
    Al solito sei fuori "argomento".
    Pepino fotografa una situazione (arricchendola dell'analisi storica) che SENZA le leggi ad personam e considerando l'ipotesi di un'applicazione in Italia della stessa legge votata a Strasburgo potrebbe portare al dimezzamento del Parlamento ed al raddoppio della popolazione carceraria.

 

 

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