Scorie ma non solo. I misteri nucleari della Lucania
Naufragi, mafie e strani viaggi in Africa. Da anni la regione è al centro di pericolosi traffici

E adesso bisogna andare fino in fondo. Anzi, al fondale. Per scoprire che fine hanno fatto quelle navi affondate nello Jonio a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. Un piccolo dettaglio: trasportavano materiale nucleare. Quanto? Non è dato saperlo. Insomma, scansato l'incubo del deposito unico per le scorie, la Lucania rischierebbe altri pericoli radioattivi. E' la tesi di Angelo Chimienti, che per anni è stato consulente della procura di Matera, e poche settimane fa ha presentato una denuncia ai carabinieri rispolverando una sequenza di strani affondamenti. Una storia inquietante, se è vero che solo per alcune navi si conosce la precisa ubicazione dell'affondamento. Per altre, invece, affiorano solo dubbi e sospetti. Non si conosce la quantità del carico, né il tipo di contenitore per il materiale radioattivo, né la pressione esercitata dal mare in profondità. Insomma, pare che in Lucania lo spettro del nucleare torni periodicamente a farsi vivo: il sospetto che la mafia internazionale abbia messo gli occhi sulla centrale di Rotondella, per esempio, non è ancora svanito. Ne sa qualcosa il giornalista scozzese Nic Outterside, che nel 1996 denunciò la scomparsa di 27 elementi di combustibile "finiti probabilmente nelle mani della mafia italiana". Una testimonianza raccolta anche dalla Dda di Potenza, che nel 2001 ha convocato il giornalista per saperne di più. E a tutt'oggi, dell'indagine, non si conoscono i risultati. Intanto nessuno smentisce la notizia che, all'Enea di Rotondella, anni fa c'era un'equipe di tecnici iracheni interessati al trattamento dei rifiuti nucleari. Il sostituto procuratore Nicola Maria Pace, che adesso lavora nella procura di Trieste, quattro anni fa volle vederci chiaro. Tra l'altro, alle denunce del giornalista, si aggiungevano anche quelle di Greenpeace, che investigava sul traffico internazionale di rifiuti radioattivi. Un altro particolare, legato questa volta allo smaltimento dei rifiuti ospedalieri, anch'essi radioattivi. Pare che dal centro Enea di Rotondella uscissero carte nautiche molto dettagliate, identiche a quelle rinvenute nella casa di tale Giorgio Comerio, patron dello scarico di rifiuti tossici della ditta omonima. Niente male, se si considera che lo stesso Comerio, nell'inchiesta condotta da Pace, appare coinvolto nell'affondamento di navi che trasportavano materiale nucleare in tutto il Mediterraneo.
Affondamenti avvenuti tra il 1987 e il 1992. E a questo punto i misteri si fanno più grandi e sempre meno controllabili: le indagini rivelano che i rifiuti venivano scaricati in Africa, spunta anche il sultano di Bosasa, intervistato dalla giornalista del Tg3 Ilaria Alpi poco prima di essere ammazzata insieme al cameraman Milan Hrovatin. E tutto sembra girare intorno al Progetto Urano, un piano escogitato per seppellire i rifiuti tossici nel Corno d'Africa e seguito anche dalle procure di Lecce e di Brindisi. Le indagini di Pace si spingono in Veneto, dove si scopre che una società incaricata di smaltire materiale radioattivo, invece di neutralizzarlo, ne disperdeva una parte. E i dubbi su Rotondella restano insoluti: il sospetto che qualcuno lasciasse uscire materiale radioattivo non è ancora fugato. Così come non è ancora chiaro se, per caso, qualcuno producesse in maniera occulta delle barre da spedire in Iraq.
L'indagine di Pace non è ancora conclusa. Nel 1997, il pubblico ministero Franca Macchia dispone la secretazione di ben ventuno atti. E sempre nel 1997, dinanzi alla commissione parlamentare sui rifiuti, accenna allo smaltimento in discariche che sono legali solo apparentemente, parla del traffico esistente tra il Nord e il Sud, puntualizza che i rifiuti partono dalla Lombardia ma non arrivano nella destinazione ufficiale, cioè nelle discariche autorizzate. E conclude denunciando un filone d'indagine "trascurato": lo smaltimento dei rifiuti sanitari, inclusi i rifiuti bio-medicali che hanno caratteristiche allettanti per chi della radioattività vuol fare un business redditizio, oltre che occulto. E chi mira al traffico dei rifiuti, prima o poi, dovrà anche nasconderli. Il luogo più indicato? Secondo il pm proprio le numerose cavità della Basilicata.

Antoni Massari
Il Manifesto 29 11 03