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Iraq, cos'è successo davvero a Samarra? Dubbi sulla battaglia tra americani e feddayn
di Toni Fontana
All’indomani della battaglia di Samarra l’unico fatto certo è che si è sparato a lungo e alcune persone sono morte. Per il resto le versioni del comando Usa e le testimonianze raccolte sul posto divergono su tutto ed il sospetto che non si sia trattato di una vittoriosa spedizione «contro il terrorismo», come sostengono i generali, ma di una sparatoria tra la folla, è più che fondato.
I fatti: domenica sera il comando Usa annuncia che a Samarra, a nord di Baghdad, sono stati uccisi 46 «insurgents» (insorti, è il termine usato dalla stampa americana). L’ultimo bilancio fornito ieri sera a Baghdad dagli americani è di 54 morti, 22 feriti e un feddayn arrestato. Tutti sarebbero «combattenti». Secondo questa versione i militari Usa hanno reagito ad un’aggressione bombardando tre edifici nei quali si erano asserragliati i «terroristi». Il Washington Post, in una corrispondenza da Baghdad, fornisce altri particolari sull’accaduto. I convogli americani erano due, ciascuno protetto da sei carri armati, quattro blindati Bradley e gipponi armati di mitragliatrice, e sono penetrati in città da diverse direzioni.
Una colonna scortava una forte somma di denaro (il comando non ha fornito su questo alcun dettaglio) destinato ad una banca locale che sta sostituendo le vecchie banconote con l’effige di Saddam con i nuovi biglietti introdotti dopo la caduta del regime. Secondo il quotidiano la guerriglia ha scatenato due «attacchi simultanei» facendo largo uso di mitra e lanciagranate. Il Washington Post cita quindi due particolari che sollevano molti dubbi su come sono andate le cose. Il primo è che il comando americano ha fornito diversi bilanci delle vittime; dapprima ha parlato di 54 morti, poi di 46, poi ancora di 54, aggiungendo che alcuni guerriglieri uccisi vestivano le uniformi nere dei feddayn di Saddam, il corpo d’élite, un tempo agli ordini del figlio del dittatore, Uday.
Il secondo elemento della ricostruzione fornita dal quotidiano è che gli «insorti» sono arrivati sul luogo della battaglia a bordo di «taxi arancioni e bianchi, Bmw e pick-up». Ciò conferma le testimonianze raccolte sul posto dalla agenzie internazionali. Alcuni abitanti sostengono che alla battaglia hanno «preso parte tutti gli abitanti», si sarebbe dunque trattato di una ribellione diretta dai feddayn che - dicono i testimoni - sparavano dai tetti delle case contro il convoglio che scortava i mezzi con i soldi. L’altra colonna è invece quasi certamente stata attaccata con la consolidata tecnica della bomba messa sulla strada e fatta esplodere al momento del passaggio degli americani. Pare che i combattimenti siano durati quattro ore.
Il bilancio finale, per gli americani è di «54 insorti uccisi», mentre per le fonti locali le vittime sono «8-9, tutte civili e 63 feriti» e tra questi vi sarebbe anche «un pellegrino iraniano» che si trovava a Samarra per pregare alla grande moschea dell’imam Ali al Hadi, luogo di culto importante per i musulmani di osservanza sciita, in minoranza in una città popolata in maggioranza da sunniti.
La verità su come sono andati i fatti forse non si saprà mai, anche perchè è mistero anche su dove sono stati portati i corpi degli uccisi. Secondo alcune testimonianze sarebbero stati portati via dei guerriglieri, mentre il comando Usa non ne sa nulla perchè, dopo la sparatoria, i soldati si sono rapidamente ritirati. Non è dunque chiaro come i generali Usa siano arrivati a stabilire che gli uccisi sono 54
Per la prima volta anche la Lega Araba ha deciso di commentare i fatti che accadono in Iraq e ieri il segretario generale, l’egiziano Amr Moussa, ha espresso «viva preoccupazione» per l’uccisione di «molti civili».
La cronaca registra intanto un altro agguato avvenuto ieri mattina non distante da Baghdad; un militare americano è morto, mentre tre attaccanti iracheni sono stati fermati. Il ministro della Difesa spagnolo, Federico Trillo ha infine ricostruito, sulla base della testimonianza dell’unico sopravvissuto, l’agguato alla squadra di agenti dei servizi segreti. «L’attacco è stato reso possibile da una delazione» - ha detto il ministro secondo il quale gli otto agenti non erano identificabili perché «non avevano un aspetto occidentale».
Quattro di loro sono riusciti a scendere dalla jeep e sparare contro gli aggressori che li hanno poi uccisi lanciano granate e razzi. Il sopravvissuto si è salvato strisciando sul fango fino al ciglio della strada.