...Gip
Milano. In mancanza della separazione delle carriere, i magistrati milanesi optano per la separazione delle autobomba.
In punta di diritto, far saltare in aria i soldati americani a Baghdad non è reato.
Viceversa, se obiettivo dell’attentato è una sede dell’Onu o della
Croce rossa o dei carabinieri italiani a Nassiriyah, si può parlare di
un atto di terrorismo.
Organizzarlo contro i militari americani o inglesi, equivale a compiere un atto di guerra.
E’ questa – precisamente questa – la distinzione che il gip milanese Guido Salvini ha teorizzato (applicando le leggi, come
sembra) nell’ordinanza con cui venerdì ha convalidato l’arresto di cinque estremisti islamici.
L’obiezione era: ma costoro sono davvero dei volgari terroristi oppure nient’altro che valorosi combattenti per la libertà dell’Iraq?
Sono o non sono “i componenti” di un gruppo che “si limiterebbe a facilitare l’invio di militanti in una zona di guerra, l’Iraq appunto, operando una scelta in favore di una delle parti combattenti che sarebbe neutra e irrilevante per la normativa penale italiana”? L’obiezione era stata avanzata dagli avvocati, e Salvini l’ha valutata “non sfornita di plausibilità sul piano culturale”.
Per fortuna, però, “non può essere condivisa”.
E perché non può essere condivisa? Perché gli estremisti islamici sparsi per il mondo non si associano per il (penalmente) trascurabile obiettivo di colpire le forze armate americane o inglesi, ma per colpire un po’ ovunque: hanno, scrive Salvini, “obiettivi stranieri protetti dalle normative internazionali, organismi internazionali e obiettivi civili anch’essi forniti di particolare protezione umanitaria”.
Tali sarebbero di conseguenza i nostri carabinieri, visto che sono forze di occupazione, sì, ma non belligeranti e riconosciute dall’Onu.
L’esercito “di occupazione Usa”
Dunque, codice alla mano, non è vero che siamo tutti americani, non è vero che il nostro paese è al fianco degli Stati Uniti nella guerra al terrorismo. Codice alla mano, se i kamikaze si limitassero a farsi esplodere fra i marine, “tali attacchi” sarebbero “di per sé non rilevanti per l’applicazione delle nostre norme penali”.
Le cose staranno anche così (Salvini non ha inteso o potuto commentare con il Foglio le sue interpretazioni giurdiche),
ma fa impressione notare quanto la legge, o “l’applicazione delle nostre norme penali”, come scrive Salvini, sia completamente al di fuori non soltanto dalla storia, ma anche dagli orientamenti politici del governo in tempo di guerra.
Perché la valutazione di Salvini è la seguente: “La condotta del combattente, regolare o no che sia, rimane tale e non può essere considerata terrorismo se si mantiene all’interno delle tipiche manifestazioni degli atti di guerra mentre se consiste in atti di violenza contro la popolazione civile (o altri organismi o enti protetti) configura atti di terrorismo che saranno perseguiti ai sensi della Convenzione globale”.
Ma “quanto sta avvenendo non può essere riportato ad una logica tipica di guerra”, perché “anche tralasciando gli attacchi contro le forze statunitensi (rivolti appunto contro forze militari ‘responsabili’ dell’occupazione di quel paese, e come tali non rilevanti per l’applicazione delle nostre norme penali) negli ultimi mesi sono stati colpiti in Iraq e nei Paesi del Mediterraneo, in genere con la tecnica dei ‘kamikaze’, obiettivi stranieri protetti dalle normative internazionali…”.
Ed è soltanto per questo motivo che i cinque estremisti sono stati neutralizzati.
Salvini elenca gli attentati più recenti: a maggio a Casablanca, ad agosto a Baghdad contro l’Ambasciata giordana e contro la sede dell’Onu, sempre a Baghdad l’attentato di ottobre contro l’Ambasciata turca e contro la sede della Croce rossa, fino a Nassiriyah e a Istanbul.
E queste sono azioni chiaramente estranee alla guerra
“all’esercito di occupazione Usa”.
Così, se al Qaida si fosse limitata a dirottare i suoi kamikaze contro i militari degli eserciti che hanno direttamente combattuto la guerra in Iraq (americani e inglesi, ma anche australiani e polacchi), i cinque che sono stati arrestati venerdì, non sarebbero mai stati arrestati: avrebbero potuto continuare a pianificare dal nostro paese – alleato dell’America – gli attacchi suicidi e no agli americani.
I quali, ha scritto Salvini, sono un “esercito di occupazione”. Il Parlamento e il governo italiano hanno stabilito che la guerra in Iraq non è che una tappa della guerra mondiale al terrorismo.
Ma per un magistrato italiano – “terzo comma dell’art. 270 bis c.p.” – è invece una guerra “di occupazione”.
Ps: in verità ancora non ha chiesto le dimissioni del Governo nè lo scioglimento del Parlamento.
saluti




Rispondi Citando
) , bisognerebbe comunque tenere conto di come si svolgono effettivamente i fatti : tali azioni militari sono condotte in maniera completamente illegale , sono totalmente irrispettose delle regole militari che vincolano le varie forze armate ( si va dal semplice non uso di divise militari , atto gravissimo perchè porta a mescolare le presunte truppe con i civili a danno di qwuesti ultimi , alle palesi violazioni delle regole di ingaggio della battaglia.)