Serena Dandini «Parla con sé»
Le delusioni sono due
Due grandi delusioni: una scontatissima, l’altra meno. Sia detto in nome del pluralismo dell’in*formazione, della libertà di stampa, dell’irritua*lità, dell’omologazione dell’audience, dei dove*ri dell’imparzialità, del martirologio mediati*co, ma «Parla con me» di Serena Dandini è inguardabile: un’esibizione di infantilismo politico, di snobismo d’accat*to, di nostalgia dell’egemonia culturale, di narcisismo ai li*miti delle chirurgia estetica, di banalità colte, di umorismo di quart’ordine, di supponenza, tanta supponenza (Raitre, dal martedì al venerdì, ore 23.25).
La Dandini (non diremo mai l’età) riesce persino a presen*tarsi in pubblico con l’ombeli*co scoperto, come non usa più nemmeno fra le adolescenti.
In 40 minuti di trasmissione, mar*tedì sera, l’unica cosa decente è stato l’intervento del Trio Me*dusa, un «prestito» delle Iene.
Ecco, vedere poi la Dandini che intervista Piergiorgio Odifred*di e si vanta anche di averlo scoperto (televisivamente par*lando) è una di quelle occasio*ni in cui uno si chiede: ma per*ché il Servizio pubblico deve fi*nanziare la Dandini e i suoi die*ci autori?
Perché? Perché tutto si tiene.
Poco prima mi è capita*to di rivedere su SkyCinema So*gni d’oro di Nanni Moretti.
Al*tra delusione: un film non riu*scito (capita), pieno di Dandini & dandyni, a cominciare da Giampiero Mughini, onusto di anelli e voglioso di apparire in tv (ma doveva aspettare ancora qualche anno, prima del favolo*so esordio come opinionista in «Ieri, Goggi e domani»).
La cosa più sconvolgente è che So*gni d’oro si nutre della stessa sostanza della tv della Dandi*ni, leggermente più visionario (le uniche parti accettabili) ma insopportabilmente più moralistico.
Gli attacchi contro il cinema volgare sono identici agli attacchi contro la tv vol*gare (il volgo, si sa, fatica a diventare popolo), tipici di chi, uscendo dal proprio io, diventa solo spettatore
Aldo Grasso
Serena Dandini «Parla con sé» - Corriere della Sera




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