Il volo è di un mesetto fa ma le foto le ho fatte sviluppare solo ora. Sono scannerizzate con un flatbed scarsino, quindi pessima qualità, ma sono lì giusto per illustrare. Buona lettura! (per chi ama il genere...)![]()
Alberto
Devo andare a NY da Atlanta per una giornata. Decido di provare Air Tran, che costa più o meno come Delta e Continental ma fa pagare 50 dollari invece di 100 per i cambi di volo dopo l’emissione del biglietto, cosa che mi fa piacere perché non sono mai sicuro di quando posso partire. Faccio il check-in su Internet, arrivo a Hartsfield in metropolitana alle sette e vado dritto al mio aereo: Boeing 717, marche N951AT, e mezzo vuoto. Solita fila dietro a una caterva di Delta e poi decollo dalla 9L, con le tipiche separazioni all’americana (uno via l’altro stile catena di montaggio).
Appena in volo ci lasciamo a sinistra il terminal E, gli internazionali, dove c’è un A340 di Air France parcheggiato a un finger. Che ci fa lì alle otto del mattino? AF301 arriva al pomeriggio e parte alle 18. Questo si sarà rotto, o qualcosa del genere. Poi un 320 di Air Jamaica e il resto Delta. No, non è esattamente Heathrow quanto a varietà di code esotiche!
Buchiamo le nuvole con un minimo di salti e poi rapida salita a 33.000 piedi – ci dice il comandante – su un tappeto di nubi completamente solido, che però si dirada andando verso Nord.
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Senza schermini e senza mappa Airshow non si capisce bene dove siamo, ma a un certo punto appare la costa: a occhio e croce, siamo dalle parti della baia di Chesapeake. Sole brutale, quindi tendine giù e via alla lettura dei giornali: è giorno di elezioni locali, sia in Georgia che a New York. Da notare che i quotidiani o te li compri da solo o ciccia: la distribuzione al gate o a bordo non è prevista in nessuna classe.
Il “servizio cibo” consiste in una bevanda più biscottini. Questi ultimi sono esattamente gli stessi della Delta. Sorvoliamo sulla qualità, che è meglio. Gli assistenti di volo però sono attenti e simpatici, compresa una tizia sui 50 che quando mi vede fare foto si allarma un po’, ma poi viene da me e mi fa: “Se sono foto per suo uso personale faccia pure. Anzi, ho appena parlato col comandante, mi ha detto che lei può mandare le sue foto a un sito che si chiama airliners punto something...” Heh heh! Come no, le rispondo, airliners.net, conosco benissimo e hanno pure pubblicato delle mie foto (sì, una su cinquanta, quegli str*%&i, ma questo non glielo dico.)
A quel punto la stewardess è conquistata e attacchiamo a parlare del 717 che, mi spiega, è uno splendido aereo sul quale lavorare anche perché ha un sistema di condizionamento che non ricicla l’aria ma la preleva continuamente dall’esterno. In effetti la qualità dell’aria in cabina mi sembra notevole: ho su le lenti a contatto e di solito dopo un’ora di volo mi danno molto fastidio, ma stavolta no. Sembra un’atmosfera meno secca e “nociva” del solito. La conversazione si chiude con l’invito a visitare il cockpit, ma solo dopo l’atterraggio. Ottimo! Non è lo stesso che in volo, ma meglio che niente.
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Il 717 è molto silenzioso e in questa configurazione (C 12 / Y 105) abbastanza spazioso per un jet della sua classe. Inoltre è pulito come uno specchio sia dentro che fuori. I due motori BMW – Rolls Royce fanno un rumore piacevolissimo, diciamo l’equivalente aeronautico del sibilo di un 6 cilindri in linea BMW. Buon sangue non mente!
Air Tran ha anche una decente rivista di bordo, Arrivals, più il solito catalogo Sky Mall, una tremenda americanata che si trova su tutti i voli domestici, dal quale si possono acquistare per corrispondenza oggetti di ottimo gusto come un’armatura medievale finta da tenere in soggiorno o una libreria che riproduce esattamente il sarcofago del faraone Tutankhamen.
Allo scoccare della seconda ora di volo siamo in discesa per Newark, dove ci accoglie un tempo grigio e umido. Sbuchiamo dalle nubi quando siamo già in finale. Poco da vedere, salvo un 777 Malaysia. Attracco al terminal A, mezzo minuto nel cockpit con un copilota gentilissimo e poi treno: prima lo Air Train per la stazione dell’aeroporto e poi un regionale fino a Penn Station, quella che sta accanto al Madison Square Garden, nel bel mezzo di Manhattan. Comodo e veloce, costo 11,5 dollari.
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Prima però pausa foto al gate. Mentre sono lì che scatto arriva un comandante (vedo subito le quattro strisce, ma non capisco di che compagnia è: non ha cappello né giacca) che mi dice: “Visto che sta fotografando, ne scatti una anche a quella bandiera al gate qui accanto. Vede? E sa perché è lì? Perché da quel cancello è partito uno dei voli dell’11 settembre”. Attimo di gelo, che diventa rapidamente commozione appena ricostruisco i fatti nella mia testa: Newark-San Francisco, United Airlines 93, quello che ha mancato l’obiettivo ed è caduto in Pennsylvania. Quello che doveva colpire il Campidoglio. E a quel cancello – numero 17, guarda un po’ – c’è parcheggiato adesso proprio un 757 della United. Pensieri che mi porto sul trenino, sotto un cielo sempre triste, che però a questo punto va benissimo.
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(il gate 17 con la bandiera è sopra la seconda E di UNITED AIRLINES.)
A New York faccio le mie cose, finisco alle due e ammazzo il resto del tempo facendo un giro nel mio posto preferito dell’universo: Central Park. Alle cinque e mezza, ritorno a Newark col treno e scopro che il mio volo è in ritardo di un’ora. Sempre gran poco di interessante sui piazzali: si segnalano un 340 portoghese, 767 e 777 BA, e un bellissimo 737-800 con le winglets dell’American Trans Air. Controlli di sicurezza veloci ma apparentemente fatti bene (mi fanno togliere le scarpe, come alla mattina a Atlanta, cosa che non mi era MAI stata chiesta prima, stranissimamente.) Poi arriva N920AT, un 717 ex Twa, che scarica i suoi pax e dopo nemmeno mezz’ora ha già noi a bordo. Veloci, per carità, ma le briciole dal mio posto le potevano aspirare...
Decollo alle 8 e qualcosa in una notte chiarissima alla luce della luna. Vista grandiosa su Washington, che non posso farvi vedere perché il flashetto incorporato della mia Nikon non illumina bene i soggetti distanti 29.000 piedi. Succo d’arancia e salatini terribili, ma di nuovo equipaggio simpatico ed efficiente compreso un comandante che si lancia in battute come “Tra poco atterreremo ad Atlanta, che se non lo sapete è la città con la più alta percentuale di donne single negli Stati Uniti”. Insomma, questi dell’Air Tran sono simpatici, hanno dei begli aerei nuovi, e nonostante le briciole sul sedile mi sono piaciuti. Li riprenderò sicuramente.




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